SIMON SCARROW.
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LUNGA VITA ALL'IMPERO.
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Ciclo: Aquile dell'Impero 17.
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Parte 1.
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Titolo originale: The blood of rome. 2018. Eagles of the empire series.
Traduzione di: Lorena Aristide e Rosa Prencipe.
2019. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Presentazione.
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Diciassettesimo romanzo del ciclo: Aquile dell'Impero.
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L'AUTORE.
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Simon Scarrow  nato a Lagos, in Nigeria quando ne era ancora la capitale, da genitori inglesi. Ha vissuto in molti paesi, tra cui Hong Kong e le Bahamas, prima di stabilirsi in Inghilterra, dove si  laureato all'Universit dell'East Anglia a Norwich, dopo di che si  dato all'insegnamento, come professore di letteratura, prima all'East Norfolk Sixth Form College e poi al City College Norwich.  considerato un grande esperto di storia romana ed ha sempre alternato all'insegnamento ed alle conferenze la sua grande passione: la scrittura. Nel 2005 ha lasciato a malincuore l'insegnamento per potersi dedicare totalmente ai suoi libri. Per approfondire le sue conoscenze, e poterle poi riportare nei suoi romanzi, ha effettuato numerosi viaggi in Italia, Grecia, Turchia, Giordania, Siria ed Egitto.
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Al momento Simon Scarrow ha pubblicato 38 romanzi di cui ben 37 di genere storico. Molto famosa la sua prima serie di romanzi, successivamente denominata Eagles of the Empire, Aquile dell'Impero, tutta incentrata sulla storia dell'Impero romano, composta finora da 18 libri scritti fra il 2000 ed il 2019. Dal 2006 al 2010 Scarrow ha pubblicato una seconda serie di romanzi, denominata Revolution Series, composta da quattro opere, con un'ambientazione diversa, ovvero a cavallo dell'Ottocento e con protagonisti Napoleone Bonaparte e Arthur Wellesley.

Tra il 2012 ed il 2013 Scarrow ha pubblicato una terza serie, denominata Arena, formata da cinque romanzi, ancora ispirati al mondo dei gladiatori dell'epoca romana. Tra il 2014 ed il 2015 ha inoltre pubblicato una quarta serie di cinque romanzi, denominata Invader, I conquistatori, in cui si approfondiscono le gesta della Seconda Legione di Roma gi trattate nei primi romanzi della "Eagles of the Empire Series".
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Dal 2011 al 2014 Scarrow ha pubblicato una ulteriore serie di quattro romanzi, detta Gladiator Series, in una collana dedicata ai ragazzi, che narrano le vicende del giovane Marco Cornelio Primo ambientate nel mondo dei gladiatori. A differenza delle altre serie, che raccontano episodi del primo secolo dopo cristo, in questa i protagonisti vivono nel mondo romano del primo secolo avanti cristo. Infine, nell'arco del 2019 Scarrow ha completato la pubblicazione di una serie di cinque romanzi, detta Pirate series, che approfondiscono la vita e la carriera del pirata Telemaco gi visto in romanzi precedenti.
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Dopo aver prodotto altri romanzi singoli, nel 2017 Simon Scarrow, per la prima volta, ha lasciato il romanzo storico per realizzare un thriller, intitolato Playing With Death, uscito in Italia nel 2018 con il titolo L'ultimo testimone. Per questo romanzo Scarrow si  avvalso della collaborazione del suo allievo Lee Francis. Simon Scarrow ha annunciato per l'agosto 2020 la pubblicazione, in Inghilterra, del suo nuovo lavoro ambientato durante la seconda guerra mondiale, dal titolo Blackout.
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Dedica:
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Per i sergenti Coates e Hillary, e per tutti gli altri Macrone dei giorni nostri.
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Lorganizzazione di una legione romana.
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La Legione, era composta da circa cinquemila e cinquecento uomini. Lunit base era la centuria di ottanta uomini, comandata da un centurione, con un optio come vicecomandante. La centuria si divideva in sezioni di otto uomini, che condividevano una stanza nella caserma e una tenda durante le campagne. Sei centurie formavano una coorte e dieci coorti una legione; la prima coorte contava il doppio degli uomini rispetto alle altre. Ogni legione era accompagnata da un reparto di cavalleria di centoventi uomini, divisi in quattro squadroni, che fungevano da ricognitori e messaggeri. In ordine discendente, i ranghi principali erano: Il legato, un uomo di origini aristocratiche. In genere oltre la trentina, comandava la legione per cinque anni e sperava di farsi un nome in modo da lanciare la propria successiva carriera politica.
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Il prefetto del campo era un veterano, gi centurione capo della legione, allapice della carriera professionale di un soldato. Dotato di grande esperienza e integrit, toccava a lui il comando della legione se il legato era assente o fuori combattimento.
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Sei tribuni fungevano da stato maggiore. Di solito avevano da poco passato la ventina e servivano nellesercito per la prima volta, per fare esperienza amministrativa prima di occupare posti subalterni nellamministrazione civile. Il tribuno anziano aveva un ruolo diverso: era destinato a un alto incarico politico e, eventualmente, al comando della legione.
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Sessanta centurioni rappresentavano la spina dorsale dellesercito, relativamente alla disciplina e alladdestramento. Venivano scelti singolarmente per la loro attitudine al comando e per la prontezza a combattere fino alla morte. Di conseguenza, la percentuale di morti tra le loro file superava di gran lunga quella di altri ranghi. Il centurione pi anziano comandava la prima centuria della prima coorte ed era un individuo altamente decorato e rispettato.
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La catena di comando dellesercito romano nel 43 d.C.
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I quattro decurioni della legione comandavano gli squadroni di cavalleria e speravano nella promozione a comandante dei reparti di cavalleria ausiliari. Ogni centurione era assistito da un optio, che fungeva da attendente, con incarichi di comando di minore importanza. Gli optiones aspettavano un posto vacante nel centurionato.
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Sotto gli optiones cerano i legionari, uomini che si erano arruolati impegnandosi per venticinque anni. In teoria, bisognava essere cittadini romani per potersi arruolare, ma sempre pi reclute provenivano dalle popolazioni locali e la cittadinanza romana veniva conferita loro allatto dellarruolamento.
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Lo status pi basso rispetto ai legionari era occupato dagli uomini delle coorti ausiliarie. Venivano reclutati dalle province e fornivano allimpero romano cavalleria, fanteria leggera e altre abilit specialistiche. Al termine dei venticinque anni di servizio venivano ricompensati con la cittadinanza romana.
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Le unit di cavalleria, come la Seconda Coorte Tracia, contavano approssimativamente cinquecento o mille uomini, comandati da generali con un alto grado di esperienza e competenza. Esistevano anche coorti miste, formate da un terzo di cavalieri e due terzi di fanti, impiegate per presidiare il territorio circostante.
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ELENCO DEI PERSONAGGI.
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Quinto Licinio Catone, tribuno della Seconda coorte della guardia pretoriana.
Lucio Cornelio Macrone, primo centurione della Seconda coorte della guardia pretoriana, duro veterano
Generale Gneo Domizio Corbulone, recentemente nominato comandante dellesercito della parte orientale dellimpero
Ummidio Quadrato, governatore della Siria
Gaio Amato Pinto, questore nel seguito del governatore
Guardia pretoriana
Ignazio, Nicolis, Metello, Petilio, Placino, Porcino, centurioni Marcello, Gannico, Terzo, optiones Spiracus Keranus, centurione promosso da Catone a comandante dei frombolieri balearici
Rutilio, vessillifero imperiale
Ausiliario Gaio Glabio, fromboliere balearico
Tito Boreno, legionario.
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Partia:
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Vologase, re della Partia
Sporace, generale parto
Abdagase, tesoriere reale
Principe Vardane, figlio maggiore e favorito del re Vologase, erede al trono partico
Mithraxes, ambasciatore armeno alla corte dei parti.
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Armenia:
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Radamisto, principe iberiano, recentemente deposto dal trono dArmenia
Re Tiridate, fratello del re Vologase, e appena salito sul trono dArmenia grazie al fratello Arghalis, ciambellano alla corte di Tiridate
Narsete, uomo del seguito di Radamisto, interprete e mediatore tra gli iberiani e i romani
Zenobia, moglie di Radamisto
Bernisha, ancella del seguito di Radamisto, impietosisce Catone.
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Iberia:
Farasmane, re dellIberia, padre di Radamisto.
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Altri:
Lucio, figlio di Catone, non facile da gestire.
Petronilla, balia di Lucio e donna a cui non pestare i piedi.
Yusef, argentiere, e padrone di casa di Catone.
Granicolo, quartiermastro del presidio romano a Bactris.


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Capitolo 1.
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Ctesifonte, capitale dellimpero dei parti, marzo, 55 d.C.
Il sole al tramonto illuminava un ampio tratto del fiume Tigri che luccicava come oro fuso
contro larancione pallido del cielo. Laria era calma e fresca e le ultime nuvole del temporale che
aveva colpito la citt si erano spostate a sud, lasciando un leggero odore di ferro nel crepuscolo. Gli
schiavi del palazzo reale correvano da una parte allaltra mentre preparavano la tenda a bordo fiume per
la riunione di quella sera tra il re e i suoi consiglieri in cui si sarebbe discusso della recente minaccia
romana nei confronti della Partia. Erano spronati dalle impazienti urla e dai fischi del ciambellano, un
uomo molto esile, invecchiato anzitempo per lansia derivata dalloccuparsi dellirascibile sovrano di
un impero che si estendeva dallargine del fiume Indo fino ai confini della provincia romana della Siria.
Re Vologase era un uomo desideroso di far tornare in auge limpero dei parti e non disposto a tollerare
chiunque si frapponesse tra lui e il suo destino, nemmeno in piccolissima parte. Tantomeno nobili
ribelli o servitori goffi e inefficienti. Lultimo ciambellano non era riuscito ad assicurarsi che il cibo
servito a un banchetto fosse abbastanza caldo una volta raggiunta la tavola reale. Per questo motivo era
stato frustato quasi a morte prima di essere gettato per strada. Lattuale ciambellano era risoluto, non
avrebbe seguito il suo esempio, quindi malediceva e picchiava i suoi sottoposti mentre disponevano
divani, pile di legna accanto ai bracieri e spessi paraventi ricamati sui tre lati del padiglione. Il quarto
era stato lasciato aperto per permettere al re e ai suoi ospiti di godere della vista del fiume mentre il
sole scompariva dietro lorizzonte e le stelle spuntavano e iniziavano a luccicare sulle scure acque del
fiume.
Dopo aver appoggiato con cura gli ultimi cuscini di seta, gli schiavi tornarono nella parte al
chiuso in attesa che il ciambellano esaminasse il loro lavoro e si chinasse per fare una manciata di
piccoli aggiustamenti per accertarsi che tutto fosse sotto controllo. Non che Vologase fosse incline a
ispezionare da vicino ogni singolo dettaglio del lusso in mezzo al quale era abituato a vivere. Tuttavia,
rifletteva il ciambellano, meglio essere scrupolosi che correre anche il minimo rischio di scatenare lira
del re. Dopo aver completato lispezione, batt le mani con forza.
Su, cani! Portate la frutta e il vino!.
Quando gli schiavi iniziarono ad allontanarsi trottando, si gir verso il suo assistente. E tu d al
mastro cuoco che faccia in modo che i piatti siano pronti per essere serviti allistante quando dar
lordine!.
Il suo assistente, un uomo corpulento, pi giovane, che senza dubbio aspirava a prendere il suo
posto, annu e corse via. Il ciambellano diede ancora unocchiata al lavoro dei suoi sottoposti e, in piedi
davanti alla pedana regale, aguzz gli occhi per ispezionare meticolosamente il largo divano, i cuscini e
le federe. Si chin per rimuovere delicatamente una piega del tessuto e poi si alz e incroci le braccia
soddisfatto. Fatto ci, e non era da lui, abbozz un sorriso e si guard attorno con fare circospetto. Ma
era praticamente da solo. Era una cosa che succedeva di rado, preso comera dalla miriade di impegni
derivati dalla sua carica. Linterludio sarebbe stato abbastanza breve prima che gli schiavi tornassero
con la frutta e il vino, insieme allassaggiatore ufficiale, che avrebbe testato ogni scodella e giara su
richiesta del ciambellano per essere sicuri che il re Vologase potesse mangiare e bere in tutta
tranquillit. Se quello dei parti, oltre a essere vasto, era un impero duraturo, lo stesso non si poteva dire
per i suoi imperatori, i quali spesso erano vittime di complotti di nobili influenti, o delle ambizioni di
membri della famiglia reale.
Il ciambellano respir profondamente guardando il divano regale e sent lirrefrenabile impulso
di gettarsi sui cuscini di seta, di nascosto. Sarebbe stata una questione di secondi e nessuno lavrebbe
mai saputo. Il suo cuore acceler al pensiero di una violazione cos inusuale del protocollo e per pochi
secondi fu sul punto di cedere alla tentazione. Poi torn in s e si mise una mano davanti alla bocca, e
rabbrivid pensando a cosa ne sarebbe stato di lui se il re lavesse scoperto. Anche se il ciambellano era
da solo, la paura nei confronti del suo superiore prevalse sul suo istinto e si spavent al pensiero della
sua imprevedibile follia. Con il respiro affannato corse in cima agli scalini che conducevano ai giardini
ai lati del sentiero che si diramava attorno al palazzo. Il primo degli schiavi stava tornando, carico, con
un grande vassoio dargento ricoperto di fichi, datteri e altri frutti pregiati.
Muoviti, cagnaccio!, sbrait il ciambellano, e luomo inizi a correre cercando di non
rovinare la composizione sul vassoio.
Il ciambellano diede unultima occhiata al tutto e offr una veloce preghiera a Mitra, pregando
che il suo superiore non trovasse nulla che potesse renderlo scontento.
Quando il re e il suo piccolo seguito spuntarono dal castello, il sole era gi scivolato dietro
lorizzonte e una striscia di cielo bronzeo si estendeva tra il paesaggio in ombra e il cielo. Sopra, il
color bronzo lasciava spazio al violetto e alla vellutata oscurit della notte, dove le prime stelle
brillavano come pagliuzze argentee. Una parte delle guardie marciava in prima fila, armata di lance e
con larghi pantaloni dai sontuosi ricami infilati negli stivali. Le armature e corazze laminate e i conici
elmetti brillavano alla luce delle torce e dei bracieri ai lati del passaggio. Ma non era niente in
confronto alla magnificenza del loro sovrano, era come comparare il metallo pi grezzo alloro.
Vologase era un uomo alto e ben piazzato, con folte sopracciglia e la mascella squadrata, tratto
ancor pi accentuato dalla meticolosa rifinitura della sua barba scura. I suoi occhi erano altrettanto
scuri, come lucido ebano, e dotavano il suo sguardo di una notevole intensit. Ma sembrava esserci
anche umorismo nella sua espressione. Le sue labbra si sollevavano alle estremit cos che sembrava
sorridesse quando parlava con la sua voce calda e profonda. E, senza dubbio, sapeva anche essere un
uomo dotato di spirito e bont, oltre a essere ambizioso e saggio, e i suoi soldati e le sue genti lo
guardavano con leale affetto. Ma quelli che lo conoscevano bene diffidavano dei repentini sbalzi
dumore cui era solito e cos sorridevano quando lui sorrideva e stavano fermi e rigidi quando si
arrabbiava. Quella notte era di umore nero. Erano giunte notizie dalla capitale che limperatore Claudio
era morto e che gli era succeduto sul trono il figlio adottivo, Nerone. Vologase si interrogava su come
questo cambio al potere potesse ripercuotersi sui rapporti tra Roma e la Partia, rapporti che si erano
inaspriti negli ultimi anni. La causa, come sempre, era lArmenia, quello sfortunato regno di confine da
sempre ambito sia dai romani che dai parti. Circa quattro anni prima, un pretendente al trono armeno, il
principe Radamisto del vicino regno di Iberia, aveva invaso lArmenia, ucciso il re e la famiglia, e si
era insediato come nuovo sovrano. Radamisto aveva dato prova del fatto di esser tanto crudele quanto
ambizioso, e gli armeni avevano fatto appello a Vologase affinch li salvasse dal tiranno. Cos
Vologase aveva schierato le sue truppe contro Radamisto, che era fuggito dalla capitale, e aveva messo
sul trono suo fratello Tiridate. Era stata una provocazione, e Vologase lo sapeva bene, poich Roma
guardava allArmenia come regno sotto la sua sfera di potere da ormai centanni. I romani non erano
propensi a considerare positivamente lintervento dei parti.
Il ciambellano, che stava aspettando allentrata, fece un inchino quando la truppa sal la
scalinata verso la tenda. Le guardie si schierarono fuori, salvo i due uomini pi grossi, che si misero ai
due lati del podio regale. Vologase prese posto sul divano e si mise comodo prima di fare cenno ai
membri del consiglio supremo.
Sedetevi!.
In una situazione formale i suoi ospiti sarebbero rimasti in piedi di fronte al loro sovrano, ma
Vologase aveva deliberatamente scelto la tenda e messo da parte il protocollo di corte per incoraggiare
i suoi subordinati a esprimersi in libert. Dopo che questi ebbero preso posto sui divani, il re si sporse
in avanti, afferr un fico dal vassoio e diede un morso, dando cos il permesso agli altri di mangiare
quel che volevano. Vologase sput il frutto morsicato sul vassoio e si mise a osservare gli ospiti:
Sporace, il suo miglior generale; Abdagase, il tesoriere regale; e il principe Vardane, figlio maggiore
del re ed erede al trono di Partia. Un ambasciatore di Tiridate completava il quadretto: un giovane,
circa della stessa et del principe, di nome Mithraxes.
Abbiamo poco tempo da perdere, amici miei, disse Vologase. Vi prego dunque di
perdonarmi se far pochi convenevoli. Immagino avrete tutti ricevuto le notizie da Roma. Abbiamo un
nuovo imperatore da combattere. Nerone.
Nerone?. Sporace scosse la testa. Questo nome non mi dice nulla, maest.
Non mi stupisce.  stato adottato solo qualche anno fa. Figlio dellultima moglie
dellimperatore Claudio, avuto da un precedente matrimonio.
La stessa donna che si rivel essere la nipote di Claudio, aggiunse Vardane ironicamente.
Schiocc la lingua e alz un sopracciglio. Questi romani, eh? Proprio dei lussuriosi. Mai nulla che non
sia scandaloso.
Gli altri sorrisero al commento.
Cosa sappiamo di Nerone?, continu Sporace. Il generale era un veterano che aveva avuto
poco tempo per la frivolezza, caratteristica che ben si sposava con i suoi lineamenti scarni. Molti a
corte avevano poco riguardo nei suoi confronti per via dei suoi modi burberi, ma Vologase conosceva il
suo valore di soldato e ne stimava il talento. Inoltre Sporace, in quanto figlio di un mercenario greco e
di una puttana di Seleucia, era disprezzato dai grandi nobili della Partia, e non rappresentava pertanto
una minaccia per Vologase.
Il re fece cenno ad Abdagase, che gestiva la rete di spie che la Partia usava per raccogliere
informazioni su quello che accadeva nellimpero romano. Hai letto lintero rapporto. Riferiscilo!.
S, maest. Abdagase si schiar la gola. Per prima cosa,  giovane. Ha solo sedici anni. 
poco pi di un ragazzino.
Sar. Sporace inclin leggermente la testa. Ma Augusto aveva solo diciottanni quando
decise di far fuori i suoi oppositori e divenne il primo imperatore romano.
Nerone non  Augusto, lo contraddisse il tesoriere seccato. Potrebbe diventare come
Augusto un giorno, ma ci sono remote possibilit secondo le nostre spie a Roma. Al nuovo imperatore
piace considerarsi una sorta di artista. Un musicista. Un poeta Si circonda di attori, musicisti e
filosofi. Ha lambizione di rendere Roma una sorta di faro per quel tipo di persone, piuttosto che
rivolgere i suoi pensieri alle questioni militari.
Un artista? Un musicista?. Sporace scosse la testa. Che razza di imperatore  questo qua?
Uno che potremmo manipolare, spero, disse Vologase. C da sperare che il giovane Nerone
continui a concentrarsi sullarte e non venga distratto dagli eventi in Armenia.
Abdagase annu. S, maest. Possiamo sperare, ma potrebbe essere saggio non essere guidati
da una mera speranza. Nerone sar anche un dilettante, ma sarebbe da pazzi screditarlo a priori. 
circondato da consiglieri, alcuni dei quali hanno intelligenza ed esperienza sufficienti per causarci
problemi. Anche perch soffrono del morbo di Roma.
Il morbo di Roma?. Vardane alz un sopracciglio, si prese un altro fico e diede un grande
morso. Inizi a masticare lentamente, prima di riprendere con la bocca piena. Che malattia 
questa?
 unespressione che alcuni di noi usano a corte per riferirsi a quei romani ossessionati dalla
ricerca della gloria e dal loro irremovibile senso dellonore. Nessun nobile romano, qualunque sia il suo
status, rinuncerebbe allopportunit di conquistare consenso per la sua famiglia. A qualunque costo. E
questo  il motivo per cui Crasso cerc di invadere la Partia e fin male. E Marco Antonio dopo di lui.
 un peccato perch sembra che vogliano misurare il loro valoro cercando di fare meglio dei loro
predecessori, e sono portati ad avere successo dove gli altri hanno fallito. Abdagase fece una pausa.
Pare che le disfatte di Crasso e Antonio non possano che portare i romani a vedere la Partia come una
sfida da superare. Uomini assennati farebbero tesoro delle sconfitte dei predecessori, ma il senso
dellonore degli aristocratici romani prevale quasi sempre sulla ragione. Augusto fu abbastanza
avveduto da realizzare che avrebbe ottenuto di pi dalla diplomazia che non dalle azioni militari nei
suoi rapporti con la Partia, e i suoi eredi seguirono nella maggior parte dei casi il suo esempio. Anche
se questo signific scoraggiare i senatori che premevano per muovere guerra contro di noi. Il punto 
questo, sar il giovane imperatore capace di resistere alle lusinghe dei suoi consiglieri e del senato?
Spero vivamente di s, rispose Vologase. La Partia non si pu permettere di correre il rischio
che scoppi una guerra con i romani quando ci sono nemici che minacciano di dare problemi su altri
fronti.
Vardane sospir. Parli degli ircani, padre?.
Vardane era il figlio preferito del re. Era coraggioso, intelligente e carismatico, tutte qualit che
sono utili per un erede. Era anche molto ambizioso, e questa era una caratteristica da temere pi che da
ammirare. Soprattutto in Partia. Il re si fece scuro in volto.
S, gli ircani. Pare che disapprovino laumento delle tasse che ho imposto loro.
Vardane sorrise. Il che non mi sorprende. E non  di certo daiuto in un momento in cui
abbiamo provocato i nostri sottoposti greci obbligandoli a mettere da parte la loro lingua e le loro
tradizioni e ad abbracciare le nostre, anche se il greco  la lingua comune del mondo orientale. Poi ci
sono guai in vista con i romani in Armenia. Bevve un sorso di vino. Temo che ci stiamo spingendo
troppo oltre. In particolare per quel che riguarda lArmenia. Roma e la Partia sono come due cani che si
contendono lo stesso osso.
Il tesoriere diede un colpo di tosse e lo interruppe con gentilezza. Sua altezza semplifica la
questione. Si d il caso che quellosso sia nostro e che quei maledetti romani non abbiano nessun diritto
di portarcelo via. Abbiamo sangue in comune con la maggior parte dei nobili armeni. LArmenia si 
sempre rivelata leale allimpero dei parti prima che i romani volgessero il loro sguardo a oriente.
Credo che possiamo tutti convenire che Roma non ha alcun diritto sullArmenia. Ci
nonostante Roma rivendica lArmenia, e se dichiarasse guerra, se la prenderebbe. Ho sentito parlare
molto del potere delle legioni romane. Non riusciremmo ad avere la meglio su di loro.
Non in uno scontro sul campo, mio principe. Ma se riuscissimo a evitare uno scontro frontale,
le nostre truppe potrebbero logorarli, indebolirli e, al momento giusto, farli a pezzi. Come i cani da
caccia che uccidono gli orsi montani. O no, generale?. Abdagase si volt verso Sporace in cerca di
approvazione.
Il generale ci pens un po prima di rispondere. La Partia ha sconfitto i romani in passato.
Quando commisero lerrore di invadere la nostra terra senza una conoscenza approfondita del territorio
o adeguate scorte per sostentarsi. Marciano lentamente persino senza armi dassedio. Al contrario le
nostre truppe possono avanzare molto pi rapidamente, soprattutto i nostri arcieri a cavallo e i nostri
catafratti. Ci possiamo permettere di temporeggiare sul campo per far s che esauriscano le loro
provviste e si indeboliscano. Ma questo vale solo se muovono guerra sui fiumi e sui deserti della
Mesopotamia. LArmenia  differente. I terreni montani avvantaggiano pi la fanteria romana che i
nostri arcieri. Temo che il principe Vardane abbia ragione. Se Roma vuole lArmenia, riuscir a
prendersela.
Ecco!. Vardane schiocc le dita. Te lavevo detto!.
Comunque, continu Sporace, per conquistare lArmenia, Roma sar costretta a concentrare
le sue truppe. I suoi soldati sono i migliori al mondo, si sa. Ma non possono essere in due posti
contemporaneamente. Se marceranno verso lArmenia, lasceranno la Siria scoperta. Non che pensi di
conquistarla. Non abbiamo gli strumenti per farlo. La Partia non sar mai abbastanza forte per
distruggere Roma, e i romani non avranno mai abbastanza uomini per occupare la Partia.  sempre
stato cos, e sempre lo sar, mio caro principe. Un conflitto che nessuna delle due fazioni pu vincere.
Per questo lunica soluzione  la pace.
Pace!. Vologase sbuff. Abbiamo cercato di mantenere rapporti di pace con Roma. Noi
abbiamo rispettato ogni trattato stipulato, sono stati quei maledetti romani piuttosto a romperli il pi
delle volte.
Vologase, con la fronte corrucciata dalla frustrazione, riflett un momento. Ed  per questo
motivo che dobbiamo essere certi di prendere una saggia decisione quando ci occuperemo della
situazione in Armenia.
Si gir verso lambasciatore mandato da suo fratello. Mithraxes, non ti sei ancora espresso.
Non hai nessuna opinione sul nuovo imperatore e sulle sue intenzioni in Armenia?.
Mithraxes alz le spalle con fare indifferente. Conta poco la mia opinione, maest. Sono un
nobile armeno, discendente da una grande stirpe di nobili, nessuno dei quali ha mai vissuto cos a lungo
da poter vedere la propria terra libera dallinfluenza sia dei parti che dei romani. I nostri re hanno
labitudine di essere spodestati o ammazzati. Tuo fratello  sul trono da a malapena due anni. Non 
peggiore di alcuni altri che hanno governato lArmenia e.
Fai attenzione alle parole che usi quando parli di mio fratello, lo avvert Vologase.
Maest. Sono stato inviato per fornire una relazione sulla situazione in Armenia e per chiedere
il tuo aiuto. Credo che sia meglio che io parli chiaro.
Il re lo guard da vicino e si accorse che larmeno non cercava di evitare il suo sguardo.
Coraggio e anche integrit? Sono tutti come te i nobili armeni?
Purtroppo no, signore. Ed  il problema che affligge tuo fratello. Come ho detto, non 
peggiore di molti sovrani, ed  senzaltro migliore di molti. Tuttavia,  stato obbligato a governare con
il pugno di ferro per poter imporre la sua autorit sul suo nuovo regno.
Quanto severamente?
Alcuni nobili preferiscono Roma, signore. Alcuni non sopportano di essere governati da uno
straniero. Re Tiridate ha pensato che fosse necessario dare una lezione per scoraggiare tali tradimenti.
Purtroppo,  stato necessario esiliarne alcuni e giustiziarne altri. Questo ha avuto leffetto di sedare in
parte lo scontento popolare.
Posso immaginare. Vardane sorrise. Ma oserei dire che questo potrebbe aver portato alcuni
a essere un po pi scontenti.
Esattamente, sua altezza. Tuttavia, re Tiridate  ancora sul trono ad Artaxata. I suoi nemici
sono intimiditi per ora. Anche se sono sicuro che presto chiederanno aiuto per destituire il re. Se non
lhanno gi fatto. Mithraxes volse il suo sguardo a Vologase.
Pertanto tuo fratello chiede che tu gli invii unarmata per garantire il suo potere sullArmenia.
Abbastanza uomini per poter sconfiggere qualsiasi nobile che cospiri contro lui, e per dissuadere Roma
dallinvadere le sue terre.
Unarmata?  tutto quello di cui ha bisogno?, disse il re dei parti con fare beffardo. E mio
fratello si crede che io tiri fuori armate cos dal nulla? Io ho bisogno di tutti i miei soldati qui in Partia
per affrontare tutte le minacce gi elencate.
Non chiede una grande armata, maest. Solo una truppa abbastanza forte da scoraggiare ogni
tentativo di spodestarlo.
I ribelli armeni sono una cosa, i romani unaltra. Dubito che vengano scoraggiati dalle truppe
che potrei mandare in Armenia.
Mithraxes scosse la testa. Non ne sono sicuro, signore. Le nostre spie in Siria ci hanno riferito
che le truppe romane che sono l sono impreparate per la guerra. Hanno pochi uomini e sono
scarsamente equipaggiate.  da molti anni che non combattono. Dubito che rappresentino una grande
minaccia per il re Tiridate.
Vologase si gir verso il suo generale.  cos?.
Sporace riflett un momento prima di rispondere.  coerente con quanto riportano le nostre
spie, signore. Ma se i romani dovessero decidersi a intervenire, porterebbero pi legioni in Siria, e si
assicurerebbero di trovare nuove reclute per le legioni gi presenti. Ovviamente avrebbero bisogno di
essere addestrate. Dovrebbero accumulare scorte, riparare strade e radunare le armi dassedio. Ci vuole
tempo per preparare una campagna. Forse anni. Ma una volta che i romani avranno deciso di attaccare,
niente li potr fermare.  il loro modo di agire. Fece una breve pausa per permettere agli altri di
riflettere sulle sue parole, poi continu. Il mio consiglio sarebbe quello di non provocare ulteriormente
i nostri nemici. Roma considera gi come un affronto laver messo Tiridate sul trono. Ma non ha
ancora deciso se attaccare o meno. Per di pi non conosciamo ancora il temperamento di questo nuovo
imperatore, Nerone. Potrebbe lasciarsi influenzare. Pertanto cerchiamo di non dare motivo ai pi inclini
alla guerra di persuaderlo a combattere. Piuttosto, suggerirei di adularlo con calorose e amichevoli
parole e di congratularsi con lui per essere diventato imperatore. Se trova a ridire sulla nostra azione in
Armenia allora digli che siamo stati obbligati a rimpiazzare il tiranno, e che non abbiamo alcuna mira
sulle altre terre che confinano con limpero romano. Chin il capo e concluse. Questo  il mio umile
consiglio, signore.
Vologase si riaccomod sui suoi cuscini e incroci le braccia pensando a tutto quello che aveva
sentito dai suoi consiglieri. Era vero che lorgoglio dei romani avrebbe resistito alle punzecchiature
solo fino a un certo punto. Tuttavia, non poteva correre il rischio di inviare uomini in aiuto a suo
fratello quando doveva comunque fronteggiare una potenziale ribellione in Ircania.
Pare che sia costretto ad aspettare il corso degli eventi. La scelta sul da farsi dipender da
Nerone. Sar lui a decidere se ci sar la pace. O la guerra.
...
.
...
Capitolo 2.
...
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...
Tarso, capitale della Cilicia, provincia orientale dellimpero romano, due mesi dopo
 guerra!, annunci il centuriore Macrone quando entr nei quartieri del suo comandante
facendosi scivolare via il mantello e lanciandolo su una cassa vicino alla porta. Era tornato
dallispezione mattutina delle truppe che difendevano la casa del mercante di seta dove alloggiava il
generale Corbulone.
Guerra?. Catone alz lo sguardo dal pavimento su cui era seduto con suo figlio, Lucio. Il
bambino stava giocando con dei soldatini di legno che alcuni soldati comandati da Catone avevano
intagliato apposta per darglieli in dono. La Seconda coorte pretoriana era stata mandata da Roma per
fare da guardia al generale Corbulone e al suo seguito. Catone si doveva ancora abituare allidea di
essere chiamato tribuno, dal momento che fino ad allora i soldati e gli ufficiali lo avevano chiamato
prefetto, carica sotto la quale aveva acquistato davvero molta fama negli ultimi anni. Ma il generale
Corbulone era molto attento al protocollo, e anche Catone lo era diventato. Durante il lungo viaggio da
Brindisi gli uomini avevano iniziato a vedere Lucio come un portafortuna e lo viziavano a ogni
occasione. Catone scompigli con dolcezza i fini capelli scuri del figlio e si alz. Dove lhai sentito?
Annuncio imperiale. Un messaggero mandato da Roma lha letto nel foro poco da. Sembra che
il giovane Nerone abbia preso il toro per le corna e abbia deciso di affrontare i parti e riprendersi
lArmenia. Macrone sbuff.  dunque guerra.
Entrambi gli uomini restarono per un po in silenzio mentre pensavano alle implicazioni della
notizia. Non era una gran novit visto che la decisione di mandare il generale a prendere il comando
delle armate della parte orientale dellimpero era gi stata presa da alcuni mesi. Tuttavia, ragionava
Catone, Roma in passato era spesso riuscita a ottenere quello che voleva semplicemente minacciando
di usare la forza, tanto era il timore, nei confronti dellimpero, che provavano i regni che avevano avuto
la sfortuna di scontrarsi con le sue legioni in battaglia. Forse limperatore e i suoi consiglieri avevano
sperato che mandare un ufficiale della levatura di Corbulone sarebbe stato sufficiente a convincere i
parti ad abbandonare le loro ambizioni di riannettere lArmenia al loro impero. Era come se Nerone
volesse testarlo. Ecco, oppure limperatore era stato persuaso che niente se non una guerra avrebbe
potuto soddisfare il bisogno di affermare la sua autorit con fermezza. Non cera niente che piacesse di
pi ai romani della notizia di unaltra guerra portata avanti con successo.
Be una cosa  certa, disse Macrone. Ci vorr un po prima che saremo pronti ad avanzare
contro la Partia. Almeno fino a quando il generale non avr radunato abbastanza uomini e provviste.
Potrebbero volerci mesi.
Io pensavo un anno come minimo, rispose Catone. E nel mentre i parti di certo non
perderanno tempo. Si prepareranno e saranno pronti a combattere molto prima che Corbulone attraversi
il confine.
Macrone alz le spalle. Che si preparino quanto vogliono. Non far molta differenza. Sai come
sono fatti questi orientali, ragazzo. Un branco di femminucce che sfilano avvolte nella seta. Li abbiamo
gi affrontati prima dora e abbiamo dato loro una bella lezione.
Vero, ammise Catone. Ma la prossima volta potrebbe andare diversamente. Non
dimenticarti che Crasso ha perso la parte migliore delle sue legioni a Carre. Roma non pu permettersi
che questo scempio si ripeta.
Corbulone non  Crasso. Il generale ha combattuto sul Reno per quasi tutta la sua carriera e
non ci sono nemici peggiori di quei bastardi in Germania. Se i parti hanno un minimo di buon senso,
scenderanno a patti in quattro e quattrotto. Macrone attravers la stanza e allung la testa nellaltra
camera. Le imposte erano chiuse e allinterno cera poca luce, ma si poteva distinguere la sagoma di
una donna sdraiata su un fianco su un largo divano letto. Ah, mi stavo chiedendo dove fossi andata,
amore. da leggenditaly.com
La donna si mosse e lasci andare un sospiro prima di tirarsi le coperte fin sopra alle spalle.
Lasciala dormire, povera donna. Catone lo allontan dallo stipite della porta. Petronilla 
stata sveglia quasi ogni notte con il bambino. Gli era venuto mal di denti.
Allora perch lui  ancora sveglio e lei sta gi dormendo?. Macrone gli fece locchiolino.
Credo che ci sia qualcosa che non va con la mia donna, Catone.  una sfaticata, senza dubbio.
Vieni qui a ripeterlo, ringhi la balia di Lucio. Che ti do uno scappellotto.
Macrone rise. Ecco il mio amore! Sempre pronta a litigare!.
Si gir e chiuse delicatamente la porta prima di dirigersi verso il tavolo, dove cerano ancora gli
avanzi della colazione: pane, formaggio, miele e la caraffa di vino speziato, il preferito dalla gente del
posto. Macrone afferr la caraffa, la agit e sorrise vedendo il liquido vorticare allinterno. Se ne vers
una coppa, poi si ferm e guard il suo amico. Ne vuoi un po?
Perch no? C ben poco da fare per noi qui a parte ubriacarsi, perlomeno fino a quando
Quadrato non arriver in citt.
Macrone scosse la testa.  un incontro che non promette bene.
Catone annu. Ummidio Quadrato era il governatore della Siria, una delle cariche pi
prestigiose per un senatore. O almeno lo era stato fino a quando non era arrivato Corbulone nella
regione, sotto lautorit dellimperatore, per attingere a tutte le risorse, civili e militari, delle province
confinanti con la Partia. Il generale aveva inviato un messaggio poco prima del suo arrivo, convocando
Quadrato a Tarso per parlare dei preparativi dellimminente campagna. Catone poteva ben immaginare
come avrebbe reagito il governatore quando Corbulone gli avrebbe chiesto la maggior parte dei soldati,
dellequipaggiamento e delle provviste. Ci sarebbe anche stata la questione di ordinare alle province di
sborsare pi tasse per finanziare la manutenzione delle strade nella regione, cos come quella di fornire
animali da traino e carri per le salmerie e cavalli per la cavalleria. Quadrato sarebbe stato inondato da
proteste da parte di magistrati infuriati che avrebbero sostenuto che non avevano le risorse per
soddisfare quelle richieste. Non che sarebbero servite a qualcosa quelle lamentele. Era compito delle
province dellimpero pagare quando lesercito doveva preparare una campagna nella loro regione e non
cera modo di sottrarsi allobbligo. A meno che le dirette interessate non volessero affrontare lira
dellimperatore una volta che si fosse saputo a Roma della loro avarizia.
Quadrato non sar contento, concord Catone. Ma questa  la gerarchia di potere e non avr
scelta. Per di pi, Corbulone non  quel genere di uomo che sa accettare un no come risposta. da
leggenditaly.com
Si scambiarono un sorriso divertito. Nel corso del loro viaggio da Roma avevano avuto modo di
conoscere il generale abbastanza bene da poter capire che tipo era. Corbulone era un soldato di carriera,
un aristocratico che aveva una passione per la vita militare e che aveva avuto il talento per
intraprenderla. Cos dopo essere stato al servizio come tribuno era rimasto con le legioni invece di
tornare a Roma e immergersi nel mondo della politica. Una delle poche virt del percorso di carriera
degli aristocratici romani, riflett Catone, era che permetteva di scartare quelli con un limitato
potenziale militare, e di far s che rimanessero nellesercito solo quelli che eccellevano. Corbulone era
un generale soldato. Spesso divideva le razioni e le difficolt con i suoi uomini. Quando questi
dormivano allaperto, lo faceva anche lui. In battaglia, una volta che i soldati avevano preso posizione e
ricevuto gli ordini, lui comandava in prima fila. Spronava i suoi uomini al massimo, non pi di quanto
spronasse s stesso. Per questo motivo si era guadagnato il rispetto dei soldati e un invidiabile affetto.
Questo, Macrone e Catone lo avevano sentito dire da quel gruppetto di ufficiali che Corbulone aveva
scelto di portare con s dalla frontiera sul Reno. I due amici avevano servito comandanti cos mediocri
da essere entusiasti di essere stati assegnati al generale.
Cera unaltra ragione per cui essere felici di essere ben lontani da Roma. Un nuovo imperatore
significa cambiamenti, e quelli che avevano goduto dei favori di Claudio ora avevano un futuro incerto.
Nuove personalit sarebbero state nominate alle cariche di potere e cerano conti in sospeso. Ce
nerano sempre stati nel ribollire della politica romana. Inevitabilmente uomini influenti sarebbero stati
accusati di crimini commessi nel precedente regime e ci sarebbero stati processi; alcuni senatori
sarebbero stati esiliati, alcuni sarebbero stati eliminati in silenzio, e le loro propriet sarebbero state
divise tra gli informatori e il tesoro imperiale. Essere innocenti era irrilevante quando informatori e
avvocati fiutavano sangue e, ancora pi importante, denaro.
Catone non aveva alcun desiderio di finire immischiato in quelle faccende. Soprattutto perch
era stato ricompensato con i terreni del suocero, che era stato cos incauto da finire in un complotto per
deporre Nerone pochi giorni prima della sua nomina. Gli amici sopravvissuti del senatore Sempronio
non avevano fatto un mistero di quello che pensavano in merito alla fonte della ricchezza appena
raggiunta da Catone. Egli sapeva che la sua ricchezza aveva un prezzo, ovvero farsi dei nemici, che
avrebbero cercato di screditarlo non appena sicuri che i tempi fossero maturi. Per questo motivo era
stato ben contento di far parte del seguito del generale che avrebbe viaggiato verso est. Inoltre, aveva
deciso di portare con s suo figlio e la nutrice, per non lasciarli in ostaggio della fortuna a Roma, una
decisione che aveva fatto piacere al centurione Macrone, dal momento che aveva iniziato una relazione
con Petronilla, una donna che poteva bere quanto lui e tirare un pugno che avrebbe fatto invidia a
qualsiasi incallito veterano della legione.
Ed eccoli l, tutti e quattro, in stanze in affitto a casa di un argentiere ebreo, in una strada
accanto al foro di Tarso. Erano l da un mese, di Quadrato neanche un segno, e Tarso, pur essendo una
citt accogliente, si era presto stancata della novit di ospitare un generale romano e una coorte di
pretoriani. Ed era ancora pi stufa della molesta ubriachezza dei soldati non in servizio. In circostanze
normali Catone sarebbe stato irritato da un simile stato di inattivit forzata. Ma questa ritardo faceva s
che avesse tempo da passare con suo figlio, e ne era grato. Cos come Macrone era felice di aver
lopportunit di approfittare delle voluttuose grazie di Petronilla.
Macrone vers a entrambi una coppa di vino e si sedettero sugli sgabelli ai due lati del tavolo e
guardarono gi verso il piccolo e ordinato cortile della casa dellargentiere. Una fontana si tuffava in
una piscina al centro del cortile, attorno al quale era sistemata una serie di divani allombra di un
graticolato. A Catone venne in mente il giardino della sua casa a Roma si chiese quando lavrebbe
rivisto.
Questa guerra contro la Partia, disse Macrone. Quanto pensi che ci vorr per dare a
Vologase una bella lezione?
Dipende da Corbulone. Se fa la cosa giusta, si assicurer che avremo un nostro uomo sul trono
armeno e potrebbe ritenersi gi soddisfatto. Se assapora la gloria, a quel punto chi lo sa? Potremmo
ritrovarci a dover marciare sulle orme di Crasso. E non porter a nulla di buono. A ogni modo  quasi
certo che finiremo a combattere. Nerone non sar contento fino a quando non ci sar una grande
vittoria da celebrare a Roma.
Macrone annu e poi indic Lucio. Il bambino, seduto con le gambette divaricate, proferiva
versi a bassa voce mentre giocava, entusiasta, con i soldatini simulando un combattimento.
 E Lucio e Petronilla? Che ne sar di loro? Cosa gli accadr quando inizier la campagna?
Possono restare qui. Mi assicurer di far contento il nostro padrone di casa, Yusef, pagandolo
con molto anticipo.  una persona per bene. Sono sicuro che bader a loro quando saremo via. E li terr
al sicuro fino al nostro ritorno. Se ritorneremo. Catone era felice di aver deposto le sue volont a un
avvocato a Roma prima di partire. Almeno il futuro di Lucio era sicuro, a differenza del proprio.
Se? Mah!, Macrone scosse il capo. Vedi sempre il bicchiere mezzo vuoto tu, eh Ah, e per
rimanere in tema. Rabbocc le coppe. Andr bene. Una volta che avremo dato un bello schiaffo a
quei parti, saranno ben contenti di restituirci lArmenia e di levarsi dai piedi tornandosene nel loro
deserto, o via, da dove vengono.
Catone fece una faccia afflitta.  proprio questa mancanza di intelligenza che mi fa
preoccupare, e dovrebbe preoccupare anche il generale.
Macrone gli lanci unocchiataccia, ma Catone scosse il capo. Sto parlando di intelligenza
strategica, non della tua.
Sar.
Non sappiamo quasi nulla del territorio dallaltra sponda dellEufrate, continu Catone.
Dove si incontrano i due fiumi? Dove sono i fiumi, oltretutto? E i sentieri di montagna, le
fortificazioni, le citt, i villaggi, e via dicendo. Non abbiamo idea di quanti siano i nostri nemici, delle
loro intenzioni, o di come siano schierate le loro truppe. Avremmo bisogno di guide che conducano le
nostre truppe per la via pi sicura, e in caso come potremmo essere sicuri di poterci fidare? Fu il
tradimento di una guida a condurre Crasso alla disfatta. Catone bevve un sorso e riflett per un
momento. Sono stato nella biblioteca imperiale prima di partire da Roma per vedere se potevo trovare
qualcosa in merito alla Partia o allArmenia.
Ma certo. I libri. Tu puoi sempre risolvere qualsiasi problema con i libri, disse Macrone, in
tono sarcastico. Deve esserci sempre una risposta da qualche parte.
Prendimi pure in giro quanto vuoi, ma contenevano informazioni utili. Non molte, te lo
concedo. Cera un itinerario rimasto dalla campagna di Antonio. Non si prestava a una facile lettura.
Non avevo idea delle dimensioni della Partia fino a che non ho controllato le distanze tra le citt che
incontr. E luomo che disegn litinerario ha lasciato una nota dicendo che le nostre legioni a
malapena si addentrarono in un terzo della regione, secondo le sue fonti. Riporta anche la presenza di
ampie distese desertiche e che ci vollero molti giorni prima di avere lopportunit di nutrire e dare da
bere agli uomini e ai cavalli. E poi si parlava dei nemici. Uomini poco inclini alla battaglia sul campo,
mentre preferivano sempre dare fastidio alle nostre colonne e fare fuori guardie e sbandati.
Allora preghiamo gli di che Corbulone non voglia entrare in Partia  che si concentri
sullArmenia e che si limiti a portare a termine gli ordini dellimperatore.
Catone bevve un altro sorso e guard nella sua coppa, facendone vorticare dolcemente il
contenuto. Non sarebbe il primo generale romano a essere tentato dalla prospettiva di ottenere la
gloria in oriente.
E sono sicuro che non sar lultimo. Ma non ci possiamo fare nulla, amico mio. Sono solo un
centurione, e tu sei il tribuno che comanda la sua scorta. Siamo qui per obbedire agli ordini del
generale, non per riportare consigli da rotoli polverosi da Roma. Dubito che Corbulone li possa vedere
di buon occhio.
Beh, s. Pi o meno Qualunque cosa accada, ho il sospetto che il nostro nuovo incarico non
sar breve.
Me ne far una ragione, Macrone scol la coppa e si pul le labbra con il dorso della mano
pelosa. Questa parte del mondo  perlopi calda e accogliente. Il vino  economico e le sgualdrine lo
sono ancor di pi. Guard verso la porta che dava sullaltra stanza. Ehm, non che stia cercando
questo genere di cose al momento.
Catone fece un gran sorriso. Centurione Macrone, cosa sei diventato? Petronilla ti ha
trasformato in un uomo nuovo. Faccio fatica a riconoscerti.
Con rispetto, puoi andarti a farti fottere, signore. Macrone si tir su e incroci le sue robuste
braccia. Sono lo stesso soldato di sempre. Non  cambiato nulla. Solo un po pi brizzolato dalle
tempie e qualche acciacco e dolore in pi. Ma sono allaltezza della nuova campagna, se andr per le
lunghe, come temi.
Lultima campagna? Catone inarc un sopracciglio. Sapeva che Macrone aveva servito la
legione per oltre ventisei anni. Lui avrebbe potuto richiedere di andare in congedo e ricevere
lindennit che ne conseguiva. Se avesse voluto. Ma Macrone aveva rimandato ogni richiesta e aveva
detto che non era ancora il momento. Aveva ancora qualche anno per dimostrare il suo valore di
soldato. E Catone ne era felice. Aveva bisogno di avere Macrone al suo fianco quando andava in
guerra, un bisogno che sfiorava la superstizione, e temeva il giorno in cui alla fine il suo amico avrebbe
smobilitato e si sarebbe ritirato in qualche luogo isolato, mentre Catone avrebbe continuato da solo la
sua carriera. Si sforz di non pensarci.
Mi chiedo se Petronilla avr qualcosa da ridire. Se la campagna andr per le lunghe, non sar
felice di stare lontana da te.
Macrone alz le spalle.  quello che devi accettare se ti leghi a un soldato.
Un pensiero molto gentile, devo dire.
 cos. Lei lo sa e capir.
Allora  proprio una brava donna.
S, certo che lo . Macrone si vers nella coppa quel che rimaneva del vino. E quando
finalmente mi ritirer dallesercito, sar onorato di averla come moglie.
Catone fece un ampio sorriso. Mi chiedevo se ci stessi pensando.
Ne abbiamo discusso. Non posso sposarmi mentre sono ancora in servizio. Ma lunica cosa
che posso fare  garantirle i mezzi necessari per tirare avanti nel caso in cui mi succedesse qualcosa.
Ho scritto le mie volont. Mi serve solo un testimone, ti dispiacerebbe farlo, signore?
Se mi dispiace? Sarebbe un piacere per me, Catone alz la coppa. Che tu possa avere una
vita lunga e felice. A te e a Lucio.
Si voltarono verso il bambino e videro che si era sporto in avanti, con la testa appoggiata sulle
braccia incrociate. Aveva gli occhi chiusi e respirava profondamente.
Addormentarsi quando si  di turno?. Macrone sospir. Qual  la pena per questo? Niente
cavalluccio nel cortile o scampagnata con zio Macrone stasera, dunque.
Catone scosse la testa. Qualcuno ti ha mai detto che sei un vero bastardo, Macrone?
Macch, io? Tenero come un agnellino. Chiedi ai compagni della mia centuria.
Si misero a ridere e scolarono le loro coppe. Il vino, il tepore del pomeriggio, la compagnia di
un amico di vecchia data e il pacifico sonnecchiare del suo bambino contribuirono a trasmettere a
Catone un incredibile senso di benessere, tale che preg che passasse ancora qualche giorno prima che
il governatore Quadrato si presentasse al generale.
Si sent un ticchettare di stivali provenire dal corridoio e un momento dopo ecco che bussarono
con forza alla porta.
Catone si schiar la gola. Avanti!.
Con un leggero cigolio dei cardini la porta si spalanc e un pretoriano entr salutando i due
ufficiali.
Chiedo scusa, tribuno, ma il generale ti vuole nel quartier generale.
Cos successo?
La trireme del governatore Quadrato  stato avvistata, signore. Dovrebbe arrivare al porto in
un paio dore. Il generale sta radunando la coorte per formare una guardia donore.
Merda, sospir Macrone. Si accomod per terra e guard il bambino, che era ancora
beatamente addormentato. Come ho detto prima. Alla fine oggi niente scampagnata.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
La coorte  stata raggruppata per lispezione, signore.
Macrone strizz gli occhi a causa della luce del sole pomeridiano mentre si scambiava il saluto
con Catone, che stava finendo di allacciare lelmo, regolandolo per far s che stesse ben saldo sulla
testa.
Molto bene, centurione. Qualche assente?.
Macrone consult la tavoletta cerata e pass in rassegna ciascuna della sei centurie di turno, la
propria e quelle comandate da Ignazio, Nicolis, Petilio, Placino e Porcino, prima di fare il conto: Tre
uomini sono stati esonerati per motivi medici. Otto sono in servizio al quartier generale. Altri due sono
di guardia allo scrigno. Sei assenti senza permesso, avvistati lultima volta in una locanda dietro al
foro. Ho mandato loptio Marcello a cercarli per dar loro una bella strigliata. Decurter il loro stipendio
e li metter ai lavori pesanti per un mese, se sei daccordo, signore.
Molto bene, annu Catone. Facciamo in modo che tutto sia pronto prima che attracchi la
nave del governatore.
Lanciarono entrambi uno sguardo oltre al molo dove la trireme stava finendo di passare i
controlli, coi remi alzati, ondeggiando avanti e indietro, mentre la nave da guerra scivolava sulle calme
acque del fiume Cidno. La piazza che dava accesso al molo era stata sgombrata dai civili e la coorte fu
schierata sui tre lati rivolti verso il molo: due centurie per lato, sullattenti, disposte su quattro file. Gli
scudi, per il momento, erano a terra, mentre le lance erano ben salde nella mano destra. Lucide lamine
di metallo brillavano sopra le loro tuniche color panna. Sul retro della piazza cera una tribuna di fronte
al tempio del divino Augusto, dove il generale Corbulone e i suoi ufficiali erano in piedi, in attesa, di
fronte alla coorte ordinaria guidata da Rutilio, un robusto veterano scelto per lonore. La cerimonia di
benvenuto per il governatore della Siria era uno spettacolo impressionante, pens Catone, ma, per
quanto gli uomini avessero potuto pulire con cura la loro divisa, non sarebbe mai stata sufficientemente
perfetta per gli occhi daquila di Macrone.
I due ufficiali camminarono verso la prima centuria, le truppe di Macrone, e Catone rallent,
fermandosi di tanto in tanto in modo tale da poter esaminare una delle guardie.
Questo laccio non  ben stretto.
Macrone annot il nome delluomo e la sua infrazione con lo stilo, con pochi e rapidi tratti,
sulla superficie cerata della tavoletta del centurione.
Sporcizia sul fodero di questuomo e ruggine sul paraguancia.
Questo continu cos tra le file della coorte, e venne presa nota di ogni centurione in servizio
fino a che il comandante non ebbe finito lispezione. Catone si rivolse a Macrone e prese un bel respiro
e parl ad alta voce per farsi sentire in tutta la piazza. Nel complesso, una buona presentazione,
centurione. Questi uomini avrebbero onorato anche limperatore in persona. Ben fatto. Continua cos!.
S, signore.
Catone ora abbass la voce per parlare solo a Macrone. Bene, lo spettacolo sta per iniziare.
Torna dai tuoi uomini. Star col generale per i saluti formali.
Si salutarono e Macrone si gir e marci attraversando la piazza fino alla prima centuria mente
Catone sal i gradini della tribuna di fronte al tempio e si avvicin a Corbulone.
La coorte  pronta, signore.
Il generale lanci uno sguardo alle file ordinate di pretoriani e annu. Vedo. Hai un elegante
gruppo di uomini l, tribuno Catone.
S, signore. Grazie, signore.
E dal resoconto che ho letto se la sono cavata molto bene in Hispania, sotto il tuo comando.
Per non parlare di quel recente brutto affare a Roma.
Catone non disse nulla. Era vero che i suoi uomini erano stati determinanti nel reprimere il
complotto contro Nerone per rimpiazzarlo con il fratellastro pi giovane, Britannico. E che questo
aveva provocato uno scontro in strada nella capitale, e un assalto sullisola di Capri, dove i cospiratori
avevano opposto resistenza per lultima volta. Dalla cattura e avvelenamento di Britannico cera stato
uno sforzo concentrato per insabbiare lintero incidente, il che signific che la coorte non ricevette
alcun merito e nessun ufficiale una ricompensa per le sue azioni.
Corbulone gli diede una pacca sulla spalla. Rilassati, Catone. Ora siamo ben lontani da Roma e
dai suoi politici, informatori e cospiratori. Siamo solo soldati qui. Fa il tuo dovere e non ti preoccupare
di nientaltro, va bene?
S, signore.
Adesso, su. Vediamo cosa ha da dire il governatore Quadrato.
Gli ufficiali sulla tribuna scrutarono verso la piazza e oltre al molo, dove la trireme aveva girato
con grazia per mostrare le sue travi mentre i rematori imbarcavano i remi in fretta. Sul ponte i
navigatori erano in piedi, pronti con rotoli di corda e li lanciarono ai portuali che aspettavano sul molo.
Questi avvolsero rapidamente le corde attorno agli ormeggi e tirarono la nave da guerra fino a che lo
scafo non sbatt dolcemente contro i parabordi di sughero, poi annodarono i cavi dancoraggio.
Venne subito calata la passerella e un gruppo di marinai scese a riva e si dispose, sullattenti, su
due file su ciascun lato. Un gruppo di ufficiali e uomini di toga era a poppa, in attesa. Un attimo dopo
un individuo che indossava un elaborato elmo crestato e unarmatura dargento spunt dalla piccola
cabina sul retro e condusse il suo seguito verso il ponte, e, attraverso la passerella, sul molo. L fece
una pausa e ispezion i pretoriani schierati di fronte a lui, prima di girarsi e lanciare un ordine ai suoi
subordinati. Otto uomini che portavano fasci di verghe lo superarono e si schierarono davanti al
governatore.
Littori?, borbott uno degli ufficiali di Corbulone. Un po eccessivo per una cerimonia in
uno dei posti pi sperduti dellimpero, non trovi?
Senza dubbio. Il generale sogghign. In ogni caso, quando si tratta di queste competizioni
del cazzo, gioco in casa. Una coorte di pretoriani batte un gruppo di littori in qualunque momento.
Soprattutto qui nel mio nuovo dominio nella parte pi sperduta dellimpero, come hai opportunamente
precisato.
Lufficiale apr la bocca, fece per rispondere, ma poi pens non fosse una buona idea e la serr,
diventando rosso dallimbarazzo. leggenditaly.com
Ci fu una lunga pausa in cui Quadrato, senza muoversi, aspett che il generale scendesse e lo
salutasse. Ma Corbulone non si mosse, rimanendo immobile come i pretoriani allineati in piazza. Alla
lunga laltro uomo desistette e fece avanzare le sue truppe.
Catone sorrise mentre pensava, prima vittoria per il generale.
Quando le truppe del governatore raggiunsero i gradini, Quadrato fece loro segno di fermarsi e
inizi a salire da solo. Catone vide che il volto di Quadrato era molto pi segnato dalle rughe dal loro
ultimo incontro. Le responsabilit e gli sforzi derivati dalla sua carica si facevano sentire. Non era
chiaramente abituato a indossare unarmatura e il suo respiro si fece affannoso quando sal gli scalini
fino alla tribuna e tese la mano.
Gneo Domizio Corbulone, benvenuto.
Sono io che ti do il benvenuto Quadrato, dal momento che ti ho invitato.
Prima che il governatore potesse reagire al pungente saluto, Corbulone gli and incontro,
sorrise, gli strinse lavambraccio e gli diede una rapida stretta prima di continuare. Immagino tu abbia
ricevuto notizie da Roma in merito al motivo per cui ti ho chiamato qui.
S, ero stato informato del tuo arrivo. S. E che sei stato incaricato di riannettere lArmenia
sotto il controllo di Roma. Ma non sono stato informato del preciso scopo della tua autorit in questa
regione.
Ah, no? Lo trovo abbastanza sorprendente. Ma non importa, sar tutto chiaro una volta che
avremo modo di discutere la questione nel mio quartier generale. Ho fatto preparare cibo e bevande per
te e il tuo seguito. E stanze. Tribuno Catone! Sciogli le truppe e scorta quelle del governatore fino al
quartier generale.
S, signore.
Corbulone annu e poi si volt verso il governatore. Vieni.
Senza altre parole indic le strette scale in fondo alla tribuna che conducevano alla strada
principale, che collegava il molo al foro, dove le opulente case di mercanti che fungevano da quartier
generale dominavano i mercati allineati attorno al foro. Gli ufficiali di Corbulone e i suoi segretari
corsero dietro a Catone, che torn in piazza e con la mano a coppa lanci un ordine.
Centurione Macrone! Sciogli la coorte!.
S, signore!.
Macrone si volt e fece mettere i suoi uomini sullattenti, poi diede lordine di rompere le righe,
e in un istante le eleganti linee ordinate diventarono un ammasso di uomini con le lance in spalla a
passeggio per la piazza. Catone si volt verso le truppe del governatore. Dietro ai littori cera un
gruppo di ufficiali e uomini di toga assieme a un pugno di uomini con vesti fluenti. Uno risaltava tra i
compagni per la statura. Aveva un fisico possente, la barba castano chiaro e i capelli scuri. Se ne stava
l con le braccia conserte e le gambe divaricate mentre guardava con occhi attenti le guardie che si
muovevano.
Sono il tribuno Quinto Licinio Catone, comandante della scorta del generale.
Uno degli uomini con la toga fece un passo in avanti e chin la testa abbastanza da essere
educato, ma non abbastanza da dimostrare che riteneva Catone un suo pari. Gaio Amato Pinto,
questore.
Se tu e i tuoi compagni volete seguirmi, signore, disse Catone con gentilezza e indic la
strada che faceva angolo col tempio. Pinto lo segu per le scale quando si avviarono.
Spero che abbiate fatto buon viaggio, disse Catone, per iniziare la conversazione, cercando di
non farsi scoraggiare dal disprezzo espresso dal questore poco prima.
 stato piacevole come pu esserlo un viaggio in mare. Non penso che le barche siano molto
gradevoli, disse Pinto, provato. Il movimento del ponte sotto i piedi  abbastanza destabilizzante per
lo stomaco, il che non lo rende affatto piacevole.
Catone sent il cuore riempirsi di simpatia nei confronti delluomo. Lui
stesso soffriva moltissimo di mal di mare e aveva passato la maggior parte
del tempo nei suoi viaggi, appoggiato su un lato della barca aspettando il prossimo attacco di nausea e i
conati che tormentavano il suo esile corpo.
Hai le gambe molli?.
Pinto esit un attimo e poi fece cenno di s col capo. Mi sento come se avessi bevuto pi vino
del dovuto.
 possibile?.
Si guardarono e si scambiarono un sorriso, lieti di poter mettere da parte la pungente formalit
del primo incontro. Girarono langolo e videro le truppe di Corbulone a cinquanta passi da loro.
E cos Corbulone  stato mandato per domare i parti, disse Pinto. Il generale migliore di
tutto lesercito, mi  stato detto.
Catone contrasse le labbra. Cerano altri buoni comandanti, ma nessuno col bagaglio di
esperienza e la serie di successi di Corbulone.
Cosa ne pensi di lui?, continu Pinto in tono confidenziale.
Troppo presto per dirlo con certezza. Non sono mai stato al suo servizio prima dora. Ma
sembra sicuro si s. E va dritto al punto della questione.
Che  il motivo per cui ha avuto successo come soldato e non come politico.
Mi sta bene. Se ci scontriamo con la Partia, preferisco essere guidato da un uomo che sa come
affrontare il nemico con una spada in mano.
Invece di sapere come brandire un pugnale e piantarlo nella schiena di qualcuno, eh?.
Catone lo guard di traverso e vide che Pinto stava facendo un gran sorriso. Tribuno, dai retta
a me, conosco molto bene la differenza tra i due tipi di persona. E le abilit militari di Corbulone sono
inattaccabili. Dormi tranquillo. Tu e i tuoi uomini siete in buone mani.
Buono a sapersi Oserei dire che il tuo governatore non la pensa come te su Corbulone.
E come biasimarlo? Era lufficiale pi potente nella parte pi orientale dellimpero. Aveva il
controllo su quattro legioni e un sacco di truppe ausiliarie. Aveva fatto fortuna con la vendita di appalti
per la riscossione fiscale. Fino a quando non  arrivato Corbulone. Quadrato non  abituato ad avere un
ruolo subordinato. Soprattutto quando crede di essere la persona pi adatta per trattare con la Partia.
Lui conosce la regione. Conosce i sovrani del luogo e pensa che lincarico avrebbe dovuto essere suo.
E in effetti  piuttosto comprensibile.
Catone alz le spalle. Che vuoi che dica? Nerone ha preso la decisione e ha mandato
Corbulone in Oriente. Non possiamo fare altro che obbedire agli ordini. Questo vale per tutti.
Deduco che ti sia stato assegnato questo incarico perch preferisci essere un soldato che un
politico, proprio come il tuo generale.  cos?
Non avevo scelta. La mia coorte  stata scelta per scortare il generale. Oltretutto, non sono un
patrizio. Non ho il diritto di giocare con i politici.
Davvero?.
Catone era profondamente consapevole di essere stato giudicato dallaltro uomo, che aspettava
gli venisse fornita una spiegazione sulle origini di Catone senza dover fare domande. Che suo padre era
stato uno schiavo, non era per Catone motivo per cui vergognarsi. Era orgoglioso delle sue conquiste.
Si era innalzato al grado degli equites, contando solo su s stesso. Ovviamente per le sue umili origini
non avrebbe mai potuto far parte del senato. Il culmine della sua carriera, se fosse sopravvissuto
abbastanza a lungo da ingraziarsi limperatore, avrebbe potuto essere la carica di prefetto dEgitto.
Questa era la carica pi alta a cui potessero aspirare i membri della cavalleria. Tuttavia, era cos
improbabile che Catone raramente si concedeva di pensare a tale prospettiva.
Quinto Licinio Catone? Mi pare di aver sentito nominare il tuo nome quando andai a Roma
qualche anno fa.
Lopportunit di menzionare le sue conquiste era davanti a lui, ma Catone si rifiutava di
vantarsene. Piuttosto voleva concedersi la piccola vittoria di scoraggiare la curiosit di Pinto, si gir
cos verso il gruppo che li seguiva, e il suo sguardo ricadde nuovamente sullalto uomo avvolto da
vestiti orientali.
Chi  quellomone?
Quello? Perch?  la ragione per cui siamo qui e per cui la Partia e Roma sono di nuovo ai
ferri corti.
Ovvero?, ribatt Catone.
Il suo nome  Radamisto, principe Radamisto. Erede al trono dIberia, un territorio che confina
con lArmenia. Il problema  che aveva un po fretta di ereditare. Cos suo padre lha spedito in
Armenia a capo di un esercito affinch potesse trovare il suo regno da governare. Questo ha risparmiato
al vecchio il compito di farlo fuori prima che lui colpisse per primo. Cos Radamisto si  diretto in
Armenia, ha corrotto il comandante del presidio romano per fargli consegnare il precedente re, ha fatto
fuori lintera famiglia reale, e ha agguantato il trono. Come se non bastasse, il governatore romano
della vicina Bitinia, ha riconosciuto la sua sovranit senza riferirlo a Roma, il che ha reso Radamisto il
nostro uomo.
 quindi un ostacolo?.
Pinto alz le mani e strinse i palmi.  un ragazzo abbastanza coraggioso, e forte, e i suoi
soldati lo adorano. Sfortunatamente, questo non vale per alcuni dei suoi subordinati che sono stati ben
contenti di invitare i parti e lasciare che lo cacciassero via. Almeno fino a quando realizzarono che il
sostituto dei parti era quasi altrettanto cattivo. Cos ora siamo qui per rimettere Radamisto sul trono e
assicurarci che stia al suo posto.
Catone pens un momento. Non c nessun altro candidato al trono?
Non al momento. Se la giocano il nostro uomo e il giovane dei parti, Tiridate. Pinto schiocc
la lingua. Non posso dire di invidiare gli armeni.
Sono sicuro che molti stranieri la pensano allo stesso modo, visti certi imperatori che abbiamo
avuto. Catone toss e poi riprese. Anche se confido nel fatto che Nerone si riveli un buon
imperatore.
Ne sono sicuro.
Poco pi avanti la strada dava sul foro, brunito dal sole del tardo pomeriggio. Alcuni
commercianti stavano gi imballando la merce delle loro bancarelle, ma la piazza principale era ancora
trafficata e nellaria risuonavano le urla dei commercianti che sovrastavano il frastuono delle
conversazioni e il rumore dei martelli dei fabbri. Dallaltro lato si ergeva la facciata colonnata della
casa del mercante. Era stata costruita in grande e con tale ostentazione che avrebbe fatto imbarazzare
anche il pi crasso dei facoltosi romani. Ununit di romani stava di guardia allentrata e scatt
sullattenti quando Corbulone e Quadrato si avvicinarono.
Immagino che avrai voglia di bere qualcosa dopo il tuo viaggio, disse Catone.
Ben detto. E sarebbe anche carino mangiare qualcosa. Ed essere sicuri di potersi riposare un
po.
Pinto si affrett e Catone allung il passo per stargli accanto. Se da un lato il pensiero di un bel
banchetto era invitante, dallaltro la prospettiva di un imminente incontro carico di tensione tra il suo
comandante e il governatore non lo era affatto. Con la Partia che stava radunando le sue forze per
lanciarsi verso il confine dellimpero, non era il momento per i comandanti romani nella regione di
metter su una stupida diatriba per guadagnarsi gloria e onore, rifletteva Catone. Non ora che cerano
cos tante questioni in ballo. Quando gli imperi si sarebbero scontrati, a vincere sarebbe stata di sicuro
la fazione che non era lacerata da conflitti interni mossi dallambizione dei singoli.
Quando raggiunsero lentrata, Catone si sent un peso sul petto allidea di doversi preparare
allimminente incontro nellopulento alloggio del generale.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Corbulone invit i suoi ospiti a bere e mangiare prima di chiedere al governatore della Siria di
seguirlo nello studio del mercante, che aveva scelto come suo ufficio. Quadrato insistette a portarsi
dietro Pinto.
Molto bene, dal momento che insisti ad avere testimoni.
Quadrato scosse la testa. Non  come credi, mio caro Corbulone. Non  che non mi fidi di te,
ma ho una certa et ormai ed  meglio avere con me un aiutante in caso mi perdessi qualche dettaglio.
Corbulone gli tir una gelida occhiata prima di ribattere: Quanta saggezza. Far lo stesso,
allora.
Si guard intorno e alz la voce. Tribuno Catone! Unisciti a noi, per favore.
Catone era stato a guardare lo spettacolo dallaltro lato della tavola imbandita che era disposta
in lungo nella sala principale, e butt gi il panino con i semi che stava mangiando, sovrappensiero, e si
fece strada verso gli altri. Corbulone li guid fuori dallentrata, lungo un corridoio, fino al suo ufficio e
si chiuse la porta dietro. La stanza era grande e accogliente e cera molto spazio per la scrivania
allestita per gli scrivani del generale e per gli sgabelli imbottiti usati per le riunioni con gli altri
ufficiali. Unampia finestra dava sul giardino al centro della casa e una leggera brezza muoveva il
pregiato tessuto delle tende da ambo i lati.
Accomodatevi, signori, ordin Corbulone e poi, quando si furono messi comodi sugli
sgabelli, rimase fisso a guardarli dallalto. Unottima tattica, pens Catone. Il generale aveva cos
messo in chiaro ancora una volta la sua autorit su Quadrato. E ora si muoveva con astuzia per
rivolgersi al governatore come se fosse un suo sottoposto.
Perch non ti sei messo subito in viaggio quando hai ricevuto la mia convocazione? Abbiamo
perso quasi un mese, ci saremmo dovuti preparare per la campagna.
Sono venuto il prima possibile. Ma dovevo sbrigare alcune faccende ad Antiochia prima di
potermi muovere. La Siria  una provincia molto vasta, generale. E governarla non  affar semplice.
Non ho bisogno di lezioni su questioni amministrative, grazie. Ti ho convocato perch venissi
qui il prima possibile. Non quando pareva a te. In futuro, mi aspetto che tu risponda pi prontamente
alle eventuali istruzioni che ti dar.
Lespressione di Quadrato si fece tirata. Non hai alcun diritto di parlarmi in questo modo.
Sono un senatore proprio come te. Ho la carica di governatore in una delle province pi prestigiose
dellimpero. E questo grazie al mio esemplare servizio, sono in carica da molti pi anni rispetto al mio
predecessore.
Le cose potrebbero cambiare molto presto, tagli corto Corbulone. Oserei dire che se
riferissi che potesse essere necessario rimpiazzarti, Nerone ne converrebbe con me. Ovviamente, spero
di non doverlo fare. Preferirei di gran lunga approfittare della tua grande esperienza e dei tuoi contatti,
a patto che siano utili per pianificare e portare avanti la campagna contro i parti.
Il governatore non riusc pi a contenersi e si alz di scatto. Stai tirando la corda! Con quale
autorit ti permetti di comportarti con tale arroganza? Ho intenzione di mandare un rapporto a Roma e
di chiedere che tu venga richiamato. Sono sicuro di potermela cavare da solo contro i parti, senza
laiuto di soldati che hanno passato quasi la maggior parte dei loro anni di servizio appostati nelle
foreste della Germania.
Catone guard la faccia del suo comandante il quale parve non scomporsi minimamente davanti
a quella scenata. Al contrario, Corbulone prese con tutta tranquillit un rotolo di pergamena dalla
scrivania e lo apr per mostrarlo a Quadrato.
Questa  la mia autorit. Sigillato dallanello imperiale. Gneo Domizio Corbulone 
autorizzato a intervenire a mio nome in ogni questione civile o militare nei limiti dellimpero, e anche
nelle province che si estendono tra la Cappadocia e la Giudea. Ordino che qualsiasi ufficiale, a
prescindere dal rango, obbedisca alle sue istruzioni come se fossero le mie, altrimenti verrete richiamati
a Roma per far fronte alle accuse di cattiva condotta, o tradimento, o qualunque sia ritenuta opportuna
nel singolo caso. Quindi, mio caro Quadrato, pare che tu sia stato posto sotto il mio comando.
Il governatore lesse, e rilesse, il volere dellimperatore con la faccia impassibile prima di
contrarre la mascella, annuendo, e rimettersi a sedere. Corbulone si volt verso Pinto.
Dal momento che il governatore ha avuto laccortezza di insistere perch tu fossi qui, ti ordino
di dichiararti testimone del fatto che lui ha preso
visione e ha capito la volont dellimperatore. Sei daccordo con me?.
Pinto guard Quadrato in cerca di direttive ma questultimo stava guardando fisso davanti a s e
non diede alcun segnale. Pinto deglut e annu. Certo, signore.
E anche tu, tribuno Catone. Che sia chiaro.
Ne sono testimone, signore.
Bene. Quindi  fatta.
Corbulone afferr una tavoletta cerata dalla scrivania e le diede una rapida occhiata prima di
continuare. Il primo passo sar preparare i nostri soldati. Avr bisogno di rapporti aggiornati sullo
stato di ogni unit a disposizione nelle province sotto il mio potere, a partire dalla Siria, dal momento
che  l che ce ne sono di pi. Li voglio qui il prima possibile. Niente scuse e niente ritardi.  chiaro?
Cristallino, rispose, secco, Quadrato.
La colonna portante del mio esercito saranno le legioni. Tu ne hai quattro sotto il tuo comando
stanziate in Siria?.
Quadrato annu. Esattamente. La decima, la dodicesima, la terza e la sesta. Non appena sono
venuto a conoscenza del volere di Nerone, ho spostato alcune truppe a Bactris, sullEufrate, per cercare
di impedire ai saccheggiatori parti di oltrepassarlo.
Saggia precauzione. E quanto alle altre truppe? Le ausiliarie?
Otto coorti di fanteria, ma sono perlopi sparse nelle citt e nei villaggi della provincia.
Alcune sono in avamposti.
E la cavalleria?
Cinque coorti. Quasi tutte in perlustrazione.
Corbulone fece una rapida stima. Circa ventiseimila uomini in tutto, quindi?
Se fossero tutti al meglio delle loro condizioni. Sarei sorpreso se fossero pi di quindicimila,
per come stanno le cose.
Corbulone prese nota sulla sua tavoletta prima di continuare. Qualche unit speciale? Arcieri,
frombolieri?
Una delle coorti  delle Baleari. Frombolieri.
Il generale prese altri appunti e poi alz di nuovo lo sguardo. Quindi, per quanto riguarda le
legioni, quali sono le migliori?.
Quadrato fece una pausa prima di parlare e Catone cap che stava facendo un rapido calcolo.
Poi scroll le spalle e rispose: Oh, ormai non c molto da scegliere. Ovviamente nessuna di loro  in
attivit da molto tempo, se non consideriamo qualche assalto punitivo, o di controllo della folla quando
le cose degenerano durante le gare di bighe. Gli unici uomini con alle spalle qualche campagna sono
quelli che sono arrivati da altre legioni. Sono sicuro che saranno abbastanza preparati quando li
chiameremo a combattere.
Uhm, staremo a vedere. E quanto al loro valore, dalle mie indagini pare che la decima e la
dodicesima siano malmesse. Le lascer dunque sotto il tuo comando per il momento. Prender le altre
due sotto il mio, immediatamente, insieme alla maggior parte dei tuoi ausiliari. Dovranno marciare
verso Bactris quando tornerai in Siria. Mi assicurer che vengano messe per iscritto le direttive prima
che tu te ne vada.
Quadrato si scambi uno sguardo carico dansia con Pinto prima di scuotere la testa. Ma
lasceranno la Siria scoperta in caso di attacco. Gi cos ho a malapena uomini a sufficienza per
difendere la provincia e far rigare dritta la gente del posto.
Sono sciocchezze, e lo sai. Ci sono sempre state molte pi truppe del necessario per mantenere
lordine. Le legioni sono l per scoraggiare la Partia e per formare la spina dorsale di un esercito
necessario per lanciare una campagna contro al nemico. Ora  tempo che si usino a tale scopo, te ne
rimarranno a sufficienza per tenere la Siria sotto controllo. Perdipi terr la decima e la dodicesima
come riserve, ed  molto pi che probabile che le chiamer per delle sostituzioni quando la campagna
sar avviata.  possibile anche che mi tocchi chiamarle a unirsi allarmata principale se servir. Ti
avviser per preparare la tua provincia, in questa evenienza.
Mi oppongo!.
Opponiti pure quanto vuoi. Scrivilo se ti fa sentire meglio. Puoi anche lamentarti direttamente
con limperatore. Ma considerando che i miei ordini vengono direttamente da lui, Nerone potrebbe non
apprezzare lessere chiamato in causa.
Catone cerc di nascondere lespressione divertita quando vide Quadrato impallidire cercando
di lottare per levarsi da quella spiacevole situazione. Corbulone gli diede un momento per riflettere
prima di continuare. Sono sicuro che mi appoggerai completamente per tutta la durata del conflitto
contro la Partia. In cambio mi assicurer di tenerti informato su ogni sviluppo significativo, e mi
confronter regolarmente con te sul modo migliore di agire. Soggetto ai miei ordini e allautorit a me
conferita.
Se voleva esser una sorta di contentino, beh allora non aveva avuto leffetto desiderato, pens
Catone guardando il governatore che era rimasto di sasso. Era pi probabile che Quadrato si attenesse
alle condizioni dellautorit di Corbulone il minimo indispensabile, e che sfruttasse antiche reti di amici
e alleati a Roma per indebolire il suo avversario. A essere onesti, rifletteva Catone, Corbulone avrebbe
fatto lo stesso. Anche un generale di successo non poteva contare solo su s stesso ed era obbligato a
fare giochi politici per coprirsi le spalle.
Spostiamoci. Corbulone fece un cenno in direzione della stanza principale, dove gli altri
ospiti stavano ancora festeggiando. Suppongo che il gigante dalle vesti eleganti del tuo seguito sia
Radamisto.
Re Radamisto, proprio lui.
Un re senza un regno non  proprio un re, dal mio punto di vista. E dal momento che suo padre
non  molto incline al ritorno di un potenziale rivale in Iberia, penso che gli si addica, al limite, il titolo
di principe. La verit  che  una pedina della politica romana. Lo rimetteremo sul trono dArmenia
solo perch Roma  pronta a forzare la situazione a ogni costo. In cambio sar nostro alleato e sar al
nostro servizio dora in poi. Questo  il prezzo da pagare. Oserei dire che molti a Roma hanno gi
intenzione di assicurarsi che Radamisto sia daccordo a volerci lasciare in eredit il suo regno alla sua
morte. A quel punto lArmenia sar a tutti gli effetti una provincia dellimpero e questo porr fine ai
complotti della Partia. Corbulone agit una mano con fare sprezzante. Ma di questo ci occuperemo
pi in l. Quello che conta ora  rimetterlo al trono il prima possibile. A parte quel variegato gruppo di
arrivisti che  con lui, ha qualche soldato a sua disposizione? O qualche alleato che pu chiamare a
combattere al suo fianco?.
Quadrato si volt verso Pinto. S, no?.
Il suo assistente annu. Ci sono alcuni uomini del contingente iberiano che gli aveva fornito il
padre per agguantare il trono allinizio. Cinquecento fanti e circa duemila uomini a cavallo. Ma questo
 quanto, signore. Non  stato al trono abbastanza per creare solide alleanze con i regni circostanti.
Un vero peccato, rispose Corbulone. Beh, duemilacinquecento uomini. Meglio di niente.
Anche se non sono abbastanza per permettergli di riappropriarsi del trono da solo. E questa  la nostra
priorit al momento. Devo accertarmi che lArmenia sia nelle nostre mani mentre rimpolpo, equipaggio
e rifornisco lesercito per la campagna contro la Partia.
Catone percep un filo dansia nelle parole del generale. Per quanto ne sapeva Catone, gli ordini
dellimperatore prevedevano la riannessione dellArmenia. Era possibile che Corbulone intendesse
allargarsi? La prospettiva di unaltra onerosa campagna in quel vasto territorio ancora sconosciuto che
era la Partia riemp Catone di inquietudine.
Corbulone si schiar la voce. Devo parlare con Radamisto pi tardi. Ma per ora sono contento
che abbiamo gettato le basi per il nostro rapporto di collaborazione, mio caro Quadrato. Insieme, ne
sono sicuro, renderemo orgoglioso limpero. E dal momento che ci sono ancora vino e cibo, propongo
di tornare a festeggiare.
Fu un brusco congedo e il governatore e Pinto si alzarono e se ne andarono dalla stanza senza
proferire parola. Una volta che la porta venne chiusa, Corbulone si rilass e spunt un sorriso sul suo
volto. Non penso di essermi fatto degli amici. Ma dovevo rimetterlo al suo posto.
Catone annu.
Mi sono accorto della tua espressione alla fine, quando ho menzionato la campagna contro la
Partia. Mi viene da pensare che tu non sia a favore di unazione pi ampia.
Era unosservazione molto diretta e Catone era seccato che il suo superiore avesse carpito i suoi
sentimenti cos facilmente. Signore, non ho voce in capitolo.
Nessuna voce, ma molte opinioni, sono sicuro. Parla chiaro, Catone. Prendo in considerazione
gli onesti commenti dei miei subordinati quando  il momento adatto, ed esigo obbedienza una volta
che la questione  chiusa e lordine viene dato.
S, signore. La penso come te. Catone raccolse le idee. Molto bene. Non posso fare a meno
di essere preoccupato dallidea di spingere lesercito in un conflitto con la Partia. Roma ci ha gi
provato in precedenza e non  andata bene.
Ne sono consapevole, e non ho alcuna intenzione di ripetere gli stessi errori. Ho tutta
lintenzione di limitare la campagna al riprendersi lArmenia. Ma se Vologase si allargasse, allora
dovr essere pronto a far fronte a ogni eventuale attacco lungo lEufrate, cos come a qualsiasi tentativo
di riannettere lArmenia. Quello che non ho intenzione di fare  scagliarmi da solo contro i parti nel
tentativo di guadagnarmi la gloria eterna e riempire i miei scrigni di oro e argento provenienti dalla
Partia. Corbulone fece una pausa. Credo che ci sia un tacito accordo tra il generale e gli uomini che
guida. Un generale di tutto rispetto non deve mettere a repentaglio la loro vita inutilmente, e tantomeno
dovrebbe mettere la sua ambizione davanti alle loro vite. Ecco, tribuno Catone. Ti ha un po
rincuorato?
S, signore. Buono a sapersi.
E mi atterr a questo. Te lo giuro. Corbulone gir attorno al tavolo e si sedette di fronte a
Catone. Credo anche che sia necessario prendere liniziativa il prima possibile. Se prendiamo il
nemico alla sprovvista la battaglia  mezza vinta. E questo  il motivo per cui dobbiamo sbrigarci a
riportare Radamisto sul trono armeno. Oserei dire che quel che rimane del suo esercito  poco pi che
gentaglia.  necessario rinforzarlo perch abbia almeno una probabilit di successo. Ha bisogno di
soldati romani al suo seguito. E alcune armi da assedio nel caso in cui il suo rivale, Tiridate, decidesse
di porre resistenza nella capitale, Artaxata. Il problema  che non ci sono truppe a disposizione in
questo momento, salvo la tua coorte.
Catone sent il battito accelerare. La mia coorte? Ma siamo stati chiamati per servirti come
scorta, signore. Chi ti difender?
Non mi servono tutti per farmi la guardia. Tarso  una citt abbastanza sicura. Un piccolo
gruppo di guardie sar sufficiente. Oltretutto, avr due legioni e molti ausiliari tutti insieme quando
Quadrato li invier dalla Siria. Ci vorranno mesi per preparare lesercito per la campagna.  probabile
che non possa muovermi fino allanno prossimo. Ma un piccolo esercito  pi facile da
approvvigionare e da far giungere a destinazione. Questo sar il tuo incarico, tribuno. Sarai a comando
della tua coorte e di alcune truppe ausiliarie che posso darti. Dovrai scortare Radamisto e le sue truppe
fino ad Artaxata e rimetterlo sul trono. Poi dovrai aiutare il re a tenere duro sino a che non avr finito di
preparare le truppe perch siano pronte ad affrontare ogni possibile minaccia dalla Partia.
E se i parti rinforzano Tiridate prima che ci accada, signore?
Dubito che accadr. Prima di tutto, devono mobilizzare tutte le loro forze e preparare le
provviste necessarie. Poi, ho ricevuto delle notizie interessanti dai nostri informatori in Partia. Pare che
il re Vologase stia fronteggiando la minaccia di uno degli stati vassalli, lIrcania. E meglio ancora, suo
figlio, Vardane, lha tradito e si  messo dalla parte dei ribelli. Corbulone abbozz un sorriso. Il fatto
che sia stato pagato profumatamente da spie romane potrebbe avere qualcosa a che vedere con la
questione. A ogni modo, Vardane pu contare sul servizio di abbastanza mercenari da creare a suo
padre non pochi problemi. Almeno abbastanza da distrarlo da qualsiasi operazione in Armenia per un
po. Tiridate  per conto suo. Quindi non ti devi preoccupare su quel fronte, tribuno Catone.
Lo spero, signore.
Dovrebbe essere un intervento abbastanza semplice. Non dovrebbero volertici pi di tre mesi a
partire da ora. Porta i tuoi uomini nella capitale, rimettilo sul trono e rimani l fino a che non riceverai
ulteriori ordini. Direi che la sfida pi grande sar quella di non strangolare quel bastardo prima che sia
finita.
Signore?
Ne ho sentite abbastanza su di lui da poter dire che  un individuo arrogante con una vena di
perfidia lunga un miglio.
Ah.
Cerca di tenerlo fuori dai guai, Catone. Sono sicuro che ce la farai. Ho avuto modo di
conoscerti abbastanza in queste settimane per essere sicuro che sei luomo giusto per questo incarico.
Se lo dici tu, signore, disse Catone con poco entusiasmo.
Ci fu un breve momento di silenzio prima che Corbulone gli indicasse la porta.  tutto per ora,
tribuno. Ora  meglio godersi quel che rimane dei festeggiamenti. Probabilmente sar lultimo pasto
decente che ti potrai godere, almeno per un po.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Ecco qui. Macrone sistem la canna da pesca nelle mani del bambino e gli diede una gentile
pacca sulla spalla. Si trovavano sulla riva del fiume, non troppo distanti dalla citt. Ce lhai, Lucio.
Ora devi solo essere paziente. Quando il pesce si avviciner allesca, devi fare in modo che abbocchi
per bene, non che la mordicchi. Sentirai la canna da pesca muoversi un po tra le mani. Ma non sar
ancora il momento di tirarla con forza. Aspetta che il pesce strattoni la canna. A quel punto potrai
colpire. Tira con forza e il pesce sar tuo.
Lucio lo guard tutto contento. Il mio pesce per la cena!.
Ben detto. Ovviamente, se sei molto bravo, pescherai abbastanza pesci da procacciare la cena
per tutti.
S. Te lo prometto, zio MacMac.
Dunque, ragazzo mio.  ora che tu la smetta di usare un linguaggio da bambini. Non c pi
bisogno che mi chiami MacMac. Puoi chiamarmi Macrone, quando ci siamo solo io, te, Petronilla o tuo
padre. Altrimenti centurione Macrone, o signore. Hai capito?.
Lucio lo guard seriamente e annu. Perch?
Se vorrai diventare un soldato un giorno, devi abituartici. Meglio iniziare fin da subito, non
trovi?. Macrone si chin e rimise la mano sulla canna da pesca. E ora concentrati. Lo zio Macrone ha
fame e vuole del pesce per cena. Questo  il tuo incarico per la giornata. Pesci gatto.
Pesci gatto, Lucio lo ripet e strinse le labbra guardando fisso il punto in cui il filo entrava in
acqua, creando una sorta di V sulla superficie dellacqua. Macrone indietreggi e si arrampic tra le
canne che crescevano lungo la sponda fino a che non raggiunse il campo dove Petronilla se ne stava
seduta allombra degli alberi mentre svuotava il piccolo cestino che si erano portati da Tarso. La citt,
circa a due miglia di distanza, si poteva appena scorgere da un meandro del fiume, e le pietre bianche e
i rossi tetti in cotto brillavano sotto il sole.
Ho proprio voglia di bere qualcosa, disse Macrone mentre si lasciava cadere dietro di lei.
Petronilla gli porse una fiaschetta riempita dalla sorgente pubblica fuori dalla casa
dellargentiere. Avrebbero potuto bere dal fiume ma poche persone erano pronte a farlo a valle di una
citt. Macrone tolse il tappo, si port la bottiglia alle labbra e diede un bel po di sorsi prima di metterla
gi.
Ne avevo proprio bisogno. Fa caldo oggi.
Troppo caldo. Petronilla si stava facendo aria con un ventaglio. Non credo mi ci abituer.
Vedrai che ci farai labitudine. Ne ho viste abbastanza nellimpero da poter dire che ci si pu
abituare a tutto: alla neve e al pungente freddo del nord, o al bagliore del sole nel deserto, cos forte da
fare male agli occhi. Vedrai.
Pensi che staremo qui a lungo?, disse guardandolo.
Dipende dai parti. Se fossero saggi, si renderebbero conto che Nerone non scherza e si
tirerebbero indietro, lasciandoci lArmenia. Una volta che Roma prende una decisione, si sa, va fino in
fondo, a qualunque costo. Questa  la reputazione che ci siamo costruiti sin dallinizio. I nemici
dovrebbero pensarci due volte prima di sfidarci.
E ci nonostante i parti hanno deciso di sfidare Roma?
Con i parti  diverso, disse Macrone. Pensano di essere sul nostro stesso piano.  per questo
che sono pronti a correre il rischio di tanto in tanto.
E lo sono? Sono forti quanto i romani?
Certo che no. Macrone storse il naso. Un branco di rammolliti orientali. Tutti con fluenti
vesti e occhi truccati, per quel che ricordo.
E tuttavia sono abbastanza sicuri di s da affrontare i romani, riflett Petronilla. Allora non
sar proprio una passeggiata. E se sono cos deboli, perch la Partia non fa ancora parte dellimpero?.
Macrone non apprezz questa sorta di interrogatorio. Metteva in dubbio lefficienza delle
legioni romani, di cui andava oltremodo fiero. Quindi replic con quelle frasi che di solito dicevano i
soldati che volevano infangare la reputazione dei parti.
Oh, credo che possano combattere in maniera decente di tanto in tanto. Ma la verit  che non
sono dei soldati a tutti gli effetti. Non combattono in maniera leale.  un manipolo di furbastri, subdoli
e disonesti. Con i loro inganni e le loro trappole. Questo  lunico motivo per il quale ci hanno dato
problemi negli anni.
Petronilla pens un momento. Mi pare che abbiano trovato il modo per affrontare te e le tue
legioni.
Macrone rise e le accarezz la mano con fare indulgente. Lascia le questioni militari a chi ne
sa, amore mio. Sappiamo quel che diciamo. Fidati. Sistemeremo i parti senza troppi problemi.
Lo spero. Lo fiss e poi prese il suo volto ispido tra le mani. Sono solo preoccupata per te.
Tutto qui. Per te, e per il tuo amico Catone. Fece un cenno verso Lucio, la sua testa si scorgeva appena
tra le cime delle canne che oscillavano dolcemente. E Lucio. Ha gi perso sua madre. E suo nonno.
Non gli resta che Catone. Gli prese la mano e gliela strinse. Tutto quello che voglio  che torniate
sani e salvi dalla campagna.
Siamo sopravvissuti fino ad ora. Anche se in un paio di occasioni ho pensato fossimo
spacciati, non che lavrei ammesso in quel momento. Ma ce la caveremo. Lo giuro su Giove Ottimo
Massimo.
Speriamo che ti stia ascoltando allora. Macrone, mio caro, odio doverlo dire, ma sei stato
fortunato. E la fortuna prima o poi si esaurisce. E poi, ecco.
Cosa?
La tua et. Non sei pi un ragazzino. Hai fatto i tuoi anni di servizio, perch non vai in
congedo? Potresti prenderti lindennit e sistemarti in un posto tranquillo con me.
Macrone ribatt, infastidito. Sono ancora luomo di allora. E ho ancora molti anni davanti. E
poi, devo prendermi cura dei ragazzi. Contano su di me. E c Catone.  intelligente ed  un soldato di
talento, ma devo badare anche a lui. Ancora qualche anno nella legione per me, Petronilla,  cos. Mi
ritirer il giorno in cui non riuscir pi a stare al passo con gli altri. E comunque, con questa campagna
ricever un bottino tale da poter comprare una casa dignitosa per noi. I parti sono ricchi come Creso.
Un facile bersaglio.
A meno che non sia tu a diventare un loro facile bersaglio.
Bah!. Macrone ne aveva abbastanza e indic il cestino. Cosa hai portato da mangiare?.
Pasticcio di agnello, quei falafel per cui qua vanno matti, e anche della frutta.
Sembra invitante.
Fissarono il fiume in silenzio per un momento, una nave stava muovendo con cautela verso
Tarso mossa da remi con lunghe pale che tre uomini impugnavano. Nessuno dei due voleva tornare a
discutere dellimminente campagna. Dopo un po Petronilla riprese a parlare. Pensi davvero che Lucio
pescher qualcosa?.
Macrone scosse la testa. No. Ma lo tiene occupato, cos posso dedicarmi a te. Le mise un
braccio attorno alla vita e la strinse, portandosela vicino. Si dettero un bacio. Poi un altro, questa volta
pi lungo, e Petronilla si distese trascinandolo sopra di lei.
Basta parlare. Facciamo lamore.
Macrone allent la cintura della stola e le scopr le cosce. Questa s che  la mia donna.
Lucio stava iniziando a cuocersi sotto il sole di mezzogiorno e i pesci non stavano abboccando.
Nonostante avesse pregato con tutto s stesso la Fortuna o il dio di quel fiume. Anche se Macrone gli
aveva detto di tenere ferma la canna, si stava annoiando e aveva iniziato a tirarla su fino a che lamo
non usciva dallacqua per poi reimmergerla ascoltandone con piacere il pluf. Ma ancora nessuna preda.
Inizi a chiedersi se Macrone avesse ancora qualche consiglio da dargli. Macrone era uno di quegli
uomini che pare sappiano fare tutto. Sapeva affilare coltelli, intagliare soldatini di legno, raccontare
battutacce, e sputare pi lontano di quanto Lucio fosse mai riuscito a fare. Gli venne in mente la frase
che Macrone diceva di solito in sua presenza quando le cose non andavano come previsto.
Che coglioni, mormor Lucio divertito, poi si gir di scatto a guardare tra le canne. A
Petronilla non piaceva quando usava le imprecazioni da soldato, cos le chiamava. Diceva che quel
linguaggio non si addiceva al figlio di un alto ufficiale.
Che coglioni!, disse Lucio, ridacchiando. Coglioni, coglioni, coglioni.
Tir fuori la canna da pesca e lanci la lenza verso la riva del fiume rimettendola a posto prima
di arrampicarsi tra le canne. Mentre si avvicinava alla cima, inizi a udire delle urla sommesse. Era
Petronilla. Non si capiva se fossero grida di gioia o di dolore. Poi li vide, Macrone sopra, lei sotto con
le gambe aperte, una delle quali cingeva la sua schiena.
Lucio scosse la testa. Stavano facendo di nuovo la lotta. Come la prima volta che li aveva visti e
loro si erano affrettati a spiegare cosa stavano facendo. Lottavano spesso. Macrone sembrava sempre
avere la peggio, emetteva un urlo profondo e poi rotolava da un lato, ponendo cos fine alla lotta.
Lucio sospir, esasperato, si volt e ritorn al livello del fiume. Avrebbero fatto la lotta per un
po, ormai lo sapeva. E quando Macrone perdeva erano sempre cos stanchi da non poter fare niente per
un po.
Lucio prese la sua canna, controll che il pezzetto di cartilagine che serviva da esca fosse
ancora ben attaccato allamo e poi lo rigett nel fiume. Si accovacci per terra, tenendo la canna con
una mano, mentre con laltra si reggeva il mento, contemplando lacqua in attesa del primo pesce.
Catone era l che li stava aspettando nella casa dellargentiere, quando tornarono, al crepuscolo,
stanchi ma felici dopo la gita al fiume. Alla fine Lucio aveva catturato tre pesci, sul tardi, quando laria
fresca invitava i pesci a emergere dalle profondit del fiume. Li mostr tutto fiero al padre.
Li ho pescati io! Dopo che zio Macrone mi ha fatto vedere come si fa!.
Zio Macrone?. Catone sorrise.
Il suo amico annu.  ora di smetterla con Macmac.
Che peccato, ormai mi ci ero abituato. Anche gli uomini della coorte saranno dispiaciuti.
Macrone strinse gli occhi. Non si azzarderebbero.
Non davanti a te.
Il primo che becco spaler la merda delle latrine dei centurioni per il resto della campagna.
Il sorriso di Catone scompar al pensiero che avrebbe dovuto abbandonarli per un po, secondo
le ultime notizie. Ma questo poteva aspettare. Si chin per ammirare il bottino del figlio.
Che meraviglia. Non devessere stato affatto facile catturarli.
Gi.  stata molto dura.
Ben fatto, Lucio. Sono proprio fiero di te. Catone gli scompigli i capelli. Non vedo lora di
mangiarli.
Ma sono miei. Lucio parve mortificato. Li ho catturati io.
Su, su, ragazzo, intervenne Macrone. I soldati condividono le loro razioni. Se li avessi
catturati io, li avrei condivisi con voi.
Ma non lhai fatto. Eri troppo occupato a fare la lotta con Petronilla. Ed  per questo che li ho
catturati.
Fare la lotta?. Catone lanci unocchiata agli altri due. Ah, ho capito.
Petronilla arross poi fece uno scatto in avanti e prese Lucio per mano. Vieni, signorino Lucio,
andiamo a portarli in cucina e prepariamo una bella cenetta per tutti noi. Che ne dici?
Che bello, s! Una cenetta!.
Catone e Macrone li guardarono con affetto mentre scomparivano in fondo al corridoio che
portava alla cucina dellargentiere.
Hai proprio un bravo figliuolo, Catone.
Gi. Sorrise fiero.
Spero di averne uno anchio un giorno.
Petronilla non.
Non che io sappia. E non che non ci sia la voglia di provarci.
Ah gi, alla lunga tutto quel lottare vi ripagher. Catone ridacchi. Sono sicuro che avrai un
figlio che sar tale e quale a te.
Macrone fece una smorfia. Che gli di mi aiutino in tal caso. Ero un bambino difficile da
tenere a bada.
Riesci sempre a stupirmi.
Le porzioni dello stufato di pesce preparato da Petronilla erano abbastanza copiose da far
sospettare a Catone una surrettizia aggiunta di cose simili al pesce prese dalla dispensa per aumentarne
il volume. Lorafo si un a loro. Yusef era un uomo pingue con gli occhi sporgenti e lespressione
vispa, e, quando Catone gli fece cenno di sedersi al tavolo con loro, chin il capo con gratitudine.
Quando lo stufato fu servito si strofin le mani e si avvicin con la faccia al piatto fumante.
Ah, magnifico! Era stato avvisato da Petronilla e cos si volt verso Lucio. Mi pare di capire
che dobbiamo ringraziarti per averci regalato questo ottimo pasto, giovanotto.
Lucio sorrise orgoglioso mentre Yusef aspettava che Petronilla si sedesse per alzare il calice.
Un brindisi per il nostro pescatore provetto. A Lucio.
A Lucio, dissero gli altri in coro.
Il bambino alz la sua coppa. A me!.
Lo stufato fu una rivelazione per Catone. Il pesce era stato tagliato a cubetti e fritto prima di
essere aggiunto a uno spesso strato di cipolla, pomodori e spezie. Era un po piccante per lui, e dovette
bere un po di vino annacquato, ma nel complesso era delizioso.
Un motivo in pi per sposare questa donna, Macrone.
Il centurione sorrise, allegro, e fece locchiolino a Petronilla.
Largentiere aggiunse, malizioso. Certo. Ma se non lo fa, sar pi che onorato di chiederti la
mano. Solo a patto di essere servito con cibo cos delizioso.
Macrone gli lanci uno sguard tagliente. Non credo che tu abbia bisogno di mettere su peso.
Sto scherzando, centurione. Sul serio. Nessuna donna potr mai rimpiazzare la mia cara
moglie, riposi in pace. Si rattrist per un momento al pensiero. Una donna dolce, ma con unindole
irrequieta. Oserei dire che avrebbe trovato le circostanze attuali piuttosto spaventose.
Catone pos il cucchiaio. Oh? Come mai?
Per limminente conflitto con la Partia.  difficile cancellare i ricordi e gli abitanti di Tarso
parlano ancora delle incursioni di bande di parti lultima volta che Roma e la Partia furono in guerra. I
nemici rasero la nostra terra al suolo, bruciando fattorie e villaggi, saccheggiando, uccidendo e
stuprando. Sono poche le famiglie che non soffrirono per colpa loro. Per non parlare dei danni ai
commerci. Alz gli occhi. Ci sono voluti anni per riprendersi. Quindi capirai bene che spero che
mente fredda e buon senso prevalgano e che si eviti un conflitto tra il tuo glorioso imperatore Nerone e
il perfido despota Vologase. Tarso non si pu permettere di subire di nuovo tali razzie.
Non devi preoccuparti, rispose Macrone. Corbulone sa il fatto suo. Le province orientali
saranno sicure nelle sue mani. Oltretutto, ci vorr un bel po prima che lesercito sia pronto a muovere
guerra.
Spero che tu abbia ragione, centurione.
Catone rabbrivid tra s e s al pensiero. Con lo spensierato ritorno a casa dalla gita al fiume, il
pesce e il calore della cena condivisa aveva rimandato il momento di annunciare gli ordini di
Corbulone. Si schiar la voce.
A proposito. Temo che saremo in guerra prima di quanto pensassi.
Tutti posarono i cucchiai e lo guardarono. Catone pos il suo e si mise comodo prima di
continuare. Il generale ci ha dato ordini. La coorte partir da Tarso nei prossimi giorni.
Petronilla deglut. Cos presto? Pensavo che ci sarebbero voluti mesi per preparare lesercito.
Anche io. Mi dispiace che non sia cos.
Yusef si sporse in avanti con lespressione corrucciata. La guerra  vicina?.
Catone sapeva che non avrebbe dovuto rivelare nessun altro dettaglio davanti al suo ospite.
Aveva abbastanza riguardo nei confronti dellargentiere, ma cera la possibilit che fosse quel tipo di
persona capace di diffondere le informazioni in pubblico e di rivelare cos senza volerlo gli ordini
ricevuti da Catone a una spia dei parti. Non posso aggiungere altro.
Cosa ne sar di noi?, chiese Petronilla. Di me e di Lucio? Verremo con te?.
Catone scosse la testa. Non posso correre il rischio. Starete qui con Yusef. Si rivolse
allargentiere. Ovviamente se sei daccordo. Lascer abbastanza denaro per pagare vitto e alloggio.
Yusef annu e le sue guance cadenti tremarono mentre sorrideva gentilmente.  un onore per
me, tribuno.
Lucio che se ne era stato seduto in silenzio prese parola, gli tremavano le labbra.  Pap e zio
Macrone ci abbandonano?.
Petronilla lo abbracci. Devono, tesoro mio. Devono aiutare limperatore a salvarci dai
barbari.
Ma non voglio che se ne vadano. Lucio serr le labbra e sbatt le palpebre. Le prime lacrime
che erano spuntate agli angoli degli occhi scendevano gi lungo le sue guancette.
Petronilla sospir e si alz dal tavolo per prendere in braccio il bambino. Vieni,  comunque
ora di andare a dormire. Ti racconter qualche storia se sei coraggioso e ti asciughi queste lacrime.
Quando fu sul ciglio della porta si gir e incroci lo sguardo di Macrone. Finiremo di parlarne dopo.
Non c niente di cui parlare, amore mio. Dobbiamo rispettare gli ordini. Non c altro da
dire.
Serr gli occhi. Bah.
Con Lucio che la guardava con gli occhi lucidi appoggiato su una spalla si gir e se ne and.
Quando sent i suoi passi allontanarsi nel corridoio Yusef si mosse e si alz dalla sedia lentamente per
via della sua mole.
Credo che sia meglio lasciare parlare da soli questi due gentiluomini. Immagino dovrete dirvi
cose che non posso sentire. Vi auguro una buona notte.
Si trascin via lasciando Macrone e Catone da soli con i loro piatti ancora mezzi pieni.
Non muoio dalla voglia di affrontare la questione con la mia amata, sbuff Macrone mentre
si grattava il mento. Poi si spost di fronte al suo amico e lo guard con gli occhi che gli brillavano.
Quindi dove siamo stati mandati?
Artaxata, capitale dellArmenia.
Macrone alz le sopracciglia e sibil: Solo noi? Una coorte per invadere lintero regno?
No, ce ne saranno altre. Noi saremo lavanguardia. Spero che recupereremo alcuni ausiliari
sulla via. E ci sar unaltra unit di truppe di gente del posto, guidata dal principe Radamisto.
Da chi?. Macrone corrug la fronte cercando di concentrarsi. Ah s, il pretendente al trono
armeno. Quanti uomini ha?
Poche migliaia. Non so quanto siano preparati. Ma lo scopriremo quando si uniranno a noi.
Catone prese la sua coppa di vino annacquato e ne bevve un sorso. Lo stesso vale per Radamisto.
Non hai la minima idea di come sia, quindi?
Non ho ancora avuto modo di parlargli. Ma da quel che ho sentito, devessere un
personaggio.
In senso positivo?.
Catone alz le spalle. Lo scopriremo molto presto.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Cazzo, ma  un gigante, mormor Macrone mentre luomo che sarebbe diventano il re dArmenia entrava nellufficio del generale.
Era vero, not Catone, mentre Radamisto abbassava il capo per non sbattere nel telaio della
porta. Aveva le spalle cos larghe che distinto era entrato di traverso per passare comodamente senza
farsi piccolo. I suoi avambracci sembravano prosciutti e abbronzati comerano parevano del colore
della cotenna, cosa che rendeva ancora pi appropriato il paragone. Anelli di pietre preziose
scintillavano sulle sue mani e i suoi lucidi capelli scuri erano tirati indietro da un sottile nastro di seta
viola.
Il principe rivolse un inchino a Corbulone e guard attentamente i due ufficiali; Corbulone
ricambi linchino e indic Catone e Macrone parlando in greco, la lingua comune nella parte orientale
dellimpero.
Maest, questi sono i due ufficiali di cui ti ho parlato ieri. Vorrei presentarti il tribuno Quinto
Licinio Catone, comandante della Seconda coorte pretoriana, e questo  Lucio Cornelio Macrone, il suo
primo centurione e vicecomandante.
I due abbassarono il capo quando furono nominati. Catone, che sapeva parlare il greco molto
bene, non ebbe alcun problema a seguire la presentazione, ma Macrone, che era un po arrugginito,
fece fatica a seguire il filo del discorso.
Radamisto si mosse verso il centro della stanza e con le braccia conserte guard dallalto della
sua statura i tre romani che aveva di fronte. Macrone, che gi non era molto alto di suo, sent un brivido
lungo la schiena, guardando il principe dellIberia. Per la prima volta in vita sua si trovava di fronte a
un uomo che senza ombra di dubbio lo avrebbe battuto in uno scontro. Anzi, peggio, pens Macrone.
Radamisto lo avrebbe fatto a pezzi, a mani nude, con la facilit con cui Macrone avrebbe tagliato a
pezzetti un pomodoro. Gli si strinse lo stomaco dallansia al pensiero. Per fortuna il bastardo  uno dei
nostri
 un piacere conoscerti, tribuno. La voce di Radamisto era pi acuta di quanto Catone si
aspettasse. Era comunque piacevole da ascoltare. E anche te, centuriore. Il mio amico qua, il generale,
parla molto bene di voi. Sono contento che sarete al mio servizio quando torner in Armenia per
uccidere quel cane di Tiridate, e mi riprender il trono.
Catone ebbe un lieve sussulto deducendo che non sarebbe stato al comando della colonna.
Incroci lo sguardo del generale, il quale gli fece un lieve cenno col capo per rassicurarlo.
E il centurione e io saremo onorati di combattere al tuo fianco, maest.
Radamisto sorrise con gentilezza e si volt verso Corbulone. Ho gi avvertito i miei soldati
che si trovano fuori Antiochia. Marceranno verso Bactris non appena riceveranno lordine.
Bene, sono sicuro trarranno vantaggio dalladdestramento che ho preparato per loro.
Il sorriso di Radamisto si oscur un po. Posso assicurarvi che sono ben preparati. Tutto quello
di cui hanno bisogno per vincere  il supporto dei nostri alleati. Possiamo affrontare la maggior parte
delle battaglie.
Chiaro. Non volevo mettere in dubbio la prodezza degli iberiani. Penso solo abbia senso farli
familiarizzare con la maniera in cui combattono i romani, in modo tale che possano cooperare in modo
efficace.
Capisco e sono daccordo, generale. E a proposito, che ne  delle macchine dassedio che ho
richiesto? Se Artaxata non ceder, ne avr bisogno per aprire una breccia nelle mura.
Ho preso in considerazione la tua richiesta. Corbulone scand bene lultima parola, ci teneva
a sottolineare che si trattasse di una richiesta e non di un comando. Tuttavia, non ne ho nessuna
disponibile al momento. Mi serviranno per buttare gi i fortini dei parti lungo le rive dellEufrate
quando oltrepasser il fiume e piazzer le mie truppe tra il tuo regno e quello dei parti. Oltretutto
alcune delle armi sono vecchie e richiedono manutenzione. Ci vorr un bel po di tempo prima di avere
armi dassedio degne del loro nome.
Corbulone allarg le braccia. Credimi, maest, sarei pi che propenso a dartele se potessi.
Non importa, devo avere baliste, onagri, torri e arieti. O le mie truppe saranno impotenti di
fronte alla minima fortificazione eretta contro di me in Armenia.
Come ho detto, vorrei poterti aiutare.
Radamisto alz la testa, tronfio, e lo fiss. Ho limpressione che tu sia restio a volermi dare le
tue macchine da assedio. Se non me le darai, be allora non ha senso che io conduca i miei uomini, e i
tuoi soldati, fino in Armenia. Rimarr piuttosto ad Antiochia ad aspettare lesito della tua campagna
prima di decidere di agire.
Corbulone fece un respiro profondo prima di rispondere: Maest, abbiamo un accordo. Tu ti
riprenderai il tuo regno il prima possibile, con qualsiasi aiuto io ti possa fornire in questo momento. In
cambio, quando il mio esercito sar pronto per scendere in campo contro la Partia, Roma ha giurato di
onorare il tuo diritto al trono, a qualsiasi costo.
Il mio accordo  con il tuo imperatore. Nerone ha promesso di darmi le risorse necessarie per
riprendermi il mio regno. Mi servono armi dassedio. E me le darai. O preferisci che mandi un
incaricato a Roma per sottoporre la questione direttamente allimperatore?.
Catone guard la reazione del suo generale alla minaccia e si rassegn al fatto che era stato
raggirato. Se Radamisto lavesse fatto, allora, appena linviato fosse tornato con la risposta, ci sarebbe
stato a malapena il tempo di organizzare un intervento in Armenia prima che scendesse linverno su
quelle terre montane. Oltre a ci, cera anche una piccola possibilit che limperatore si infuriasse
venendo a sapere che gli accordi col principe erano stati messi in discussione da un suo subordinato.
Corbulone rischiava di essere richiamato e la sua carica sarebbe passata a Quadrato, un uomo con poca
esperienza sul campo, ma pronto a tutto per raggiungere la gloria; una combinazione pericolosa. Era
negli interessi di Roma, per non parlare di quelli del generale, che Radamisto si muovesse il prima
possibile per risalire al trono. Nei pochi istanti in cui Catone pens a tutto ci, il suo generale si
arrovell con lo stesso dilemma per arrivare alla stessa conclusione.
Molto bene. In nome della sacra alleanza tra sua maest e limperatore, far in modo di
trovare alcune armi dassedio utilizzabili da poter mandare con la tua colonna.
Radamisto fece un cenno col capo in segno di riconoscenza.
Ma, come capirai bene, la natura tecnica dellequipaggiamento richiede la manutenzione di
specialisti. Pertanto, le armi dassedio verranno affidate a Catone e ai suoi uomini. Si assicureranno che
giungano in Armenia intatte e useranno le armi per buttare gi le mura dei tuoi nemici, maest. Penso
che tu possa convenire con me. Mi pare una soluzione accettabile, no?.
Da quanto aveva letto sulle precedenti guerre in Partia, Catone sapeva che le truppe dei regni
orientali erano poco competenti con le armi dassedio. Radamisto non sarebbe stato in grado di
sfruttare quelle armi al meglio se le avesse dovute maneggiare lui in persona, e lo sapeva bene.
Molto bene, rispose Radamisto. Accetto le tue condizioni.
Grazie maest. La gentilezza con cui rispose Corbulone era pari a quella di un uomo che 
stato obbligato a rinunciare a qualcosa e deve pure ringraziare per quel privilegio. Far in modo che
lequipaggio sia condotto a Bactris il prima possibile. Bene, quindi deduco che la questione sia chiusa
ora che ti ho presentato a Catone e Macrone. Non ti tratterr oltre, maest. Sono sicuro che avrai molti
preparativi da organizzare.
Chiaro, generale. Radamisto si scambi un inchino con gli ufficiali romani e poi fece un
cenno con la testa a Catone. Non vedo lora di rivederti a Bactris.
S, maest.
Dopodich Radamisto si volt e se ne usc a grandi passi dalla stanza, abbassando la testa e
girandosi di nuovo da un lato per passare dalla porta. Di colpo la tensione nella stanza svan e i tre
romani respirarono sollevati. Quando non se ne sentirono pi i passi, Corbulone incroci le braccia e si
risedette.
Posso indovinare cosa stai pensando, caro, ma raramente possiamo scegliere i nostri alleati.
Questo  quello con cui dobbiamo avere a che fare ora e in questo momento  di vitale importanza che
riportiamo i nostri alleati in Armenia, dove dobbiamo provare a scacciare gli usurpatori parti.
I nostri usurpatori contro i loro usurpatori, disse Macrone. Che vinca il miglior usurpatore.
Corbulone inclin la testa. Sei solito fare questo genere di commenti, centurione? Se s, ti
prego di smetterla fino a quando lavoreremo insieme, a meno che tu non voglia scendere di livello.
Scusa, signore. Non succeder pi.
Il centurione Macrone ha ragione, maest, intervenne Catone in maniera avventata per evitare
che il suo amico scatenasse ulteriormente lira del comandante. Dobbiamo assicurarci che i nostri
alleati abbiano la migliore possibilit di successo. Non possiamo lasciare niente al caso.
Assolutamente. Ed  il motivo per cui ho deciso di mandare te, e va beh ora anche delle
preziose armi da assedio. Far in modo che tu abbia abbastanza onagri e baliste per prendere Artaxata.
Le nostre spie in Armenia dicono che quasi tutte le truppe dei parti si sono dovute ritirare per
combattere contro Vardane e i ribelli ircani. Questo  il momento per colpire e hai uomini pi che a
sufficienza per farlo. Quindi, per usare le parole del centurione, che vinca il miglior usurpatore. O ci
saranno grandi pene da scontare. Per tutti noi.
Signore, posso chiedere qual  il piano nel caso in cui Radamisto non dovesse riuscire a
riprendersi il trono?
Se ti pare che non ci sia possibilit di vittoria, allora dovrai ritirare i tuoi uomini dallArmenia
nel modo pi veloce e indolore possibile. Sar pi facile rimpiazzare i nostri amici iberiani che un
gruppo scelto dellesercito romano. Temo che Radamisto lo sappia ed  per questo che  un po
sospettoso sul livello di aiuto che ricever. Chi non lo sarebbe nella sua situazione? Abbiamo tantissimi
ostaggi di sangue reale a Roma che potremmo usare al suo posto. Se, per qualsiasi ragione, la ritirata
non fosse possibile, a quel punto assicurati che gli stendardi della coorte non finiscano in mano nemica.
Roma non vuole ripetere lo scempio delle aquile perse nella battaglia di Carre. Questo sar compito tuo
in quanto primo centurione, Macrone.
S, signore. Hai la mia parola. Nessuno stendardo verr preso.
Sono felice di sentire queste parole. Sar anche tuo dovere addestrare al meglio i tuoi
sottoposti prima che si dirigano in Armenia. I tempi sono stretti e avrai tempo solo per i rudimenti. Ma
hanno bisogno di sapere come agire sotto il comando romano se la colonna deve combattere insieme.
S, signore. Li metter in riga quei bastardi.
Corbulone trattenne un secondo il respiro. Il termine adatto sarebbe stimati alleati. Almeno
davanti a loro.
Stimati alleati, s, signore. Non bastardi. Va bene.
Corbulone lo fulmin con gli occhi, ma Macrone non vacill e lo guard, impassibile. Il
generale rivolse lattenzione a Catone.
Al contrario di quanto Radamisto possa pensare, e di quanto gli ho appena detto, sarai tu il
comandante della colonna. Ti conferir questa carica e lo metter per iscritto, e dal momento che la
mia autorit  conferita dallimperatore in persona, penso che sar sufficiente per tenere buono
Radamisto. Detto ci, devi sforzarti in ogni modo per far s che resti dalla nostra parte.
Anche a costo di mettere in pericolo i miei uomini?
Star a te giudicarlo. E scriver anche questo.
Catone cerc di non dare a veder il suo stato danimo e annu. Capisco, signore.
Non prenderla cos, Catone. Ho fiducia nelle tua capacit. Farai la cosa giusta. Mi sono preso
la briga di chiedere sul tuo conto quando sono passato da Roma venendo qui. Pare che tu ti sia
guadagnato uninvidiabile reputazione per essere stato al comando nelle situazioni pi difficili. Per
questo lincarico  tuo.
S, signore, rispose Catone con poco entusiasmo. Era nella sua indole diffidare dei
complimenti e attribuire la maggior parte del suo successo al caso, su cui non aveva controllo. Nella
sua testa, cercava semplicemente di fare il meglio che poteva. Il massimo dellarroganza per lui era
pensare persino di poter controllare il suo destino. Perdipi, era incline a rifiutare gli encomi,
sospettando che ci fossero secondi fini dietro. Lunico parere di cui si fidava sulle sua capacit era
quello di Macrone. Il centurione non aveva mai esitato a fargli notare quando non aveva agito in
maniera appropriata, e quando unazione era ammirevole lo ammetteva a denti stretti. E questo a
Catone piaceva. Mise da parte i complimenti e torn su una questione che lo preoccupava.
Signore, anche se capisco che i nostri alleati possano aver bisogno delle nostre armi da
assedio, penso che fornire loro tale equipaggiamento possa essere unarma a doppio taglio. Se c una
cosa che accomuna i regni orientali  quella di non saper usare e non essere dotati di armi da assedio. 
quello che avvantaggia Roma quando muove guerra in quelle regioni. Se Radamisto decidesse di
cambiare alleato, gli avremo fornito la chiave per distruggere i nostri avamposti e fortini. E peggio
ancora, se saremo sconfitti e cadranno nelle mani dei parti, questo potrebbe far pendere la bilancia in
loro favore.
Quindi sar tuo dovere fare in modo che ci non accada. Nel caso in cui Radamisto ci tradisse,
o se ci fosse il pericolo che le nostre armi da assedio possano essere catturate dal nemico, le
distruggerai, ad ogni costo.  chiaro?
S, signore.
A meno che non ci sia qualcosaltro, credo che possiamo chiuderla qui. Puoi requisire
provviste dal magazzino del procuratore a Tarso per soddisfare i vostri bisogni durante la marcia verso
Bactris. Puoi requisire altro durante il tragitto, se necessario. Assicurati di firmare e inviare le fatture al
mio quartier generale. Ci vorr un po di tempo prima che vengano pagate ma puoi dire loro che
salder ogni debito. Non c motivo di inimicarsi la gente alle nostre spalle quando affrontiamo i
parti.
Assolutamente, signore.
Possibile che ci rivedremo a Bactris prima che tu vada in Armenia. In caso contrario, ci
incontreremo ad Artaxata, sperando che la missione sia un successo. Questo  tutto. Andate pure.
 tutto?, grugn Macrone mentre scendevano le scale del quartier generale e presero la strada
che portava gi alla casa dellargentiere. Se portiamo a termine la missione, rimettiamo Radamisto sul
trono e restiamo il tempo necessario per essere certi che sia al sicuro, ci potrebbe volere circa un anno
prima di tornare dallArmenia.
Pi di un anno, credo, rispose Catone. Se consideriamo il tempo che ci vorr a Corbulone
per radunare le truppe e assicurarsi che siano equipaggiate, addestrate e che ci siano le provviste
necessarie per la campagna. Non riuscir ad arrivare ad Artaxata prima della fine del prossimo inverno.
Dopodich dovremo stare l fino a che non sconfiggeremo i parti o questi invochino la pace. Potrebbero
volerci anni.
Merda Petronilla non sar affatto contenta.
Nemmeno Lucio. Mi mancher cos tanto.
Camminarono in silenzio per un momento tra i banchetti allineati lungo la strada che portava al
Foro, noncuranti dei commercianti che invitavano a fermarsi a vedere i loro prodotti. Non appena
girarono langolo e presero una strada pi silenziosa, Catone riprese. Hai la fortuna di poter chiedere il
congedo. Forse lavresti dovuto chiedere prima.
E perdermi tutto il divertimento?
Be, cos ti perderai la tua donna.
Macrone toss. Capir. Anche se non mi risparmier urla e pianti, certo. Spero che il fatto di
lasciarle tutto in mia assenza possa aiutare a metter in salvo i miei coglioni stanotte.
Penso che voglia farne un altro uso stanotte, visto che sar lultima prima che la coorte si
metta in marcia.
Macrone rise. Ecco. Speriamo che a Petronilla non le passi mentre sono via.
Catone lo guard. Dai.  cotta. Ho visto come ti guarda. Ti aspetter e non ti dimenticher,
non avr occhi per nessun altro. Ci scommetto.
S? Quanto?
Ci scommetterei soldi, ma sarebbe come rubare una caramella a un bambino. Su, Macrone, lo
sai anche tu che ho ragione. Siete fatti luno per laltra. Non ho mai visto nessuno pi affiatato.  vero
anche che, riflett Catone amaramente, la pensavo cos anche con Giulia. E sappiamo com andata a
finire.
Macrone gli diede una pacca sulla spalla. Non lo sappiamo per certo, amico.
E non lo sapremo mai, rispose Catone digrignando i denti, poi acceler il passo e sorpass il
centurione nella stretta via. Macrone pens di raggiungerlo, ma conosceva il suo amico abbastanza da
sapere che era meglio lasciarlo da solo quando pensava alla sua defunta moglie, della cui fedelt non
sarebbe mai stato certo ora che era morta. Gli avrebbe fatto bene tornare a combattere ed essere preso,
in quanto comandante, dai doveri e dalle responsabilit, e non avere cos il tempo per tormentarsi e
sprofondare in quel mare di tristezza che si era sempre portato dietro.
E a s stesso? Macrone alz le spalle. Amava Petronilla come non aveva mia amato
nessunaltra. Non che fosse mai stato abituato allamore. Libido, ecco s. Niente meglio di una bevuta e
una bella scopata con unallegra puttana quando era in servizio nei vari accampamenti in giro per
limpero. Gli erano piaciute alcune donne certo, ma non abbastanza da sentirne la mancanza quando si
doveva spostare. Ma Petronilla aveva fatto breccia nel suo cuore, e lidea di stare senza di lei per pi di
un anno gli provoc un attacco di tristezza che era unesperienza totalmente nuova per lui.
Cazzo, mormor mentre superava un insistente venditore di arance, che rovesci i cesti di
arance e sparse la frutta per strada. Le sue urla riecheggiarono nellaria, ma Macrone lo ignor e tir
avanti senza la men che minima intenzione di dare corda al venditore e dargli una bella lezione. Scosse
la testa. Cosa mi  successo, per Giove?.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Cerano ormai segni dei primi preparativi per limminente campagna mentre si avvicinavano a
Bactris, otto giorni dopo. Non molto lontano dalla linea di fortificazioni confluiva una strada da sud,
percorsa da un convoglio di provviste e la sua scorta. Una densa nube di polvere ricopriva tutto. Si
poteva vedere solo il carro che era in testa e Catone diede lordine di aumentare il passo per far s che
la coorte superasse il convoglio prima che raggiungesse il raccordo. I suoi uomini, marciando, alzavano
con gli stivali la polvere, che li ricopriva come una patina cinerea. Il che non era di certo il massimo.
Avevano la gola e le labbra secche, e la polvere accentuava ancora di pi le rughe del volto, cos che
ogni individuo sembrava essere invecchiato di dieci anni o pi da quando aveva abbandonato le
comodit di Tarso. Catone e Macrone erano in testa alla colonna, evitando cos il polverone.
Catone si volt indietro verso la colonna con un sorriso sardonico. Questo era tutto un altro paio
di maniche rispetto alle agiate condizioni a cui la guardia pretoriana era abituata, coccolata negli
accampamenti ai confini di Roma. Alcuni avrebbero potuto accusarli di essere stati abituati troppo
bene. Era comune sentire questi commenti tra i soldati delle legioni ai confini dellimpero, dove le
condizioni di vita erano peggiori e cerano molti pi pericoli. Ma gli uomini della Seconda coorte
avevano dato prova di essere bravi soldati quando li aveva guidati per sedare una rivolta in Hispania, e
non aveva dubbi su come si sarebbero comportati contro il nemico ora che si trovavano sul confine
opposto dellimpero.
Era tardo pomeriggio, il calore si stava lentamente attenuando e Catone non vedeva lora di
accamparsi. Qualcuno rimasto indietro da segnalare, Macrone?
Non per ora, signore. Sono passati tre giorni da quando lultimo ha rotto le righe. I ragazzi
sono in ottima forma. Si lamentano, certo, e i soliti avvocati del diavolo hanno dovuto dire la loro. Ma
io ho risposto a tono e sono felice di poter dire che labbiamo chiusa l.
Catone poteva immaginarsi che Macrone e i suoi uomini si fossero scambiati ben pi che
parole, ed era per questo che i centurioni si portavano dietro dei bastoni di vite. Tendevano a
sottolineare il punto di vista degli ufficiali.
Davanti a loro la strada curvava tra le collinette e, a nemmeno due miglia, appariva lEufrate,
come una striscia luminosa, circondato da rigogliose terre coltivate. La strada continuava in lieve
pendenza verso la citt fortificata di Bactris, costruita su un lieve promontorio dai cui posti di vedetta si
aveva unottima visuale sulle terre rivendicate dalla Partia. La citt era circondata dal fiume, che per un
tratto scorreva velocemente su sedimenti di ghiaia che facevano s che lo si potesse guadare. Per questo
Bactris aveva una cruciale importanza dal punto di vista strategico sia per Roma che per la Partia.
Sparpagliati lungo le rive del fiume cerano gli accampamenti delle tre truppe ausiliarie e dellunica
coorte di legionari che aveva mandato Quadrato. Macrone corrucci il volto mentre cercava di ripararsi
gli occhi dalla luce ed esamin le file di tende notando che non cera nessun bastione.
Sti bastardi lavativi non hanno nemmeno montato come si deve gli accampamenti. Qualcuno
gli ha detto che siamo in guerra?.
Catone scosse la testa. Cos vicine alla frontiera queste unit avrebbero dovuto secondo le
regole montare un accampamento di fronte al nemico con bastioni cinti da palizzate alte almeno il
doppio del normale, con torri di guardia a ogni angolo. Se questo era il modo di operare dei soldati del
fronte orientale sarebbe stato traumatico per loro ritrovarsi sotto il diretto comando del generale
Corbulone.
E non c traccia delle armi dassedio, disse Catone. Ancora per strada, immagino.
Sempre che siano partite. Dubito che Quadrato sar contento quando sapr che deve
consegnare parte dellequipaggiamento a Radamisto. Ci scommetto un denaro per un sesterzio che
pianter un casino e tarder a mandare le armi da assedio il pi a lungo possibile.
Pu essere, ma credo che il generale glielo abbia anticipato e che gli stia col fiato sul collo per
far s che lo faccia il prima possibile.
Spera Guarda qui. Macrone indic laltro lato della citt, dove un grande ammasso di
palme cresceva accanto alle mura di Bactris. Un accampamento molto pi vasto si estendeva tra gli
alberi e i margini del fiume. Cerano linee di cavalli legati allombra delle palme e qua e l un gruppo
di tende dai colori sgargianti.
Deduco che questi siano gli stimati alleati, disse Catone. Ci piazzeremo proprio dietro di
loro.
Non accanto ai ragazzi ausiliari?
Catone scosse la testa. Dobbiamo iniziare a dare il buon esempio, e far s che Radamisto e i
suoi uomini capiscano quel che dovremo fare quando marceremo verso lArmenia.
Afferr saldamente le redini. Tu occupati di questi. Io andr a cercare il nostro amico. Una di
queste coorti devessere quella dei frombolieri. Manda un uomo a cercare il loro comandante e a dirgli
che si presenti nella mia tenda dopo cena.
S, signore.
Si scambiarono un rapido saluto, e Catone inizi a galoppare dolcemente lungo la strada che
conduceva alla citt fortificata. Anche se non aveva detto niente a Macrone, era furioso perch le
legioni ausiliarie non avevano preso precauzioni, e pi tardi avrebbe dato al comandante dei
frombolieri una bella strigliata. Avrebbe anche fatto visita alle altre unit, e si sarebbe assicurato che
ergessero delle difese degne di quel nome. Dopodich, lo avrebbe aspettato larduo compito di
insegnare agli iberiani le tecniche di battaglia dei romani. Ci sarebbero voluti un certo tatto e
determinazione, dal momento che Radamisto non avrebbe accettato di buon grado di essere trattato
come un subordinato. Ma doveva ingoiarlo ora quel boccone amaro prima che andassero in guerra.
Onde evitare che in futuro ci fossero screzi tra le truppe orientali e quelle romane.
Catone lasci la strada e si addentr nellaccampamento degli iberiani. Il sole era basso nel
cielo, e avvolgeva il paesaggio con tonalit rosso oro che ricordarono a Catone lultimo accampamento
sul fronte orientale. Fu in quelloccasione che incontr Giulia per la prima volta Limmagine del suo
volto gli pass rapidamente davanti agli occhi ma si sforz di scacciare quei pensieri e di concentrarsi
su come organizzare e preparare la sua colonna per la guerra.
Cavalc incontrastato verso laccampamento e si ferm vicino a un gruppo di tende. Un
manipolo di uomini sontuosamente vestiti era disteso su cuscini bevendo e chiacchierando mentre uno
degli schiavi accendeva il fuoco. Si fermarono a guardare luomo impolverato, che alz una mano in
cenno di saluto.
Dove posso trovare il principe Radamisto?, chiese Catone in greco.
Ci fu un momento di silenzio prima che uno degli uomini rispondesse con un forte accento: Il
re  oltre agli alberi, accanto al fiume. Per di l.
Si alz dal cuscino e gli indic un sentiero tra le palme. Catone poteva scorgere il bagliore
dellacqua al di l e chin il capo in segno di ringraziamento prima di saltare gi dalla sella e tirare il
cavallo dietro di s. Mentre attraversava laccampamento i suoi occhi attenti esaminarono i dettagli
degli uomini accanto a lui. Poco a che vedere con la precisione dellarmatura e la disciplina dei romani,
ma parevano in ottima forma e anche i loro cavalli sembravano sani e ben nutriti. Al suo passaggio
alcuni lo guardarono incuriositi. Sul lato pi lontano della striscia di alberi cera un lieve pendio che
conduceva alle canne che costeggiavano lEufrate. Gruppi di cavalli erano stati abbeverati e alcuni
degli uomini si erano spogliati e facevano il bagno dove lacqua era bassa. Alcuni ne avevano
approfittato per lavare i vestiti e ripulirli dalla polvere che era proprio una seccatura in quella regione.
Alla sua sinistra, a circa cento passi da lui, cerano svariate tende, una della quali era la pi
grande dellaccampamento. Catone si diresse in quella direzione. Questa volta fu fermato dalle guardie
vestite di verde che erano appostate in cerchio attorno alla tenda del re. Due uomini camminarono
verso di lui, armati di lance.
Vorrei parlare con Ra, sua maest, si corresse Catone. Immediatamente.
Le due guardie lo fissarono, poi si consultarono velocemente. Uno gli fece segno di non
muoversi prima di dirigersi, di fretta, verso la tenda pi grande. Il suo compare guard attentamente il
visitatore romano. Catone era fermo l, di tanto in tanto dava dei colpetti sul muso del cavallo che
cercava di mordicchiarlo sulla spalla. Gli faceva male linterno coscia, gli bruciava per le tante ore
passate in sella e prov invidia per gli uomini che nuotavano. Dopo un po la guardia torn con un
uomo vestito con una toga nera ricamata con stelle e mezzelune dorate. Luomo, che aveva la pelle
scura e le labbra nere, si mise le mani sui fianchi e sorrise a Catone.
Chi abbiamo qui?., disse in greco mentre si voltava da un lato. Che razza di creatura 
questa che pare abbia lottato contro il deserto?.
Catone abbass lo sguardo e vide che le medaglie sulla sua imbragatura e i fini armamenti del
suo vestito erano diventati completamente grigi dallo sporco, e anche parte della sua pelle era ricoperta
di polvere. Non un ottimo esempio di eleganza romana, riconobbe. Si schiar la gola per assicurarsi che
la sua risposta fosse chiara.
Sono il tribuno Catone, comandante della colonna armena. Desidero parlare col tuo re.
Comandante?. Il nobile iberiano inarc un sopracciglio. Capisco. Seguimi. Puoi lasciare il
cavallo a questi uomini.
Catone pass le redini e segu il nobile verso la tenda principale. Un grande schiavo col turbante
apr le tende al loro passaggio. Ci volle un attimo prima che gli occhi di Catone si abituassero alla
penombra dellinterno, poi vide che era circondato da cuscini. Radamisto era seduto nel centro, e
accanto a lui cerano vari uomini, con vestiti uguali a quelli del nobile che aveva scortato Catone. Il re
salut con un sorriso e invit il suo ospite.
Mio caro tribuno!  un onore averti qui nella mia tenda. Prego, siediti!. Rivolse, brusco, due
parole a uno del suo seguito che scatt in piedi e si allontan dal gruppo. Catone cerc di accomodarsi
come poteva, aveva le gambe e il posteriore doloranti, e quando si sedette, con poca grazia, una piccola
nube di polvere si lev dalle pieghe della tunica.
Vuoi un cambio?, chiese Radamisto premurosamente. Posso mandare a prendere dei vestiti
di seta, almeno fino a quando larmatura e le tue vesti non saranno puliti.
Era unofferta allettante ma, lercio comera, Catone pens che non fosse appropriato svestirsi e
cedere alle comodit di un potentato orientale. Ti ringrazio, ma non  necessario. Non mi tratterr a
lungo, maest.
Almeno qualcosa da bere?.
Catone pens che questa offerta poteva accettarla senza compromettere la dignit delle milizie
romane. Annu. Grazie, maest.
Radamisto lanci un ordine alluomo che aveva ceduto il posto a Catone e che corse fuori dalla
tenda.
Immagino che i tuoi pretoriani partiti da Tarso non siano ormai lontani.
Si accamperanno nel giro di unora.
Bene! E le armi da assedio pure?
Quelle arriveranno separatamente, da Antiochia. Questione di giorni.
A quel punto saremo pronti per marciare contro Tiridate. Radamist abbozz un sorriso e
Catone osserv come quel sorriso si trasform in un crudele sguardo divertito. E quando avr
quelluomo nelle mie mani, insieme alla sua famiglia e a tutti quelli che in Armenia si dichiarano amici
suoi, le acque dellArsania verranno sporcate dal loro sangue. Poi scoppi a ridere e si volt verso
Catone. Chiedo scusa, tribuno. Un momento di debolezza. Mera sete di vendetta. Ma non si pu fare
una frittata senza rompere le uova. Penso si dica cos.
S, maest, qualcosa del genere. Il che mi riconduce al motivo della mia visita.
Ah.
Vennero interrotti dal ritorno del nobile. Dietro di lui arriv uno schiavo, nudo fino alla cintola,
con in mano due vassoi; su quello dargento trasportava un calice di vetro, sullaltro dolci al miele e
frutta secca. Dopo averli appoggiati dietro a Catone se ne and facendo un grande inchino. Catone alz,
riconoscente, il calice e bevve un sorso. Lacqua era piacevolmente fresca e aromatizzata con qualcosa
di dolce, e ne gust ogni goccia.
Stavi menzionando il motivo della tua visita, lo imbecc Radamisto.
Ah, s. Perdonami, maest. Catone pos il bicchiere e si ricompose, con le mani conserte.
Mentre aspettiamo larrivo delle armi da guerra e le provviste destinate alla nostra colonna, possiamo
iniziare ad addestrare i tuoi soldati, per mostrargli come combattiamo noi romani, cos che possiamo
contrastare il nemico nella maniera pi efficace possibile.
Addestramento?. Il principe iberiano scost il cuscino e si raddrizz. Grazie per lofferta ma
sono sicuro che le mie truppe sapranno comportarsi in maniera eccelsa quando sar ora.
Catone era tentato di ricordargli che se fossero state cos le cose ora sarebbero ancora belli
comodi nella capitale armena e non in esilio, accampati in tende lungo le rive dellEufrate, protetti dalla
frontiera dellimpero romano. Prov invece a essere diplomatico, anche se era sfinito.
Non dubito del loro valore. Sono assolutamente consapevole della potenza dei vostri arcieri a
cavallo e dei catafratti. Tuttavia, le tue truppe e le mie devono lavorare assieme se vogliamo
sconfiggere il nemico, maest. Per esempio, ho notato che il vostro accampamento  scoperto. Non ci
sono bastioni. Non c alcun tipo di difesa. Se una banda di incursori parti ci attaccasse stanotte,
sbaraglierebbe i tuoi uomini e si porterebbe via i cavalli prima che io possa alzare un dito per aiutarli.
Catone colse loccasione per far arrivare il messaggio. In tal caso tu stesso potresti ritrovarti quasi
disarmato, e pronto per essere ucciso o catturato. E Tiridate rimarrebbe sul trono armeno. Non
possiamo permettere che questo accada.
No, non possiamo. Radamisto si lisci la barba pensieroso. Molto bene, tribuno. Domani
raduner la fanteria per laddestramento.
E i tuoi uomini a cavallo?
La maggior parte proviene da famiglie nobili, gli altri sono servitori pagati dalle loro famiglie.
Vorresti mica dirmi che vuoi addestrare gli uomini dalto rango con la plebaglia? Non lo
accetterebbero.
Ma sei il loro re. Faranno quello che gli dici, o no?
S, ma fino a un certo punto. E se li umili o li abbassi di rango troppo, puoi stare certo che le
sommesse lamentele daranno origine a complotti e a quel punto nessun re  salvo. Spero che non sia
questa la vostra intenzione, tribuno.  meglio non minare il loro orgoglio. Pertanto non parteciperanno
alladdestramento, concluse risoluto.
Catone era indeciso se controbattere o meno, ma realizz che non aveva senso, e cos annu.
Come vuoi, maest. Il centurione Macrone sar incaricato di addestrare la tua fanteria. Non parla la
tua lingua, se non pochissimo, quindi se uno dei tuoi ufficiali che sa il latino potesse fare da
interprete.
Certo. Radamisto parl al volo alluomo che aveva ceduto il posto a Catone. Narsete sar al
tuo servizio. Vedi, il greco  piuttosto parlato in Oriente, ma Narsete sar daiuto per quelli che non lo
parlano.
Grazie. Catone, che non aveva altro da aggiungere, fece per alzarsi. Ma lincontro non era
ancora finito.
Unultima cosa, tribuno.
Catone, indeciso se rimanere seduto o meno, pens che sarebbe stato meglio stare in piedi.
Maest?
I miei uomini potrebbero aver bisogno di un addestramento supplementare. Che va oltre a
obbedire a semplici comandi e scavare fortificazioni.
Posso organizzare qualche esercitazione armata, o schieramenti base, maest.
Non  quello che intendevo. Credo che sia utile per i miei uomini imparare a usare le vostre
armi dassedio, una volta che saranno qui. Insieme a rudimenti di tecniche dassedio.
Catone rimase in silenzio per un po mentre valutava cosa rispondere. Memore degli ordini di
Corbulone, era riluttante ad accettare questa proposta. Maest,  una difficile arte del mestiere, e in
ogni caso avanzeremo verso lArmenia non appena arriveranno. Non ci sar tempo per tale
addestramento.
Sono sicuro che troveremo il tempo per qualche dritta alla fine di ogni giorno. Radamisto
sorrise. Dopo che il nostro accampamento sar allestito a tuo piacimento. Di sicuro non pu che recare
beneficio alla nostra causa, no? Altrimenti le armi saranno inutili. La trovo una richiesta piuttosto
ragionevole, ne convieni con me?.
In realt a Catone pareva abbastanza chiaro il secondo fine della stessa. Nel caso in cui gli
iberiani si fossero ribellati a Roma, avrebbero potuto fare prigionieri, o massacrare, Catone e i suoi
uomini e avrebbero potuto usare quelle armi contro chi gliene aveva insegnato larte. Ma al momento il
ragionamento del principe filava abbastanza.
Vedo cosa possiamo fare, maest. Catone chin il capo. Ora, se permetti, tornerei alla mia
coorte.
Un peccato. Ti volevo ospitare nella mia umile tenda. Potrei invitare te e i tuoi ufficiali,
unaltra sera.
Sei molto generoso.
Sarebbe un piacere. Radamisto indic lingresso della tenda. Bene, ora puoi andare.
Catone indietreggi di qualche passo prima di andarsene con passo svelto. Il sole era calato
dietro la cintura di palme, le cui fronde parevano scure contro il brillante arancione del cielo. I rondoni
sfrecciavano nellaria mite in cerca di insetti e il fiume sembrava fresco e invitante mentre scorreva
languido verso il promontorio su cui si ergeva Bactris. Nonostante la pace che infondeva il paesaggio,
Catone era turbato. Gi era chiaro che il suo alleato non avrebbe accettato che il comando della colonna
finisse nelle mani di un mero tribuno. Radamisto era determinato a imparare le tecniche dassedio
dellarte bellica dei romani, lunica cosa che Corbulone voleva evitare. Catone si sentiva ingabbiato,
doveva rendere conto, da un lato, agli ordini che gli erano stati dati e dallaltro doveva mantenere
lalleanza con lambizioso e testardo principe iberiano.
Cazzo, mormor tra s e s mentre si avvicinava alluomo che teneva il suo cavallo. Prese le
redini e mont in sella, trasalendo quando il suo interno coscia sfreg sul cuoio ruvido. Dando un
veloce strattone alle redini e un colpo coi talloni, fece girare il cavallo, poi cavalc tra gli alberi e
attorno a Bactris per raggiungere la sua coorte.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Che razza di massa di incapaci. Macrone aggrott la fronte mente passava in rassegna gli
iberiani schierati disordinatamente di fronte a lui, circa cinquecento uomini con vesti blu e farsetti di
cuoio. La maggior parte aveva armatura ed elmo, anche se di modelli e qualit molto vari. Altri invece
non ce lavevano proprio. Let variava molto: si passava da ragazzini di circa quattordici anni a rugosi
veterani che impugnavano le lance come fossero bastoni da passeggio. Gli uomini occupavano una
striscia di terra abbastanza in piano allombra delle mura di Bactris. Il sole si era appena levato e laria
era piacevolmente fresca. I lancieri erano arrivati con tutta calma al punto di ritrovo, chiacchierando, in
piccoli gruppetti. Era presente anche Catone per presentare Narsete a Macrone. Dopo un breve scambio
di saluti, Macrone affront il suo nuovo incarico, e si mise a gambe divaricate e tamburellando col
bastone di vite sul palmo dellaltra mano. Aveva gi iniziato a preparare laddestramento mattutino
piantando esili pali nel roccioso sterpo. In fondo cera un carretto, con vanghe e picconi. Due muli
pascolavano l accanto mentre una sezione di pretoriani, che era l per aiutare Macrone durante
laddestramento, stava appoggiata al carretto. Fecero una faccia divertita quando videro gli uomini che
Macrone avrebbe dovuto addestrare.
Non ho mai visto una simile banda di canaglie, concord Catone. Ma ci lavoreremo su. Ho
bisogno che stiano al passo con i nostri, che adottino i nostri schemi di formazione e che rispondano ai
comandi in latino. Ma soprattutto, devono essere capaci di costruire fortificazioni decenti. Al momento
la colonna non ha abbastanza uomini. Ma se ci imbattiamo in un esercito pi numeroso le nostre vite
dipenderanno dallesperienza sul campo, se vogliamo giocarcela alla pari.
Tranquillo, signore. Quando avr finito con questi qua, sapranno maneggiare questi picconi
come fossero parti delle loro stesse braccia.
Confido in te, Macrone. Catone gli diede una pacca sulla schiena e alz la voce per
concludere la conversazione formalmente. Se hai bisogno di me, sar col presidio dei quartiermastri a
Bactris. Tieni duro, centurione.
Macrone fece il saluto mentre il suo amico se ne andava e si dirigeva a passo svelto verso la
citt. Entrambi si erano svestiti e avevano fatto il bagno nel fiume la notte precedente, una volta che
laccampamento era stato montato ed era stata data la parola dordine agli ufficiali di guardia. Un
cambio di vestiti e una rasatura li avevano resi pi presentabili e li avevano rinvigoriti. Nel mentre si
udiva, in sottofondo, il rumore delle tre coorti ausiliarie che stavano lavorando nelloscurit per ergere
fortificazioni degne per il loro accampamento. La guardia pretoriana sar anche stata la formazione pi
viziata dellesercito romano, ma erano sapientemente addestrati, ed erano in grado di montare
laccampamento nella met del tempo dei loro compagni ausiliari.
Solo i frombolieri erano stati allaltezza delle truppe ausiliarie con cui Macrone e Catone
avevano combattuto in Britannia. Le coorti erano state in Siria pi a lungo di quanto fosse necessario.
Presidiare e scortare gli esattori delle tasse voleva dire che lazione pi simile al combattere che
avevano dovuto affrontare era malmenare un contribuente incollerito. Il loro equipaggiamento era in
cattive condizioni e Macrone non riusciva a smettere di pensare a come Corbulone avrebbe potuto
trasformare questo ammasso poco promettente in qualcosa di abbastanza valido per affrontare e battere
i parti. Macrone non sapeva chi avrebbe avuto le pi alta probabilit di spezzargli il cuore: se gli
ausiliari, o gli iberiani che lo aspettavano.
Prese fiato e si rivolse allinterprete.
Bene, Narsete. Cominciamo. Te la far breve. Tu traduci quando mi fermo. La prima cosa 
lessere sincronizzati. Dobbiamo far s che questi uomini facciano le cose allo stesso tempo, o andr
tutto a puttane in un attimo.
Narsete corrucci il volto guardando gli uccelli che volavano in cerchio sopra di loro.
A puttane?
Gergo militare, disse Macrone. Cercher di non usarlo allora. Vuol dire che ci sar
confusione. Che  quello che non vogliamo.
Ah!.
Quindi, quando dar il comando, voglio che gli uomini contino tutti insieme fino a tre a voce
alta prima di svolgere lordine. In questo modo lo faranno in contemporanea. Ci sei?.
Narsete annu.
Di loro di ripetere esattamente quello che dico. Macrone aspett che Narsete finisse di
tradurre, poi riemp i polmoni e alz la mano per contare con le dita e grid: uno due tree!.
Segu un brusio informe come quello di una folla che si raduna al mercato. Macrone non aspett
neppure un attimo.
Ma che cazzo era questo?, disse infuriato, e, vedendo che Narsete stava facendo fatica per
trovare le parole giuste per rendere le sue espressioni, si gir verso linterprete. Zitto!. Prese un bel
respiro. Bene, allora, ti far un cenno quando ho bisogno che tu traduca. Non emetterai una sola cazzo
di parola fino a quel momento. Chiaro?
S, rispose Narsete, con imbarazzo.
S, signore  lespressione che dovrai usare quando ti rivolgi a me dora in avanti. Capito?.
Macrone gli lanci uno sguardo ammonitore per assicurarsi che Narsete lavesse capita.
S, signore.
Ora va meglio. Bene. Proviamo di nuovo. uno due tree!.
Questa volta gli iberiani perlomeno riuscirono a fare una pausa tra ognuna di quelle esplosioni
cacofoniche.
Porco cazzo!. Macrone scosse la testa rassegnato. Va bene, proviamo un numero alla volta.
uno!.
A Macrone ci volle quasi tutta la mattina per addestrarli a essere sincronizzati e a ripetere
unazione dopo il suo comando. Poi li divise in centurie e scelse come ufficiali quelli che gli
sembravano i migliori. Narsete intervenne per spiegare che di solito erano divisi in gruppi in base alla
regione in cui erano stati reclutati, e comandati dai loro signori locali. Ma Macrone non ne volle sapere
e insistette perch venissero divisi secondo il modello romano. Gli iberiani erano felici di ubbidire, in
quanto qualsiasi cambiamento delle regole costituiva un qualcosa di interessante per dei soldati
annoiati.
Dopo un po Macrone disse loro di mettere gi le lance e guardarlo mentre si voltava verso i
pretoriani e ordinava loro di costruire una sezione di dieci piedi per un bastione di un accampamento.
Gli uomini, che avevano passato la maggior parte del tempo a godersi lo spettacolo dallombra
del carretto, si alzarono lesti e si misero a lavorare sodo, con lo scopo di impressionare gli iberiani con
la loro professionalit.
Una volta che Macrone si mostr soddisfatto del loro lavoro, si arrampic sul bastione e diede
lordine agli iberiani di allinearsi per ricevere i picconi che stavano guardando incuriositi.
In caso ve lo foste domandato, inizi, avete tra le mani larma segreta dellimpero romano.
Questo oggetto  quel che ci rende invincibili. Perch ci permette di usare il terreno a nostro vantaggio
e di tenere alla larga quei barbari bastardi mentre noi li colpiamo con giavellotti, fionde e qualsiasi altra
cosa infame si possa lanciare, spieg con piacere. Ci sono due tipi di uomini in questo mondo. Quelli
che muoiono e quelli che scavano. E voi scaverete. Indic i pretoriani madidi di sudore. Loro vi
hanno mostrato come si fa. Ora  il vostro turno. Mettetevi in fila!.
Narsete tradusse e gli iberiani si disposero lungo i pali che Macrone aveva piantato per loro.
Quando lultimo prese posto, Macrone alz il braccio.
Al mio comando Scavate!.
Uno, due, tre, scavare!, dissero in coro gli iberiani e poi piantarono il piccone nella terra e si
misero allopera.
Macrone si asciug il sudore dalla fronte e allung il braccio per prendere lotre mentre li
guardava con quellespressione severa che era solito assumere per nascondere la soddisfazione che
provava per gli uomini che addestrava.
Non male, mormor a denti stretti. Ho gi trasformato la met in discreti soldati.
Lufficio del quartiermastro godeva di un bella vista dalle mura sopra lEufrate, offrendo un bel
panorama sul fiume e lungo le rive dove gli accampamenti delle truppe ausiliarie si distendevano in
campo aperto. Una volta, la stanza serviva da magazzino per le baliste e gli onagri che erano stati
accumulati sulla piattaforma allesterno. Ma non essendo pi state avvistate truppe di parti dalla
fortezza da molti anni, le armi erano ridotte in pessimo stato ed erano state finalmente smantellate e
rimosse. Al loro posto era stata eretta una tettoia, e il quartiermastro coltivava pomodori e aranci in
larghi vasi disposti nel suo ben fornito santuario. Senza dubbio, pens Catone, avr pur dovuto fare, di
tanto in tanto, qualche regalo al comandante della guarnigione di Bactris per assicurarsi quella
piacevole sistemazione.
Granicolo era un uomo esile, tanto colto quanto appassionato di piante, a aveva anche una
piccola biblioteca nel suo ufficio insieme a mensole cariche di registri delle provviste che andavano e
venivano dagli ampi granai e dai magazzini sotto la citt fortificata. Aveva dato il benvenuto a Catone e
lo aveva rimpinzato con dellottimo vino e degli spuntini pregiati che provenivano dal mercato locale.
La sua posizione, anche se agiata, doveva essere frustrante per la carenza di compagni con simili colti
interessi, e per la prima ora circa aveva cercato di discutere delle notizie provenienti da Roma, di
politica, di cultura e della vita intellettuale, ogni volta che ce nera loccasione. Dal canto suo Catone
era felice di riferire quanto sapeva, prima di riportare il discorso sulle questioni che gli premevano.
Il documento contenente lautorizzazione del generale venne letto con attenzione, poi Granicolo
sorrise e condusse il tribuno sulla terrazza, dove si sedettero su dei cuscini ai lati di un tavolo di cedro
intarsiato con motivi geometrici in avorio. L, mentre sorseggiava il vino, Catone si inform su quali
scorte di cibo ed equipaggiamento cerano a Bactris, e poi procedette a fare una lista di quel che
serviva. Il quartiermastro annu e prese nota sopra una tavoletta cerata e trov qualcosa da ridire solo
una volta, con un eloquente respiro.
I proietti di piombo per i vostri frombolieri sono un problema, signore. Ne abbiamo veramente
pochi in inventario. Non ce n stato bisogno per cos tanto tempo. Ho mandato una richiesta ad
Antiochia per nuove scorte quando ho controllato per la prima volta, ma non ho ricevuto risposta.
Forse, vista la situazione, gli addetti saranno pi collaborativi ora.
Dovrebbero, concord Catone. Ma sar un po tardi per le mie necessit, cazzo. Non ci sono
basi o avamposti militari, qui nei pressi, che possano mandarci le loro scorte?
Ne dubito, signore. Si stanno rifornendo da noi. E non sai le volte che ci hanno chiesto le
munizioni.
Dannazione. E se cercassimo alcune scorte qui a Bactris? Ci devono essere dei fabbri e delle
fucine. Ci serve solo il piombo da fondere e forgiare. Chiaramente dovranno fare gli stampi, ma 
piuttosto semplice.
Il quartiermastro annu. Conosco alcuni fabbri del posto. Fammi parlare con loro, signore.
Vedo cosa posso fare. Prese nota. C altro, signore?.
Catone riflett un momento. Gli era stato garantito tutto il necessario per gli uomini, i cavalli e i
muli della sua colonna, insieme a pelle di scorta per gli stivali, i farsetti e le chiusure delle armature,
per le punte dei giavellotti, ma anche aste, piedi di corvo, e munizioni per quando sarebbero arrivate le
armi dassedio.
Penso sia tutto.
Granicolo pos la tavoletta e mise a posto lo stilo prima di afferrare la caraffa di vino e riempire
i calici. Catone non pot fare a meno di sorridere.
In tutti i miei anni nellesercito, non ho mai incontrato un quartiermastro cos efficiente. Devo
ammettere che fa la differenza, non  piacevole dover pregare o minacciare per avere anche solo la
met di quello di cui si ha bisogno.
Questo perch tu sei il primo della lista, signore. Sar diverso quando spunter il resto
dellarmata. A quel punto temo diventer come quelli che hai appena descritto. Granicolo sospir,
mesto. Questo  sempre stato un posto piuttosto isolato. Mi mancher la quiete che cera. Non ho mai
visto un posto cos tranquillo. Ho intenzione di rimanere qui quando andr in congedo. Anche se non ci
passano abbastanza uomini di lettere romani.
E i mercanti e commercianti dellEst? Di sicuro potrebbero avere cose molto interessanti da
dire, no?
Pu darsi che tu abbia ragione, signore. Ma non lo sapr mai.  severamente vietato per loro
entrare nel territorio romano. Possono solo portare la loro mercanzia via fiume fino alla piattaforma
galleggiante per gli scambi, ma non sono autorizzati a spingersi oltre. E lo stesso vale per gli scambi
nellaltra direzione. Ci sar anche tregua tra Roma e i parti ma c sempre stata una profonda diffidenza
reciproca ed entrambe le fazioni hanno sempre cercato di ridurre al minimo la possibilit che spie
potessero oltrepassare il confine.
Quindi non c nessuno a cui potrei chiedere informazioni sul territorio dallaltra sponda
dellEufrate fino ad Artaxata?.
Granicolo scosse la testa. Ci sono spie da entrambi i lati, di sicuro. Ma non voglio
immischiarmi in queste cose. Quanto al territorio, a Bactris, tutto quello che un romano pu sapere 
pari a quanto si pu vedere dalla torre di guardia pi alta. Ma questo cambier, senza dubbio, quando
Corbulone attraverser il confine.
Vero. Tuttavia, non riesco a fare a meno di pensare che avanzare su un terreno non mappato,
non avendo la pi vaga idea di dove sia la prossima citt, fiume o montagna che sia, sia quantomeno un
po avventato.
Un itinerario della strada sarebbe utile, sono daccordo, signore. Ma non ce ne sono che io
sappia. Immagino che si possa trovare qualcosa di utile nella grande biblioteca di Alessandria, o in una
delle biblioteche di Roma. Se solo si fosse un po pi inclini a consultare questo tipo di risorse. Ma.
Catone vide che luomo stava esitando e concluse. Ma quando sono in ballo la gloria e lonore
di Roma i nostri comandanti tendono ad agire prima di pensare.  quello che volevi aggiungere,
immagino.
Qualcosa del genere, signore. Granicolo accenn un sorriso. Ma di nuovo, non sta a me
mettere in dubbio i miei superiori.
Nemmeno a me, purtroppo.
Vennero interrotti da un debole squillo di tromba e Catone vide piccolissime figure muoversi
freneticamente tra le tende mentre quelli di guardia si dirigevano alle loro postazioni sulle mura. Si alz
in piede e si protesse gli occhi dal sole. In lontananza a ovest poteva scorgere una colonna di cavalieri
che trottava sulla strada che proveniva da Antiochia. Di tanto in tanto cera un bagliore, tra la nuvola di
polvere alzata dagli zoccoli dei cavalli, provocato dal riflesso del sole sugli elmi o armature.
Non serve chiedere se sono dei nostri o meno, disse il quartiermastro, che nel mentre si era
alzato, se vengono da quella direzione. Devessere sicuramente unaltra coorte mandata verso Bactris.
Farai meglio a prenderti le provviste finch puoi, signore.
Catone non rispose e continu a strizzare gli occhi per cercare di cogliere qualche dettaglio
dellunit che si stava rapidamente avvicinando allEufrate. Poi scorse un bagliore di rosso in testa alla
colonna, mantelli ed elmi crestati e si rese conto che aveva davanti agli occhi il generale Corbulone e il
suo seguito a capo di una piccola colonna di cavalleria.
 Corbulone, mormor. Devo andare. Assicurati che tu e i tuoi addetti prepariate tutte le
provviste. Mander i miei uomini a prenderle domani mattina.
La loro conversazione aveva ripreso un tono pi formale, e ora Granicolo si era irrigidito al
momento dei saluti, prima che Catone si allontanasse con passo svelto dalla terrazza ed entrasse nelle
stanze del quartiermastro. Non si aspettava che il generale arrivasse cos presto. Chiaramente non gli
piaceva starsene con le mani in mano. Erano finiti i giorni in cui Bactris era un quieto buco sperduto
dellimpero. Da ora in avanti sarebbe diventata la base dellavamposto dellesercito romano. Presto il
terreno sotto la fortezza sarebbe stato invaso da tende e migliaia di uomini pronti a oltrepassare
lEufrate e a scagliarsi contro le milizie della Partia.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Va oltre il farsesco. Corbulone, fumante di rabbia, faceva avanti e indietro nella tenda di
Catone nellaccampamento pretoriano. Le informazioni che ho ricevuto sulle condizioni delle legioni
erano vere fino a un certo punto. La realt dei fatti  sconvolgente. La Decima e la Dodicesima sono in
condizioni pietose. Non so nemmeno se la met degli uomini sia abbastanza in forma per andare in
battaglia. Circa un quarto di loro sarebbe dovuto andare in congedo gi da qualche anno. Il fatto  che
amano le agevolazioni e la paga che fanno parte dellessere un legionario. E quindi che motivo c di
ritirarsi quando Roma ti mette un tetto sopra la testa, cibo in bocca e soldi nelle tasche? Soprattutto se
non c nessuna campagna in vista. Il loro equipaggiamento  ridicolo. Quasi nessuno ne ha uno
completo, e quello di cui dispongono  in pessimo stato. Non ci sono quasi pi scorte di armi o
armature. C poca disciplina. I centurioni sono disposti a pagare pur di evitare i loro compiti e i legati
spendono pi tempo nei banchetti e a caccia che non con le loro legioni. Il punto  che nemmeno la
Terza e la Sesta si salvano.
Fece una pausa e strinse le mascelle, poi scosse la testa. Chiedo scusa, tribuno.  che non ho
mai visto niente del genere. Te lo dico, se Vologase avesse le palle per invadere la Siria per conto suo e
attaccare le nostre legioni da sole, avrebbe buone probabilit di vittoria.
Catone sent che la rabbia del suo superiore stava scendendo a un livello tale da poter forse
tollerare la voce di un altro ufficiale.
Pare che ci vorr un po pi tempo del previsto per preparare la campagna, signore.
Come minimo. Solo gli di sanno a cosa stava pensando quel pazzo di Quadrato quando ha
affermato che avrebbe dovuto guidare questi uomini in Partia. Il nostro esercit  nella merda e questa
 responsabilit sua. Francamente, dovrei rispedirlo a Roma con laccusa di inadempienza ai doveri.
Ma approfitterebbe delloccasione per diffondere bugie in merito alla situazione e cercherebbe di far
ricadere la colpa su di me. Quindi non possiamo farci niente al momento. Nel frattempo, mander a
cercare scorte per rifornire le legioni. I lavativi verranno scartati e cercheremo nuove reclute per
rimpiazzarli. Questo significa che ci vorranno molti mesi di addestramento prima che siano pronti per
combattere. Molti mesi di campagna persi, che i parti useranno a proprio favore, puoi starne certo.
Catone si schiar la gola. Da quello che ho potuto vedere delle truppe ausiliarie qui a Bactris,
avrai lo stesso problema con loro. Immagino che questo valga anche per la maggior parte delle unit
sotto la tua autorit, signore.
Temo che sia cos. Corbulone incroci le mani dietro la schiena e abbass lo sguardo per un
momento, assorto nei suoi pensieri.
Questo significa che posticiperai linvio della mia colonna in Armenia, signore?.
Il generale alz lo sguardo di colpo. Assolutamente no! Dobbiamo rimettere Radamisto sul
trono il prima possibile. Pi tardiamo, pi diamo possibilit a Tiridate di consolidare il suo potere.
Dobbiamo prendere liniziativa ed essere rapidi e incisivi. Dobbiamo mettere in difficolt i parti per
guadagnare un attimo di respiro per preparare lesercito per la guerra.
Non sar possibile almeno fino alla primavera dellanno prossimo. Se va bene.
Lo apprezzo, grazie tribuno. Questo vuol dire che sarai potenzialmente in pericolo per almeno
un anno. Una prospettiva di certo non invidiabile, sono daccordo, ma dobbiamo provarci. A costo di
mettere a repentaglio te e i tuoi uomini.
Catone stava iniziando a perdere un po di stima nei confronti del generale. Faceva male veder
liquidare cos il destino della sua coorte. Ma il generale sembrava scordarsi di un problema pi ampio.
E Radamisto, signore?. Limpero potrebbe rischiare di perdere una coorte. Ma se Radamisto
fosse fatto prigioniero o ucciso, allora Roma perderebbe il suo pretendente al trono armeno.
Volevi dire perderebbe Radamisto, immagino. Ci sono cos tanti figli di re orientali che vivono
alle dipendenze dellimperatore a Roma che ne possiamo pescare alla svelta uno per metterlo sul
trono.
Ecco l, pens Catone. Lui e Macrone erano sacrificabili. E anche la coorte, Radamisto, e tutto
il suo seguito e i soldati. Meri dadi nelle mani di Corbulone, pronti per essere lanciati contro il nemico.
Fu tentato di sentirsi amareggiato ma prov a immedesimarsi nel generale per un momento. Pens un
attimo alle truppe disponibili e a malincuore arriv alla conclusione che avrebbe corso lo stesso rischio.
Catone pens a tutto questo nellarco di pochi secondi, poi rispose: Capisco, signore.
Corbulone lo guard con fare inquisitorio, poi fece un cenno col capo. Lo so, tribuno.  un
brutto affare, e se ci fosse unalternativa non ti ordinerei di andare.
Ti credo, signore.
Grazie. Allora, dovrai essere pronto a partire quando arriveranno le armi dassedio. Li ho
sorpassati, due giorni fa. Dovrebbero essere qui tra non pi di tre giorni.
Tre giorni, ripet Catone mentre pensava a tutti i preparativi da fare. Le scorte non saranno
pronte. Avrebbero dovuto interrompere laddestramento di Macrone con le truppe degli iberiani, o
almeno ridurlo durante la marcia quando ce ne fosse stata lopportunit. E cera unaltra questione che
aveva considerato e voleva esporre al generale. Quello era il momento giusto, considerato che
Corbulone aveva mostrato compassione per la difficile situazione di Catone.
C una coorte di frombolieri qui, signore.
S, rispose Corbulone, stanco. E con questo?
Dato che la mia colonna sar isolata per pi tempo del previsto, dovremo difenderci al meglio.
Non  una questione di numeri. Ho gi combattuto con i parti prima, signore, come ben sai. Ho visto i
danni che possono fare i loro arcieri a cavallo. Ma so che i nostri frombolieri possono lanciare pi
distante, il che ci potrebbe dare vantaggio nel caso ci imbattessimo in bande di parti intenzionate a
molestare la nostra colonna. Vorrei chiedere che i frombolieri passino sotto il mio comando, signore.
E se perdessimo anche loro nel caso in cui la colonna venisse sconfitta? Non sarebbe uno
spreco inutile, tribuno?
Al contrario, potrebbe spostare lago della bilancia in favore della mia colonna, aumentando le
nostre probabilit di vincere la missione, signore. Tu hai parlato di rischio da correre poco fa. Bene,
credo che anche il fatto di darmi i frombolieri sia un rischio da correre. Ma in questo caso per
aumentare le probabilit di vittoria dei romani.
Corbulone sorrise, freddo. Osi giocare al mio gioco Molto bene, li puoi prendere. Una
coorte in pi o in meno non far la differenza qui in Siria. Ma questo  tutto.
S, signore.
Il generale rimase in silenzio per un po, prima di continuare con un tono di voce pi morbido.
Catone, c unultima cosa. Te lavrei dovuto dire prima, ma avevo bisogno che tu ne capissi
limportanza strategica prima di parlartene. Si allung per prendere la bisaccia che aveva appoggiato
accanto allentrata della tenda quando era entrato nel quartier generale di Catone. Alz la linguetta e
tir fuori una tavoletta cerata col sigillo imperiale. Ho ricevuto lordine dallimperatore di mandare la
tua coorte a Roma una volta che avessi preso comando delle truppe qui. Tu sei stato mandato per
scortarmi fino in Siria. Il tuo lavoro lhai fatto e Nerone vuole che i suoi preziosi pretoriani tornino. Il
punto  che i tuoi preziosi uomini sono molto pi preziosi qui che non a Roma, tanto pi perch sono
gli unici soldati degni di quel nome disponibili per lincarico che ti ho affidato. Se ti mando a Roma
ora, Radamisto non sar in grado di riprendersi lArmenia.
Ci aveva pensato tanto durante il viaggio cercando una soluzione, e lasci finire la frase a
Catone.
Il tribuno sorrise a stento e annu. Quindi  un vero peccato che il comunicato di Nerone ti sia
arrivato solo dopo la partenza della mia colonna, era ormai troppo tardi per richiamarmi.
S. Mi assicurer di riferire che tu eri ignaro del comunicato e che hai rispettato i miei ordini in
buona fede. Sono sicuro che riporterai la stessa versione dei fatti se sar necessario in futuro.
S, signore. Certamente.
A volte spetta ai soldati in battaglia dover decidere cosa  meglio per Roma, a prescindere da
quello che dicono gli ordini.
Capisco quel che dici, lo accetto.
Corbulone gli afferr le mani e gliele strinse con forza. Bravo. Adesso, avrai sicuramente
avuto modo di perlustrare Bactris. Dove pu trovare, un vecchio soldato, una bevuta decente e un
comodo letto per passare la notte?.
Fortunatamente, il generale rimase giusto il tempo di ispezionare le strutture delle fortezze e lo
stato delle tre coorti che erano arrivate, insieme alla coorte della cavalleria che aveva spostato dalla sua
base a Zeugma. Poi col suo seguito e le guardie se ne and per raggiungere le legioni che stavano
arrancando verso il punto di ritrovo a Bactris.
Nei due giorni successivi Catone si adoper per assicurarsi che la colonna fosse pronta per
mettersi in marcia non appena fossero arrivate le armi dassedio. Le razioni per cinque giorni vennero
prelevate dalle scorte, insieme ai fagotti di pelle per riparare stivali e cinghie, alla biada per i muli che
portavano le salmerie delle due coorti, e anche a tutte le provviste per gli iberiani e i loro cavalli. A
questo venne aggiunta anche la biada per le bestie che avrebbero trainato le armi dassedio, cos come
legname e chiodi per le inevitabili riparazioni da fare. Carretti e i muli vennero comprati al mercato
locale per portare razioni e biada di riserva necessari per sostentare gli uomini in marcia. Come era
consuetudine, Catone intendeva rifornire le scorte alla fine di ogni giorno di marcia mentre erano
ancora in un territorio non ostile. Una volta passato il confine, in Armenia sarebbero stati obbligati a
procacciarsi il cibo e a contare su quella terra e le sue genti. Con un po di fortuna avrebbero trovato
qualche citt che avrebbe accolto Radamisto e rifornito la colonna. Altrimenti Catone e i suoi uomini
sarebbero stati costretti a prendersi quello che serviva col rischio di mettersi contro le persone del
luogo, se non fosse bastato intimorirle.
Una volta sistemate le questioni logistiche, Catone rivolse la sua attenzione alla coorte dei
frombolieri. Alle prime luci del secondo giorno fece radunare la Terza balearica e il loro comandante
non lontano dalle fortificazioni appena costruite. Il tribuno Pasito era un individuo corpulento con una
corona di capelli grigi attorno alla testa bruciata dal sole. Era almeno ventanni pi vecchio di Catone e
fece poco per nascondere il risentimento nei confronti della decisione di Corbulone di piazzarlo sotto
un ufficiale pretoriano.
Dov il tuo elmo?, domand Catone.
Lelmo? Nella mia tenda.
Vallo a prendere immediatamente. E questo vale anche per ogni ufficiale che non si 
presentato con larmatura appropriata.
Non siamo abituati a indossare lelmo, protest Pasito. A meno che la battaglia non sia
imminente.
Non me ne importa un cazzo. Ogni ufficiale sotto il mio comando porter sempre lelmo con
s. E tu ti rivolgerai a me con la dovuta deferenza dora innanzi.  chiaro?
S, signore.
Ora vai a prendere lelmo. Mi aspetto che ogni uomo della coorte sia adeguatamente
equipaggiato quando deve schierarsi. Muoviti!.
Quando Pasito torn, sudando e sbuffando, Catone lo fece mettere sullattenti mentre gli
parlava.
Qual  la storia della Terza balearica? Quanto tempo  stata appostata in Siria?.
Pasito deglut e respir profondamente mentre cercava di riordinare le idee. La coorte si 
formata a Palma ventanni fa, signore. Lunit fu mandata direttamente in Siria per servire per il
mantenimento dellordine pubblico. Siamo qui da allora.
Catone diede unocchiata al loro stendardo. Non cera nemmeno una decorazione. Qualche
esperienza di combattimento?
No, signore.
E tu?
No, signore.
Da quanto tempo ne sei al comando?
Due anni.
E prima?.
Pasito esit un momento. Assistente dellesattore delle tasse ad Antiochia, signore.
Una posizione redditizia, senza dubbio. Quindi il comando della coorte  una sinecura per un
vecchio amico dellesattore delle tasse, o sbaglio? In cambio di fare da scorta ai suoi ufficiali ogni volta
che ha bisogno. Catone si sporse in avanti con un gesto di sfida.
Pasito annu, imbarazzato. Qualcosa del genere.
Capisco. Catone si raddrizz per poter guardare dallalto laltro ufficiale. Bene, pare che tu
e i tuoi uomini ora dobbiate meritarvele le cose. Vediamo un po di che pasta sono fatti.
Si gir e si avvi, lesto, verso la fine della prima fila della coorte. I frombolieri, per il loro
ruolo, erano armati ed equipaggiati diversamente dalla maggioranza delle coorti. Erano la fanteria pi
leggera. Solo i centurioni e gli optiones indossavano gli elmi e una sorta di armatura. I soldati avevano
copricapi di pelle con placche di ferro cucite per garantire la minima protezione in caso fossero colpiti
di striscio da armi affilate. Alcuni avevano corazze di lino, ma la maggior parte di loro indossava solo
leggere tuniche, sandali e bisacce che servivano a portare le fionde e i proietti. Un otre, una cintura e
una spada completavano il loro equipaggiamento. Li avrebbero fatti a pezzi in uno scontro ravvicinato,
pens Catone. Ma non erano stati nemmeno pensati per quel ruolo. I frombolieri avevano rimpiazzato
la maggior parte della fanteria armata di giavellotti che un tempo si scontrava davanti alla legione.
Nelle mani di un abile soldato, una fionda aveva un raggio di estensione molto pi vasto di un
giavellotto e della maggior parte degli archi. Inoltre, i proietti di piombo erano di gran lunga pi letali.
Potevano lacerare la pelle e frantumare le ossa con una potenza distruttiva superiore a quella di
qualunque freccia. La loro funzione era quella di logorare i nemici e rompere la loro formazione prima
che i legionari caricassero per completare lopera.
Catone cammin tra le file di soldati, facendosi unidea generale della Terza balearica.
Nonostante lunit fosse in piedi da anni, non era stata ancora collaudata n aveva ancora versato il
proprio sangue. Dal momento che le morti naturali avevano ridotto il gruppo, alcuni giovani del luogo
erano stati reclutati e addestrati come frombolieri. Solo pochi degli isolani erano rimasti nella truppa, e
quelli che cerano non erano pi nel fiore degli anni. Catone not che la maggior parte degli uomini
aveva la carnagione scura e i tratti orientali e probabilmente non aveva la men che minima conoscenza
dellisola da cui veniva il nome dellunit. Molti di loro sembravano troppo vecchi o fuori forma per
affrontare una lunga marcia, ma cera solo un modo per scoprirlo.
Una volta terminata lispezione, Catone diede lordine di formare le colonne delle centurie, e
quando tutti gli ufficiali furono in posizione diede loro lordine di seguirlo e marciare attorno alle
fortificazioni dellaccampamento della coorte. Aument il passo il giro successivo e dopo il terzo
cominci col trotto. Continu cos giro dopo giro mentre il sole spuntava sul fiume e si innalzava
lentamente nel cielo, inondando il paesaggio col suo forte riflesso. Nonostante la sua armatura fosse pi
pesante, Catone riusciva a mantenere il passo grazie allottima forma fisica che si era guadagnato nei
tanti anni di campagne in lungo e in largo per limpero. Ci vollero meno di cinque giri per far cedere il
primo uomo. Alcuni iniziarono a rallentare e cos le centurie si sfaldarono. Nellarco di unora, per
quanto potesse trattarsi solo di una stima quella di Catone, la coorte non era altro che un branco di
uomini col respiro affannoso che cercavano a fatica di stargli dietro. Pasito fu una delle prime vittime,
inizi a barcollare e poi si chin due volte per vomitare. Catone si ferm brevemente per ordinare ai
centurioni pi indietro di raccogliere quelli che erano venuti meno ai propri doveri e di metterli da
parte. Poi corse di nuovo in testa a quello che rimaneva della truppa e continu fino a che sent che non
ce la faceva pi. Quando raggiunsero il punto di partenza, ordin loro di fermarsi.
Della truppa iniziale di circa cinquecento uomini, ne rimasero poco pi di trecento, stim
Catone. Quasi tutti erano scoppiati, piegati in due dallo sforzo, con le facce grondanti di sudore. Ma
avevano dato prova di poter stare al passo, ammise Catone. Quando recuper il fiato necessario per
dare ordini chiari, diede loro il permesso di usare gli otri e chiam Pasito.
Sono questi gli uomini che voglio. Tu e gli altri dovete tornare ad Antiochia il prima possibile
e presentarvi a rapporto al governatore e fare da guarnigione. Questo  il massimo che potete fare.
Tornate allaccampamento, prendete tutto il vostro equipaggiamento e preparatevi a partire. Far
mettere per iscritto gli ordini prima che ve ne andiate.
Pasito apr la bocca per controbattere ma Catone alz una mano per bloccarlo.  per il tuo
bene, prefetto. Tu e quegli altri non fareste che rallentarci. E quando non potremo permetterci pi di
tardare, rimarreste indietro, in balia del nemico.  meglio che ve ne restiate in Siria dove potete
combinare qualcosa di buono.
Ma chi prender il mio posto?
Uno degli ufficiali che ha resistito sembra promettente, rispose Catone, brusco.
Non hai il diritto di farlo.
Invece s. Intervengo a nome del generale Corbulone. La questione  chiusa. Vai.
Non diede nemmeno lopportunit a Pasito di fare ulteriori obiezioni e si diresse verso i
sopravvissuti, che lo stavano aspettando. Aveva gi puntato un centurione, un uomo asciutto di circa
trent?anni, con la carnagione chiara e i capelli paglierini tipici dei discendenti dei daci. Era uno dei
pochi che erano stati al passo con Catone.
Qual  il tuo nome, centurione?
Spiracus Keranus, signore.
Congratulazioni, Keranus. Sei il nuovo comandante dellunit.
Signore?
Il prefetto e tutti quegli altri non si sono dimostrati allaltezza e li sto rispedendo ad Antiochia.
Ho bisogno di qualcuno che prenda il posto di Pasito. E quel qualcuno sei tu, a meno che tu non mi dia
motivo di scegliere qualcun altro.
Ehm, s, signore. Poi si mise sullattenti, annu, e ripet, deciso: S, signore.
Bene, ora disponi i bersagli. Cinque pali per fila, a dieci piedi di distanza. Poi voglio tre file a
cento, duecento e trecento passi dalla linea da cui si colpisce. A quel punto scopriremo quanto valgono
gli uomini rimasti. Su, vai!.
Mentre Keranus richiamava una parte della centuria e correva allaccampamento, Catone tir
fuori una tavoletta cerata dalla bisaccia e se lappoggi sullavambraccio sinistro mentre incideva una
breve serie di ordini per Pasito e poi la sigill con lanello cerato. Richiuse la tavoletta e and verso il
prefetto per consegnargliela.
Ecco qui. Ora accompagna questi uomini allaccampamento, assicurati che prendano le loro
cose e poi levati dalla mia vista.
Ma come faccio a sapere quali sono le tende da smontare?
Lascia le tende. Possono sempre tornare utili. Dovrete cavarvela senza. Non  distante
Antiochia. Qualche notte allaria aperta vi far bene.
Pasito gli si avvicin e abbass la voce: Tu, piccolo bastardo arrogante. La pagherai cara. Ho
amici che hanno una certa influenza sul governatore e.
Beato te. Ma tempo che avrai modo di sputare il rospo con loro, la mia colonna sar molto
distante. E se avremo successo, a nessuno importer delle tue lamentele. Catone sorrise, cupo. In
caso contrario, sar proprio lultimo dei miei pensieri. E ora, se permetti, devo occuparmi di veri
soldati. Non di uomini che rubano soldi allimperatore giocando a fare i soldati. Addio.
Passarono il resto della mattinata su un campo improvvisato e Catone guard da vicino come
ogni gruppo di cinque mancava dieci colpi a ogni turno. Solo un gruppetto riusc a colpire i pali pi
distanti, ma la maggior parte era capace di colpire a duecento piedi e molti riuscirono a colpire il
bersaglio almeno una volta. A una distanza di cento piedi i frombolieri erano molto pi precisi e
scheggiavano il bersaglio colpendolo.
Solo alcuni delusero le aspettative di Catone. Uno prese male le misure e sbagli
completamente il lancio e il proietto sfior la testa di Catone. Che fosse stato per sbaglio o meno,
quelluomo era un pericolo pubblico.
Ehi, tu!, url Catone. Metti gi quella cazzo di fionda! E anche la bisaccia! E ora raggiungi
gli altri nellaccampamento. Muoviti!.
Ordin a Keranus di riunire gli altri tiratori scarsi e di portarglieli. Catone li fiss un momento e
poi disse: Mi pare che voi siate nellunit sbagliata, da quel che vedo. Siete pi pericolosi dei cazzo di
nemici. Keranus.
Signore?
Ti farai carico in prima persona di questi uomini. Voglio che siano in grado di colpire come gli
altri prima che ci scontreremo col nemico. Quando saremo in marcia li addestrerai allarte della fionda
per unora alla fine di ogni giornata. E quelli che non raggiungeranno un livello accettabile saranno
rispediti ad Antiochia.
Fece una pausa per permettere a ognuno di figurarsi i potenziali pericoli con i quali si sarebbero
potuti scontrare tornando ad Antiochia, passando da soli in territorio nemico.
Per oggi  tutto. Rompi pure le righe.
S, signore.
Avrai bisogno di nominare alcuni nuovi ufficiali per rimpiazzare quelli che ho cacciato.
Catone alz il dito. Niente favoritismi,  chiaro? Non voglio che si mantenga nessuna delle abitudini
di Pasito. Scegli i migliori.
S, signore.
Puoi andare.
Catone si mise una mano sulla bocca mentre li guardava che si allontanavano per raggiungere il
resto della coorte. Aveva scremato in maniera considerevole lunit, ma confidava nel fatto che quelli
che erano rimasto potessero stare al passo dei pretoriani e che, nel caso di un combattimento, fossero in
grado di scatenare una pioggia di proietti di piombo abbastanza letale da fare da barriera e spaventare
per bene il nemico.
Ud uno scricchiolio di stivali e voltandosi vide Macrone che stava camminando velocemente
verso di lui, con un ampio sorriso sul viso rugoso.
Vedo che ti stai divertendo. Niente di meglio di un po di addestramento per tirarsi su il
morale, eh?.
In realt Catone era provato dalla mattinata, ma cercava di non darlo a vedere. Si passa il
tempo. Preferirei fare altro.
Pfft!. Macrone storse il naso e fece cenno allaccampamento dei frombolieri, da cui una
piccola colonna di soldati stava uscendo imboccando la strada che conduceva a ovest, in direzione di
Antiochia.
Ho sentito dire che perderemo degli inetti. Ma non saranno troppi?
Le notizie si diffondono in fretta. Catone scroll le spalle. Magari riuscissimo ad avere
nuove reclute cos in fretta. Comunque non posso lasciarli venire con noi, non farebbero altro che
rallentarci.
Forse, disse Macrone. Ma dobbiamo ancora occuparci delle armi da assedio, e sai che cazzo
di seccatura pu essere. A ogni modo,  il motivo per cui sono qui. Le armi da assedio sono arrivate. Il
centurione al comando, Metello, ha mandato un uomo per avvisare del loro arrivo. Gli ho detto che te
lavrei riferito. Guarda.
Macrone si volt e indic verso la linea di collinette a poche miglia da loro. Catone strizz gli
occhi, cercando di ripararli dal sole. Poteva solo intravedere le forme dei pesanti carri che
trasportavano lequipaggiamento, ogni veicolo era trainato da una squadra di muli.
Molto bene. Trovagli uno spazio nellaccampamento per la notte. Poi avvisa i nostri uomini, i
frombolieri e i nostri amici iberiani: in mattinata partiremo alla volta dellArmenia.
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
Le modeste truppe di Catone lasciarono Bactris nella fresca brezza dellalba. A causa del calore
accecante del sole di mezzogiorno le truppe potevano marciare solo di prima mattina e nel tardo
pomeriggio. Nelle ore pi calde del giorno Catone fermava la colonna e ordinava agli uomini di
rompere le righe e di riposare. Gli uomini cercavano un barlume dombra o cercavano di ripararsi
appoggiando i mantelli sulle aste o semplicemente usando loro scudi come schermo dai raggi del sole.
Gli iberiani e i frombolieri erano pi abituati a quel clima e si spostavano il minimo indispensabile
quando erano a riposo. I pretoriani, invece, non si erano ancora abituati alloriente si stupivano ancora
dellarida asprezza del paesaggio in questa parte dellimpero, un paesaggio che in pochi avevano visto
prima. Allinizio non riuscirono a dosare lacqua e tendevano a svuotare le loro borracce troppo presto,
dovendo cos marciare con la gola secca fino alla citt o villaggio seguente. Cera ancora qualche fiume
che scorreva verso lEufrate ma la maggior parte stava iniziando a prosciugarsi ora che la primavera
stava cedendo il passo allestate.
Per nascondere al nemico la loro avanzata per pi tempo possibile, Catone aveva optato per la
via pi lunga sulla sponda occidentale, procedendo su una strada usurata che da nord correva tra le
colline a poche miglia di distanza dal fiume. Il procedere era costante e nonostante la strada fosse
abbastanza in piano, cerano comunque molte occasioni in cui la colonna doveva rallentare per
aspettare i carri con le armi dassedio e le provviste che erano rimasti indietro. Cerano anche alcuni
carretti degli iberiani, destinati al trasporto delle tende del re, del vino e altre prelibatezze, e del
gruppetto di donne che accompagnavano Radamisto e il suo seguito. Queste portavano il velo ed erano
avvolte da panni, e Catone dava per scontato che fossero schiave, o mogli, o semplicemente che fossero
l per soddisfare gli appetiti carnali di Radamisto e dei suoi amici. Sui pendii pi impegnativi i soldati
dovevano aiutare i muli attaccando delle corde ai carri e trainandoli in avanti. Se la collina era alta,
allora gli ufficiali dovevano fermarsi di tanto in tanto e grossi massi venivano incastrati sotto le ruote
per evitare che rotolassero indietro. Scendere era persino pi arduo perch i soldati dovevano usare le
loro corde per frenare il pi possibile la discesa dei carri senza perdere lequilibrio. Tutto questo mentre
i mandriani urlavano contro i muli e si levava un sacco di polvere che veniva come tagliata in due dallo
schiocco delle fruste. Ma gli uomini si abituarono presto a manovrare i carri e Catone era contento dei
progressi che facevano ogni giorno.
Le armi dassedio erano abbastanza grandi: quattro pesanti baliste, quattro onagri, due arieti e i
loro contenitori. Cerano anche sei baliste pi piccole della coorte pretoriana. Non abbastanza per
abbattere le mura e assaltare una formidabile citt fortificata, ma sufficienti per il tipo di fortificazioni
che si era soliti incontrare in Armenia. Senza dubbio Radamisto era affascinato dalla prospettiva di
vedere le armi dassedio in azione e riempiva Catone di domande ogni volta che cavalcavano vicini.
Catone fece il suo meglio per dare risposte vaghe senza recare offesa.
Alla fine della giornata di marcia, i soldati romani e i fanti iberiani faticarono insieme per
montare un accampamento, mentre i nobili e la loro compagnia di soldati a cavallo sistemavano gli
animali e davano loro da mangiare, disdegnando il lavoro manuale perch si ritenevano superiori. I
primi giorni ci volle molto tempo, fino a notte, per finire le fortificazioni, ma non appena gli iberiani e i
frombolieri divennero pi abili, anche grazie alle urla e ai colpi degli ufficiali, il lavoro venne
completato in tempo.
A sere alterne, quando cera ancora circa unora di sole disponibile, finito di montare le tende,
Macrone continuava ad addestrare gli iberiani e i frombolieri. I primi impararono a rispondere
prontamente ai comandi, e persino il centurione veterano fu colpito. I secondi non avevano la men che
minima esperienza in battaglia, e Macrone era determinato a farli diventare bravi a maneggiare sia le
spade che le fionde nel caso rimanessero sprovvisti di munizioni, o si trovassero troppo vicini al
nemico da dover ricorrere a un combattimento corpo a corpo. Dopo aver ispezionato le spade per
assicurarsi che fossero ben affilate, pulite e oliate, Macrone li introdusse allarte delle lame. Aveva
predisposto la struttura degli onagri nel campo tra le tende e le fortezze dellaccampamento, e sacchi
pieni di paglia erano attaccati alle travi. I frombolieri erano allineati davanti ai bersagli per la pratica
quando Macrone cominci con laddestramento che ormai conosceva come le sue tasche.
Le due armi principali dellesercito sono i picconi e le spade. Avete gi avuto a che fare con i
primi. Ora voglio che impariate a usare le mie preferite. Sguain la sua spada e la esib in aria perch
tutti la vedessero.
Eccola qui.  stata al mio fianco nelle montagne asturiane.  stata la mia fedele compagna nei
gelidi pantani e nelle oscure foreste della Britannia. Si  presa cura di mie nel deserto della Nubia. 
sempre stata fedele e mi ha protetto da ogni male. Diede un colpo con la parte piatta della spada su
una cicatrice livida sul suo avambraccio. Be almeno il pi delle volte. Questa puttana sa essere
volubile, come quasi tutte le donne.
Gli uomini sogghignarono, con aria dintesa. Macrone aspett che finissero per continuare. La
ragione per cui si  presa cura di me  che ho scoperto il segreto per farla felice. Vedete, le piace far
crescere lerba. E io so che il segreto per farla crescere  nutrirla col sangue. Un sacco di sangue. E il
sangue dei nemici di Roma  il migliore di tutti. Fece un sorriso crudele e spalanc gli occhi per
accentuare la sua espressione minacciosa. Quindi quando vi far la domanda, Cosa fa crescere
lerba?, cosa dovrete rispondere ragazzi?
Ci fu una breve pausa prima che un pugno di voci gridasse in maniera non sincronizzata:
Sangue?
Che cazzo!, sbrait Macrone. Non vi sento! Ora ve lo richieder e voglio sentire questo.
Sangue! Sangue! Sangue!. Fece una pausa. Cosa fa crescere lerba?.
Questa volta i frombolieri erano preparati. Sangue!.
Pi forte!.
sangue!.
Quanto sangue?
Sangue! Sangue! Sangue!.
Cos vi voglio, ragazzi!. Macrone fece roteare la spada in aria poi aggred il bersaglio pi
vicino e ne colp con violenza il centro, fendendo la tela, e facendo fare un arco in cielo alla bisaccia.
Ritrasse il braccio per far s che la spada fosse di piatto, aveva il braccio piegato e le gambe forti,
pronto a colpire di nuovo. Poi si rilass e si volt verso i frombolieri. Ecco come si fa. Ora prendete le
spade e mettetevi in riga. Ufficiali, ogni turno cinque colpi ben dati, voglio sentirvi urlare a
squarciagola. Avanti! Muovetevi!.
Li tenne l finch non cal il sole e le colline a ovest gettarono le loro ombre sul campo.
Nellaria riecheggiava il gran frastuono degli uomini che lanciavano le loro urla di battaglia mentre
colpivano i bersagli. Macrone esamin ogni centuria da vicino, mostrando segni di approvazione di
tanto in tanto e intervenendo quando qualche sventurato individuo, stremato dalladdestramento dopo
la marcia della giornata, mancava il bersaglio o non lo colpiva con abbastanza forza.
Come cazzo lo chiami questo?  un fottuto parto quello che stai colpendo non una mezza
sega!. Macrone si piazz di fronte alluomo, e lo sfid. Di nuovo. Questa volta prova con me.
Il fromboliere lo guard, sorpreso, ed esit con la spada mezza alzata.
Sei anche sordo oltre a essere una fottuta checca?, gli url contro Macrone colpendolo sulla
spalla. Colpisci, bastardo.
Il fromboliere sbrait, rabbioso e scagli la sua lama puntando al centro del petto di Macrone. Il
centurione si spost appena in tempo e si scost da un lato mentre la lama gli sfior la cotta di maglia.
Afferr il polso delluomo con la mano sinistra e gli moll un cazzotto sulla guancia con la destra. Il
fromboliere cadde a terra, stordito e indifeso, e Macrone ne approfitt per prendergli la spada e
puntargliela alla gola.
Questo  successo perch non hai colpito il bersaglio con abbastanza forza la prima volta. Non
hai mai una seconda possibilit in battaglia. Hai capito?.
Luomo ancora mezzo tramortito cerc di liberare la testa. Riusc ad annuire. S, signore.
Se ti ribecco a fare il rammollito con i bersagli durante laddestramento mi mangio i tuoi
coglioni per colazione. Alz in alto la spada e poi la piant per terra accanto alla testa del fromboliere.
Ecco. E ora torna al tuo posto.
Macrone si spost da un lato per supervisionare gli altri uomini, cercava di respirare lentamente
dal momento che il colpo del fromboliere gli aveva ferito il petto e ogni respiro era accompagnato da
unacuta fitta di dolore. Poi vide Catone che veniva dal quartier generale. Il tribuno era senza elmo e la
cotta di maglia, ma con ancora la spada nel fodero. Se fossero stati vicini al nemico Macrone lo
avrebbe rimproverato, ma l tra le colline sulla sponda amica dellEufrate erano abbastanza al sicuro.
Tuttavia, pens, era sempre buona regola per un ufficiale dare il buon esempio ed essere pronto
allazione da un momento allaltro.
Come sta andando laddestramento?, chiese Catone avvicinandosi al suo amico.
Oh, non male. I lancieri iberiani sono bravi. Pi di quanto mi aspettassi. Certo non quanto i
nostri legionari. Sono i frombolieri che mi preoccupano.
Ma come?
So che hai scelto i migliori, ma sono ancora ben lungi dallessere al livello delle truppe
ausiliarie a cui siamo stati abituati. Per questo sto cercando di animarli addestrandoli con le spade.
E lo stai facendo bene. Ho visto la tua piccola dimostrazione. Sei stato fortunato.
Fortunato?
Stava per pugnalarti nello stomaco.
Ma non lha fatto, rispose Macrone, piccato. Mi ha a malapena graffiato. Ce ne vorr prima
che un pivello mi batta. Rise ma poi trasal.
Va bene, annu Catone. Ma ci penserei due volte prima di usare unaltra volta quella tattica
durante laddestramento. Non vorrei vederti trafitto, e doverlo riferire a Petronilla. Non sarebbe
contenta.
Macrone mostr disappunto. Non puoi nemmeno immaginare. Ad ogni modo, complimenti al
ragazzo che mi ha graffiato.  stato rapido.
Catone lo guard. O magari sei tu che non sei pi agile come un tempo.
Cazzate. Sono ancora in gamba.
S, vedo. Catone si gir a guardare i frombolieri che stavano accoltellando i bersagli. Credi
di poter far s che questammasso possa combattere decentemente nel caso in cui fossimo messi alle
strette?.
Macrone sorrise e premette la ferita con la mano, poi respir e richiam i soldati.
Ragazzi! Diteglielo al tribuno. Cosa fa crescere lerba?.
I frombolieri si fermarono un attimo e brandirono la spada. Sangue! Sangue! Sangue!.
Macrone, soddisfatto, si volt verso il suo superiore sorridendo. Ecco!.
Dieci giorni dopo aver lasciato Bactris, raggiunsero una piccola cittadina alle pendici delle
colline che dava sulle vaste coltivazioni lungo lEufrate. Come sempre Radamisto e un suo gruppo di
cavalieri erano in testa per organizzare per gli alloggi degli uomini, per sistemare i cavalli e per pensare
al rifornimento delle scorte della colonna. Avrebbero rassicurato la gente del luogo che la colonna
principale, una volta arrivata, avrebbe saldato ogni debito. Solo nel momento in cui le provviste
vennero raccolte Catone realizz che il pagamento sarebbe avvenuto tramite una cambiale, firmata e
sigillata da lui, riscattabile nella tesoreria di Antiochia.
A Catone non piacevano questi trucchetti, ma era lunico modo per evitare che le citt
chiudessero le porte in faccia ai romani al loro passaggio per proteggere le loro scorte di cibo, vino e
mangime. A ogni modo, sarebbe stato inutile in quanto non avrebbe fatto altro che colpire i romani
nellorgoglio e spingerli a prendersi quello che volevano con la forza. Niente sarebbe sufficiente a
rimediare al danno che le citt avrebbero provocato non garantendo lospitalit dovuta ai soldati
dellimperatore.
Era molto pi semplice, onde evitare inutili spargimenti di sangue, mettere la cittadinanza
davanti al fatto compiuto. Se siamo fortunati, Catone cerc di consolare la coscienza, saranno in grado
di riscuotere gran parte del valore delle provviste requisite da quei funzionari sempre a caccia di
sesterzi che governano la Siria.
Mentre conducevano la fanteria e il carro delle scorte verso la citt, videro un uomo galoppare
verso la colonna, spronando il cavallo a suon di frustate.
Guai in vista, disse Macrone. Me lo sento.
Un attimo dopo luomo si arrest di colpo, alzando una nuvola di polvere e sabbia, e Catone
vide che era Narsete. Questi mosse il braccio per indicare la citt.
Signore, abbiamo trovato il nemico!.
Nemico?. Catone inarc un sopracciglio. In quella citt? Su questo lato dellEufrate?.
Narsete annu. Li abbiamo visti! Li abbiamo visti allontanarsi mentre ci avvicinavamo. Sono i
parti.
Macrone borbott. Te lavevo detto, guai.
Quanti erano?, chiese Catone.
Un centinaio. O forse pi. Il re ha mandato circa met dei suoi uomini a inseguirli. A Narsete
si illuminarono gli occhi. Se riusciamo a prenderli prima che raggiungano il fiume.
Ma Catone non lo stava ascoltando. Se i parti erano riusciti a dileguarsi cos in fretta voleva dire
che probabilmente avevano visto arrivare gli iberiani. O era ancor pi probabile che un ricognitore
avesse visto lintera colonna e fosse corso ad avvisare i compagni. Se fossero riusciti a scappare da
Radamisto, avrebbero avvisato i loro capi della presenza della colonna di Catone. La presenza dei
romani cos vicini al confine con lArmenia poteva significare una cosa sola, che Roma stava cercando
di levare il trono a Tiridate.
Devo fermare gli uomini?, chiese Macrone.
No. Non se ne parla. I parti se ne sono gi andati. Andiamo avanti. Falli procedere. Una volta
che avrete raggiunto la citt, manda la Prima e la Seconda centuria alle porte e delle sentinelle sulle
mura. Gli altri potranno rompere le righe e trovare un alloggio. Tu, Narsete, vieni con me!.
Catone si sistem lelmetto per averlo ben saldo e spron il cavallo gi per la via.
Quando i due partirono, la polvere che aveva alzato Narsete era ancora nellaria. Una volta
vicino, Catone vide che delle mura molto approssimative cingevano un insediamento non pi grande
dellarea occupata dallaccampamento di una legione. Circa cinquemila abitanti, quindi, secondo i suoi
calcoli. Abbastanza per avere una sorta di milizia ma non sufficienti per sfidare i parti al loro arrivo. Un
gruppo di cavalieri iberiani smont da cavallo in prossimit delle porte, e mentre gli addetti si facevano
carico delle bestie gli altri presero posizione nel corpo di guardia per assicurarsi che la porta rimanesse
aperta per permettere il passaggio al resto della colonna. Saggia mossa da parte di Radamisto,
riconobbe Catone. Il suo alleato aveva avuto laccortezza di adottare precauzioni prima di andare a
caccia del nemico.
Rallent prima di raggiungere il corpo di guardia ed entr in citta al trotto. Una stretta stradina
si snodava tra le case ammassate, un tempo imbiancate, ma ora rovinate dalla sabbia che il vento
trasportava dalle aride colline. La strada non era affollata e i pochi che erano in giro si sparpagliarono
alludire lo scalpitio degli zoccoli, chi entrando nella porta pi vicina, chi imboccando il primo vicolo.
Girando langolo Catone vide che una strada dava su una piazza. La maggior parte degli uomini di
Radamisto aveva smontato, legato i cavalli ed era andata in cerca di cibo e di una stanza per la notte.
Una piccola squadra di arcieri a cavallo faceva la guardia a un gruppetto di persone del posto che
parevano molto agitate quando Catone e Narsete si diressero verso di loro.
Catone tenne a freno il cavallo e si rivolse a loro. C qualcuno che parla greco?.
Un uomo, ben vestito e avvolto da una tunica e un copricapo di seta, alz la mano.
E tu saresti?.
Sono il magistrato di Arbela, signore, rispose in greco.
Di Arbela?. Catone non aveva incontrato quel nome in nessuno degli itinerari che aveva
esaminato prima della campagna. Ma questo non lo sorprendeva, date la piccola dimensione e la
posizione della citt. A chi rendi conto? A Roma? AllArmenia? Alla Partia?.
Versiamo tributi al governatore della Cappadocia una volta allanno, signore. Quando il suo
funzionario viene a riscuoterli.
Ai romani dunque. Per poco, proprio agli estremi margini della provincia romana.
Capisco. E cosa ci facevano quindi quei parti ad Arbela?
Sono arrivati ieri, al crepuscolo, signore. Hanno fatto irruzione e si sono portati via tutti gli
oggetti di valore, le provviste, il cibo, il vino e lolio. Chi ha opposto resistenza  stato ucciso. Il
magistrato gli diede una calorosa stretta di mano. Grazie agli di siete venuti a salvarci.
Catone si sent in colpa per un momento nei confronti dei cittadini in quanto presto un altro
gruppo di soldati li avrebbe invasi e depredati delle scorte. Almeno questa volta ci sarebbe stata la
speranza di ottenere un rimborso, e non versamenti di sangue.
I miei uomini hanno bisogno di un riparo per la notte.
Certo. Il magistrato annu, grato. La presenza di Catone e dei suoi uomini avrebbe tenuto
lontani i parti. Quella gratitudine si sarebbe potuta rivelare solo momentanea, pens Catone.
Avremo bisogno di alloggi, stallaggio e cibo per i cavalli.
S, certo. Come desideri, signore!.
Ti far avere da un mio ufficiale la lista completa di tutto quello di cui abbiamo bisogno.
Il magistrato si accigli. Una lista completa?.
Ma Catone se nera gi andato, attraversando la piazza e la via, diretto alla porta pi lontana
della citt. L unaltra squadra dei soldati di Radamisto si era messa di guardia nel corpo di comando.
Al vederlo arrivare si scostarono per farlo passare. Catone si spinse poco oltre e si ferm in cima a un
poggio, da un lato del sentiero. Davanti a lui poteva vedere, tra le colline a est, verso lArmenia, un
grande fiume serpeggiante e il suo affluente. In lontananza unimpercettibile scia di polvere segnava il
percorso dei parti e dei loro inseguitori. Catone fece segno a Narsete di seguirlo e part al galoppo. Di
tanto in tanto si imbattevano in qualche corpo, alcuni erano vicini a cavalli feriti o abbandonati. Solo
uno di quelli aveva la toga degli iberiani.
Poco dopo vide che gli iberiani si erano fermati accanto alla riva occidentale dellEufrate, tre
miglia pi a sud. Un piccolo gruppo, guidato da Radamisto, che risaltava in mezzo, si stava dirigendo
lungo le sponde del fiume. Mentre Catone si faceva largo tra la folla puntando il loro comandante,
intravide un piccolo forte tra le canne sulla riva opposta del fiume. Serviva a sorvegliare le ciottolose
secche di un guado.
Ah, tribuno!. Radamisto fece un largo sorriso, ancora eccitato dalla caccia ai parti. Quei cani
si sono nascosti. Indic il forte e Catone vide lopaco bagliore degli elmi e lo scintillio dei loro
copricapi sopra i bastioni, a trecento passi dal fiume. Piccole squadre di cavalieri iberiani circondavano
il forte.
Ma solo dopo che ne abbiamo ammazzati un mucchio, continu il principe iberiano. I
restanti si sono dati alla fuga e si sono relegati laggi. Ho dovuto far tornare indietro i miei uomini a
causa delle frecce. Ma li abbiamo messi in trappola, no?.
Catone si mise comodo sulla sella e scrut il forte e largine opposto del fiume. Poteva vedere
che molti degli iberiani erano a una distanza di sicurezza dal forte. I parti erano in trappola, per il
momento. Ma questo implicava tutta una serie di nuovi problemi. Era fondamentale che nessuno
scappasse e diffondesse la notizia della presenza della colonna. Il che significava buttare gi il forte e
uccidere i nemici al suo interno. Questo avrebbe implicato un ritardo e varie perdite. Catone non se lo
poteva permettere, ma non aveva alternativa. Si volt verso Radamisto.
Maest, dovremo prenderci il forte.
Bene. Liberiano si illumin.
Posso chiederti di mandare altri uomini dallaltra parte del fiume per assicurarci che nessuno
dei nemici scappi e dia lallarme? Nel frattempo, far avanzare la nostra colonna per preparare
lattacco.
Radamisto annu e diede subito lordine ai suoi uomini, mentre Catone si diresse ad Arbela. Di
certo i pretoriani e gli ausiliari avrebbero preferito di gran lunga passare la notte nella citt, al riparo e
al caldo, piuttosto che dover montare un altro accampamento. Ma purtroppo avrebbero dovuto
allontanarsi dalla citt, nel crepuscolo, e montare un accampamento lungo il fiume. Gi si immaginava
le lamentele che ne sarebbero derivate. Ma alcuni, pens Catone, sarebbero stati contenti per
limminente scontro, il primo.
I parti se la sono cercati questa guerra, riflett tristemente Catone. Ora dovevano iniziare a
pagare il prezzo della loro tracotanza.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
Questo posto andr bene, disse Catone mentre lui e Macrone stavano uscendo dallacqua,
tutti gocciolanti. Davanti a loro, a circa cento passi dallargine destro dellEufrate, Catone poteva solo
distinguere la palizzata nel chiaro di luna. Si gir a guardare il fiume. Laltra riva era distante circa un
quarto di miglio ma lui era riuscito a segnare un passaggio tra le due rive ciottolose e le correnti che
non superava la vita.
Il convoglio dassedio e la centuria di Porcino stavano aspettando lordine per attraversare. Gli
uomini del centurione Metello lavevano gi oltrepassato e Catone poteva udire il suono dei loro
picchetti mentre lavoravano nel debole chiaro di luna per completare la batteria su una piccola altura
oltre al forte.
Bene, Macrone, torna indietro lungo il fiume e fai procedere il convoglio con le armi
dassedio.
S, signore.
E vedi di non fare troppo rumore.
Il centurione non rispose e indietreggi nella corrente. Catone rimprover s stesso per
lammonimento non necessario nei confronti dellamico. Macrone conosceva molto bene limportanza
del sorprendere il nemico. Ma Catone era stanco e ansioso di prendere il forte il prima possibile,
interrogare i prigionieri e scoprire se i parti erano riusciti a mandare un messaggio sulla loro presenza
in zona. Se Tiridate fosse stato avvisato, avrebbe avuto molti modi di prendere in contropiede la
colonna o metterli in trappola. Questo era il motivo del suo commento a Macrone. Cerc di scacciare
quei pensieri dalla sua mente.
Catone si rassicur riflettendo sul fatto che i parti probabilmente si sentivano al sicuro dietro le
loro mura mentre lui si arrampicava tra le canne sino alla riva del fiume, con gli stivali che facevano
ciaf ciaf. Dopotutto, cera una buona possibilit che fossero scappati dalla citt dopo aver visto
Radamisto e i suoi uomini, che avevano alzato abbastanza polvere da oscurare la colonna principale, e,
pi importante, il convoglio dassedio. Gli arcieri e i catafratti da soli non sarebbero mai riusciti ad
abbattere la fortezza, e il nemico sarebbe stato sicuro del fatto che avrebbero dovuto solo aspettare che
gli iberiani se ne andassero prima di poter uscire e continuare con le loro incursioni lungo il confine.
Quando allalba il sole avrebbe iniziato a salire lentamente sullorizzonte e a rendere visibili le armi da
assedio, i parti avrebbero capito il loro errore  poco prima che il primo dardo colpisse i bastioni.
Mentre si faceva strada lungo la riva dirigendosi dove proveniva il rumore stridente, seguito da
un tonfo sordo dei picconi, Catone vide la scura linea del forte contro il cielo notturno, pi chiaro, e
sper che il nemico avesse il buon senso di arrendersi. Questo avrebbe significato distaccare met della
centuria per scortare i prigionieri fino alla prima citt presidiata dalle truppe romane. Non che si
potesse permettere di perdere quaranta uomini, ma ancor meno poteva rischiare di perderne molti di pi
durante un assalto allavamposto dei parti. E il bisogno di prenderlo velocemente cos da poter
avanzare significava che un attacco sarebbe stato necessario.
Fermo! Chi va l?.
Catone, distinto, afferr il manico della spada e tenne gli stivali prima di tirare un profondo
sospiro e rispondere: Tribuno Catone.
Una figura spunt da dietro un albero e Catone pot solo distinguere la lancia puntata contro di
lui mentre il pretoriano parl di nuovo: Publio dice.
Versa il garum, rispose Catone, a bassa voce.
Passa, amico. La sentinella mise a terra la lancia e Catone moll la presa sulla spada e si
avvicin.
La prossima volta, sussurrala, soldato. Meglio che parlare cos ad alta voce da farlo sentire a
tutti i nemici a miglia di distanza. Esager per far arrivare il messaggio.
S, signore, rispose il soldato con un filo di voce.
Cos va meglio. Il centurione Macrone arriver con il convoglio dassedio a breve. Assicurati
di dargli laltol come si deve o non sar cos indulgente.
S, signore. La sentinella riprese posto allombra dellalbero, ci teneva a ritornare
nellanonimato prima che il suo comandante potesse riconoscerlo.
Catone continu verso la parte un po pi rialzata dove si era piazzata lartiglieria e si rallegr
di vedere che il fossato esterno e la palizzata erano ben avviati, una precauzione contro ogni eventuale
tentativo degli altri di fare una sortita e cercare di danneggiare o distruggere le preziose armi dassedio.
Dietro la palizzata altri uomini erano impegnati a livellare il suolo. Un uomo con un elmo crestato gli si
avvicin e fece il saluto.
Tribuno Catone?
S. Tu e i tuoi uomini state facendo un buon lavoro, Metello. Non  di certo semplice lavorare
al buio.
Grazie, signore.
C qualche problema con i parti?
Hanno inviato una pattuglia circa unora fa, signore. Keranus e i suoi uomini li hanno fatti
avanzare fino a che non si sono ritrovati in campo aperto prima di scatenarsi e metterli in fuga. Hanno
ucciso due dei bastardi. Non hanno pi osato fiatare da quel momento.
Bene. Non voglio che spargano la voce su cosa sta accadendo. Quando Macrone arriver con
le armi dassedio, falli svegliare il prima possibile e assicurati che siano pronti a colpire non appena ci
sar abbastanza luce per vedere il bersaglio. E, ancor pi importante, fai in modo che loro ci vedano.
Metello sogghign. Vorrei poter vedere le loro facce in quel momento.
Avrai la tua occasione. O quando si arrenderanno, o quando sfonderemo.
I miei ragazzi sono pronti, signore.
Catone scosse la testa. Non si sono ancora riposati da quando abbiamo lasciato
laccampamento ieri mattina, se dobbiamo assaltare il forte, meglio usare truppe fresche.
Ha senso, signore, gli concesse Metello, a denti stretti. Ma se hanno bisogno di aiuto, be, i
miei soldati saranno pronti.
Sono sicuro che potr contare su di te e i tuoi uomini. Catone gli diede una pacca sulla spalla.
Ma per il momento, aspettiamo che lartiglieria sia disposta.
I lavori andarono avanti tutta la notte fino a che non sentirono il lieve rimbombo del convoglio
che si avvicinava e Catone gli and incontro per accogliere Macrone.
Qualche problema?
Uno dei carri si  rovesciato mentre stavamo uscendo dal fiume, ma gli altri sono a posto.
Bene. Catone indic lo schieramento della batteria sul poggio. Gli uomini di Metello hanno
quasi terminato. Conduci i carri fin lass e assembla le macchine il prima possibile, il pi veloce
possibile.
Hai ragione.
Mentre Macrone guidava il carro su per il lieve pendio, al rimbombo delle ruote e ai grugniti
per lo sforzo degli uomini si aggiungeva il raglio dei muli mentre i conducenti usavano le fruste sulla
loro groppa. Il rumore risultava assordante nelloscurit e Catone temeva che potesse indurre il nemico
ad agire immediatamente. Come previsto, un dardo infuocato sfrecci nel cielo in direzione dei carri,
ma cadde troppo vicino e illumin solo il terreno di fronte allartiglieria e una delle pattuglie a cavallo,
che indietreggi rapidamente per evitare di essere il bersaglio di una raffica di frecce dal forte. Catone
and comunque a cercare Radamisto e lo trov sul sentiero, a circa trecento passi a est dal forte.
Sarebbe stato inutile affrontarlo in quel momento, pens Catone infastidito e decise di rimandare la
questione pi tardi.
Tribuno Catone. Radamisto lo salut, gioioso. Come stanno andando i preparativi?
Saremo pronti prima che sia giorno, maest.
Non vedo lora di vedere i miei nemici polverizzati dalle vostre armi dassedio.
I loro muri ci metteranno poco a crollare. Ho intenzione di dar loro un bel colpo prima di
chiedere la resa. Non credo che saranno propensi a voler fare durare le raffiche a lungo.
Resa?. Radamisto si avvicin col cavallo a Catone e si profil minacciosamente verso di lui
parlando con un tono basso, serio.  Perch dar loro la possibilit di vivere? Queste sono le canaglie
che mi hanno spodestato dal trono. Si meritano di morire, anche solo per servire da esempio per
chiunque passer vicino al forte. Perch abbiano ben chiaro cosa li aspetta se oseranno sfidare il re
Radamisto.
La veemenza della sua voce sorprese Catone, il quale dovette pensare velocemente prima di
rispondere con un tono di voce morbido. Maest, se loro si arrendono non avremo bisogno di rischiare
di perdere nessuno dei nostri uomini in un eventuale attacco.
Sono soldati, tribuno Catone. I tuoi uomini e i miei. Dobbiamo metterli alla prova, in modo
che siano pronti per sfide ben maggiori quando ci addentreremo in Armenia. Hanno il sangue al
cervello, e vogliono dare contro al nemico. Se lasciamo che il nemico si arrenda, i nostri uomini si
sentiranno traditi.
Come potrebbero sentirsi  irrilevante. Fino a che obbediranno ai miei ordini, insistette
Catone.
I tuoi uomini, forse. I miei guerrieri sono meno inclini alla disciplina e vogliono dare prova di
loro stessi. Non ci sar nessuna resa. Questo  il mio comando. Il comando di un re.
Catone sapeva che questo momento sarebbe arrivato. Il suo alleato era testardo e orgoglioso e
senza dubbio non lo allettava il fatto di essersi dovuto rivolgere ai romani per chiedere loro di aiutarlo
nel suo tentativo di risalire al trono. Ma gli ordini di Corbulone erano chiari. A prescindere da cosa
Radamisto pensasse o desiderasse, era Catone a capo della colonna e questo andava messo ben in
chiaro ora, per evitare che la sua autorit venisse di nuovo messa in discussione prima della fine della
missione.
Catone si schiar la voce, tir le spalle indietro e guard laltro uomo senza battere ciglio,
pronto a mentire. Maest, quando sarai di nuovo sul trono allora s che sarai un re. Fino ad allora,
sono stato incaricato dal generale Corbulone, a nome dellimperatore, ad agire in ogni modo per
assicurarmi che tu diventi re. Questo significa che io sono il comandante delle nostre forze congiunte.
Se, a mio avviso, le tue azioni non mi permettono di eseguire i miei ordini, be allora dovr radunare i
miei uomini per tornare in Siria, con le armi dassedio. In tal caso, credo che farai fatica a riprenderti il
regno da solo.
Radamisto stette in silenzio per un po prima di sussurrare: Osi sfidarmi?
Maest, non vorrei sfidarti, ma se forzi la mia mano allora lo far, senza esitare.
Limperatore ti crocifigger quando gli riporter tutto questo.
Potrebbe, ma dovrai rendergliene conto di persona se vuoi risolvere la questione il prima
possibile, e a quel punto avrai perso un altro anno, se non due, e potrebbe essere persino pi dura
destituire Tiridate quando marcerai di nuovo contro di lui. Non sarebbe meglio che lavorassi con me e
che ti riprendessi il trono prima della fine dellanno?.
Bagnati dalla luce della luna, i tratti di Radamisto sembravano unangustiata scultura di marmo,
poi le sue labbra si serrarono e il principe, con un gesto a malapena comprensibile, annu. Molto
bene.
Accetti che sono io il comandante?
Fino a che il trono non sar mio. Dopodich sar di nuovo io il comandante e tu eseguirai gli
ordini senza discutere.
E tu i miei fino ad allora quindi?
S셻.
Allora la questione  chiusa. Offrir loro la possibilit di arrendersi.
E se la rifiutano?, chiese Radamisto.
Catone alz le spalle. Allora agiremo senza piet.
Bene. E se accettano? Cosa faremo?
In quel caso li manderemo ad Antiochia dove verranno venduti come schiavi come bottino di
guerra, mentre noi avanzeremo in Armenia.
Radamisto riflett un attimo e poi annu. Va bene. Accetto la tua proposta.
Fu un malcelato tentativo di salvarsi la faccia e Catone stette al gioco. Ti ringrazio, maest.
Il tribuno torn al forte. Non poteva esserne certo, ma ebbe limpressione di poter vedere pi
dettagli di prima. Uno sguardo a est lo conferm; una pallida nube di polvere si poteva scorgere dietro i
distanti profili delle colline.
Quando inizier lattacco tu e i tuoi uomini dovrete evitare che il nemico riesca a sfuggire e a
scappare, maest.
Radamisto diede un colpo allelsa della sua spada ricurva. Fidati, non scapper nessuno.
Le baliste erano state montate sulle loro basi e orientate verso i bastioni appena oltre il raggio
degli arcieri nemici, per quanto Catone avesse potuto calcolare le distanze nelloscurit. Macrone stava
supervisionando lassemblaggio degli onagri, e vennero dati una serie di colpi decisi per piantare i
cunei per fissare i montanti. Non appena le corde di torsione vennero fissate e coperte, e i perni di
bloccaggio inseriti, gli uomini iniziarono ad arrotolare le corde, usando lunghe leve, e il forte rumore
metallico dei cricchetti si poteva sentire fin da lontano. Catone ipotizz che quelli che tra i parti
avevano la vista pi buona ora avrebbero potuto distinguere lartiglieria. Se ancora non avevano
indovinato cosa stavano combinando i loro nemici, lalba presto avrebbe spazzato via ogni dubbio.
Portate qui le munizioni!, sbrait Macrone e ordin alla svelta ai suoi uomini di posizionare i
cesti contenenti dardi lunghi due piedi e con pesanti punte di ferro, solide aste e rampe di legno accanto
alle macchine. I primi dardi vennero posati negli stretti alloggiamenti mentre un uomo di ogni squadra
azionava largano che riavvolgeva le corde. Gli altri stavano indietro, in caso il meccanismo di lancio
scattasse. Succedeva ogni tanto e lunico avvertimento era uno scricchiolio rivelatore prima che i bracci
di legno si scheggiassero e sfrecciassero nella direzione degli uomini che azionavano largano,
provocando a volte lesioni gravi. Altri uomini arrivarono a coppie portando una serie di sassi scelti
accuratamente per gli onagri. Quando i primi sassi vennero piazzati nelle fionde, i bracci vennero
caricati.
Ben presto tutto era pronto allinterno della batteria e i frombolieri si ordinarono su ogni lato
per poi disporsi in campo aperto a est del forte. Se i nemici avessero tentato di lanciarsi verso di loro,
sarebbero stati in grado di correre al riparo dietro agli iberiani. Non ci sarebbe stata nemmeno via di
fuga lungo il fiume dal momento che il resto dei pretoriani era schierato lungo largine sassoso per
bloccare ogni tentativo nemico di fuggire in quella direzione.
Per lultima volta Catone cerc di ricontrollare i preparativi e di prevedere la possibile risposta
del nemico, ma ogni eventualit che potesse immaginare era gi stata presa in considerazione. I suoi
uomini sapevano esattamente cosa era stato richiesto loro e doveva fidarsi del fatto che avrebbero
adempiuto al loro dovere.
La luce che aumentava gradualmente investiva il paesaggio. Era tutto tranquillo ora che le
macchine dassedio erano pronte e i gruppi stavano aspettando in silenzio il comando per rilasciare i
proietti. Il primo uccellino inizi a cantare, mentre altri strillavano, mesti, e le oscure ed eleganti figure
dei rondoni sfrecciavano nellaria, zigzagando tra le strutture dei telai degli onagri e sopra le merlature
dei forti. Catone si tolse lelmo al volo per asciugarsi la fronte e togliersi i ciuffi di capelli dagli occhi,
prima di risistemarsi il copricapo di feltro. Si rimise lelmo e posizion bene il paraguancia prima di
stringere i lacci e muoverlo per vedere se era ben saldo. Soddisfatto, fece scorrere il fodero in modo
tale che fosse allineato sulla coscia e infine, completati i suoi rituali, sospir.
Hai finito di giocherellare?. Macrone schiocc la lingua. Manca poco.
Catone sorrise a quel commento superfluo. Macrone era teso come se fosse nel momento
cruciale di unazione. Gettando unocchiata agli uomini dellartiglieria, Catone realizz che ogni uomo
sotto il suo comando pareva provare lo stesso sentimento. Erano pronti ad attaccare. Determinati a
farlo.
La tinta blu della fresca aria mattutina lasci spazio al bagliore dei primi raggi di luce mentre il
sole spuntava sopra la cresta di una collina e lardente arancione si riversava sul paesaggio e gettava le
ombre delle strutture degli onagri sul terreno che dava verso i parapetti del forte, dove Catone poteva
facilmente vedere il bagliore degli elmi e lo scintillio delle lance mentre i parti li fissavano, finalmente
consapevoli del loro destino.
Catone alz il braccio e prese un bel respiro.
I capi della sezione si piazzarono e afferrarono le leve, aspettando lordine per scatenare le armi
da guerra. Per un momento tutti gli uomini trattennero il respiro. Poi Catone abbass il braccio.
Uomini! Caricate!.
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
La quiete dellalba fu interrotta quando le robuste travi di legno si alzarono e si spezzarono
contro i cuscinetti di pelle imbottiti sulle travi. I sassi vennero scagliati dalle catapulte e sfrecciarono
formando un angolo acuto, rallentando poi in prossimit della cima dellarco che descrivevano verso il
forte. Catone diede unocchiata ai nemici e li vide con le facce alzate contro la morte e la distruzione
che stava per travolgerli.
La prima pietra lanciata atterr provocando un sollevarsi violento di sabbia e terra ai piedi delle
mura; poi le altre colpirono il bersaglio in rapida successione. Un colpo mancato, uno cadde sulle mura,
e lultimo and oltre alla merlatura e usc dal campo visivo.
Ma che cazzo state guardando imbambolati?, rugg Macrone. Puntateli e caricate le leve,
bastardi scansafatiche! Limperatore non vi paga solo met giornata!.
Subito gli uomini si misero allopera e il rumore metallico dei cricchetti tuonava nelle loro
orecchie, mentre Catone cercava di ricordare dove cadeva il lancio di ogni arma il meglio che poteva.
Il primo e il secondo onagro devono aggiustare il tiro! Gli altri vanno bene. Lanciate a volont!. Si
diresse verso loptio al comando della pesante balista e indic verso il forte. Voglio che i tuoi uomini
spazzino via i bastioni. Voglio che abbassiate le loro cime e spianate i parapetti il pi possibile per
ridurre la loro protezione. Tirate a volont!.
S, signore. Avete sentito il tribuno, ragazzi! Scegliete i vostri bersagli!.
Un istante dopo il primo dardo guizz in mezzo alle armi da lancio in direzione del forte, con
una traiettoria pi lineare rispetto a quella dei sassi lanciati dagli onagri. Catone lo vide atterrare tre
piedi sotto il corpo di guardia. Ci fu unesplosione di detriti e il parto che stava dietro alle mura spar
dalla vista.
Macrone esclam, sorpreso. Quel diamine di affare  fatto di mattoni di fango. Il dardo lha
colpito in pieno. Per Giove, lo butteremo gi in un secondo!.
Catone non rispose e guard gli altri dardi frantumarsi contro le fortificazioni con una simile
potenza distruttiva. Poteva immaginarsi il terrore dei nemici, disarmati di fronte a quelle feroci punte di
ferro scagliate contro le mura di fronte a loro, che li ricoprivano di terra. Li osserv per un po, fino a
che a che un vortice di polvere non avvolse la fortezza.
Falli continuare, Macrone. Falli colpire, il pi veloce che possono! Voglio che i parti si
caghino addosso dalla paura.
S, signore!. Macrone si sfreg le mani e cammin tra le file incitando i suoi uomini.
Catone trott fino alle retrovie della batteria facendosi strada tra i terrapieni e scopr che il
centurione Keranus aveva gi dato lordine ai suoi uomini di dare il loro contributo allo sbarramento.
Mettendo il proietto di piombo nelle sacche gli uomini fecero girare la cinghia, poi cambiarono
rapidamente il movimento roteante per aumentarne la velocit prima di lasciare il manico e scagliare i
loro missili mortali contro i bastioni. Piccole esplosioni di fango secco indicarono il loro urto. Erano
poche le facce che si potevano ancora vedere, dal momento che solo i coraggiosi e gli imprudenti
osavano esporsi. Uno dei parti fu colpito in faccia e fu sbalzato via.
Bel colpo!, url Catone. Continuate cos!.
Per unora le scariche livellarono i bastioni e le porte furono distrutte grazie a uno degli onagri
che fece centro pi volte. Langolo pi vicino del forte aveva iniziato a crollare nel fossato poco
profondo sottostante. Tornando alla batteria Catone diede lordine di diminuire la frequenza dei lanci
per conservare proietti, in modo tale da averne a sufficienza per aprirsi un varco in caso il nemico non
si fosse arreso.
Lo squillo di una tromba spost la sua attenzione su Radamisto e la principale unit dei suoi
cavalieri. Il tribuno vide il principe spostarsi indietro le vesti mentre cercava la custodia dellarco,
estraeva larma e sistemava la corda alle due estremit. Attorno a lui, i suoi uomini fecero lo stesso.
Che pensa di fare, in nome di Ade?, chiese Macrone.
Catone sent una fitta dansia allo stomaco mentre guardava Radamisto che indicava il suo
trombettiere. Una fresca nota si diffuse nellaria dellalba, e con un caotico grido di entusiasmo gli
iberiani partirono, accelerando rapidamente e passando dal trotto a un galoppo costante mentre
avanzavano verso il forte. I frombolieri si voltarono quando udirono le grida e il rumore degli zoccoli e
si tolsero in fretta dalla traiettoria dei cavalieri, che stavano arrivando di corsa, per non venir travolti.
Macrone si accorse dellimminente pericolo e portandosi le mani alla bocca url.
Smettetela di lanciare proietti! Prima che colpiate i bastardi.
Lordine arriv troppo tardi a uno dei gruppi di onagri: ci fu un ultimo colpo e larma oscill
violentemente mentre lasta volava verso il forte. Macrone si volt verso il gruppo e punt il dito
contro di loro. Voi! S, proprio voi! La pagherete! Optio! Segna i loro nomi!.
Radamisto e i suoi uomini avanzarono maestosamente, in un ondeggiare di vesti e svolazzanti
code e criniere di cavalli. Mentre si avvicinavano al forte, il primo dei difensori riapparve dietro le
mura colpite. Questi, non appena vide che lartiglieria si era fermata, chiam i suoi compagni che si
allinearono lungo le mura. Molti di loro erano armati di archi, not Catone, preoccupato per quel che
sarebbe accaduto. A sessanta passi dal canale esterno Radamisto fren il cavallo puntando in unaltra
direzione e cos fecero i suoi uomini che iniziarono a girare intorno alle mura lanciando frecce ai
difensori. Nello stesso momento i parti contrattaccarono e i primi due cavalieri caddero dalla sella, e
anche parecchi dei loro animali, colpiti, si impennarono o inciamparono, stramazzando a terra, a volte
schiacciando gli uomini sotto di loro. Ma non fu uno scambio monodirezionale di proietti, e Catone
vide uno dei nemici cadere dalle mura nel fosso mentre gli iberiani galoppavano intorno al forte.
Uno spettacolo meraviglioso, osserv Macrone. Ma non  cos che si combatte una guerra,
idioti bastardi.
Molti uomini finirono a terra mentre i parti cercavano di puntare il comandante della cavalleria
che, temerario, continuava a galoppare attorno a loro. Eppure ogni freccia lo manc, anche se molte
colpirono i suoi uomini, e Radamisto, freddo, mir, scagli frecce e ne incocc di nuove mentre
dirigeva il suo cavallo con le ginocchia.
Cosa facciamo ora, signore? Li far fuori tutti di questo passo.
Ma non cera niente da fare, realizz Catone. Se avesse dato lordine di caricare il forte, la sua
fanteria sarebbe stata calpestata dagli iberiani. Anche se fossero riusciti a evitare i pretoriani, le due
unit sarebbero rimaste intrappolate e sarebbero diventate un facile bersaglio per i parti.
Maledetto!, borbott Catone mentre guardava il principe, in lontananza.
Poi la tromba degli iberiani squill di nuovo e questi si allontanarono dal forte dopo aver
scoccato le ultime frecce dalla groppa dei loro cavalli. Mentre Radamisto li riconduceva al punto di
partenza, Catone vide almeno trenta uomini e cavalli dimenarsi nella polvere attorno al forte. Dovette
cogliere loccasione per riprendere il controllo su quel piano che era stato fallimentare.
Macrone, porta la tua centuria laggi e falla allineare tra quegli idioti e il forte e non lasciare
che ti sorpassino! Vai!.
Mentre il centurione radunava i suoi uomini, Catone afferr Narsete e si diresse verso i loro
cavalli, che erano stati portati nelle retrovie. Sistemandosi sulla sella, Catone afferr saldamente le
redini e speron il cavallo. I due galopparono intorno allartiglieria mentre Macrone conduceva la sua
centuria in obliquo lungo il campo per fermare gli iberiani. Catone aveva capito che Radamisto si stava
preparando per unaltra carica inutile e sperava che Macrone e i suoi uomini avessero il tempo di
piazzarsi tra gli iberiani e il forte. Lui stesso guid il cavallo verso il corpo di guardia. Non appena
raggiunse una distanza tale da poter esser colpito dalle frecce, inizi a trottare e poi rallent ancora,
sentendo dei brividi lungo la schiena mentre guardava il nemico sulle mura con attenzione. La maggior
parte dei nemici lo guardava, alcuni tenevano gli archi, pronti per lanciare, e un manipolo teneva sotto
tiro i due cavalieri. A cinquanta passi, Catone fren e alz le mani, di modo che i nemici lo vedessero.
Narsete, di loro che sono venuto qui per chiedere che si arrendano.
Il nobile iberiano gonfi prontamente il petto e si rivolse ai difensori.
Di loro che se non accettano, ordiner agli uomini dellartiglieria di radere al suolo le loro
mura e quelli che rimarranno vivi saranno attaccati con le spade. Questo  quello che accadr. Nessuno
sta venendo in loro soccorso. Ho tutto il tempo per distruggerli. Catone finse. Chiedi al loro
comandante di farsi vedere.
Ci volle un momento prima che una della porte colpite venisse forzata e aperta quel tanto che
bastava per far passare un uomo. Ne sbuc una figura snella con una lorica squamata sopra a una tunica
scura e dei calzoni. Indossava un elmo conico con un nastro di tessuto nero legato al bordo. Mentre si
avvicinava, con prudenza, Catone vide che aveva una barba sottile e un viso magro con occhi infossati.
Pareva non essere armato quando si ferm a dieci passi da Catone e si rivolse a lui con una voce
squillante.
Dice di essere Baltagases, il pi vecchio ufficiale tra i sopravvissuti, tradusse Narsete.
Catone lo guard pi da vicino e vide che luomo altro non era che un ragazzino. Non gli
credo. Digli che esigo parlare con il comandante del suo gruppo.
Ci fu un breve scambio, e Catone percep lastio nel tono di voce del giovane.
Baltagases dice che il comandante era suo padre. Fino a che non  stato ucciso poco dopo
linizio del vostro attacco. Quindi ora c lui al comando.
Catone annu. Non era una fortuna trovarsi a dover trattare con un giovane inesperto a cui era
stata appena affidata la responsabilit di passare al comando del gruppo. Perdipi la mente di
Baltagases doveva essere sicuramente offuscata dal dolore per la morte del padre. Questo poteva
influenzare le sue decisioni e mettere a repentaglio molte vite, da entrambe le fazioni. Catone prov un
po di compassione per la sua perdita. Ma alla fine Baltagases e suo padre avevano guidato lincursione
lungo il fiume e avevano ucciso alcune persone del posto oltre ad aver fatto razzie. Grazie allarrivo dei
soldati di Catone, al momento giusto, le genti di Arbela avevano evitato un trattamento peggiore:
quello in cui sarebbero incappati sotto i parti. No, non cera motivo di provare piet, decise.
Bene, allora mi rivolger a lui. Di a Baltagases che  meglio che si arrenda, e subito. Non
avr una seconda occasione.
Lavversario ascolt il severo ordine e stette a guardare Catone in silenzio per un po, pareva
stesse valutando i pro e i contro. Catone lo guardava a sua volta, immobile e irremovibile. Poi lo
sguardo del ragazzo vacill, e mentre strinse i pugni, diede la sua risposta.
Chiede quali sono le condizioni che gli offri. Vorrebbe libero il passaggio, se ti d la sua
parola, per tornare nelle sua tenuta, vicino a Nisibus.
Nisibus?
Una cittadina lontana, a est, spieg Narsete.
Catone scosse la testa e Baltagases parl di nuovo.
Dice che ti d la sua parola che non imbracceranno le armi contro Roma. Finch non sar
finita questa guerra.
No.
Dice che rinunceranno alle armi e a tutti gli oggetti di valore.
Catone sorrise, cinico. Tutte le cose di valore che avevano, appartenevano alla gente di Arbela
fino al giorno prima. Le mie condizioni sono semplici. Lui ordina ai suoi uomini di arrendersi e di
deporre le armi. Le loro vite verranno risparmiate, e questo  tutto quello che posso garantire. Ma solo
se si arrendono ora.
Catone si guard intorno e vide che Radamisto e i suoi uomini stavano avanzando lentamente
verso di loro. Macrone lanci un ordine e i pretoriani portarono avanti le lance. Il giovane ascolt la
traduzione e la sua faccia si contorse dallansia. Riprese parola, velocemente, ma Catone alz la mano.
Ne ho abbastanza! Non perder altro tempo. Si arrende? S o no? Voglio una risposta,
allistante Cosa vuoi per te e i tuoi uomini? La morte o la vita? Se ti arrendi, ti do la mia parola, le
vostre vite saranno risparmiate.
Baltagases trasal mentre le ultime condizioni vennero tradotte, poi abbass la testa e mormor
poche parole.
Dar lordine di arrendersi, disse Narsete.
Catone cerc di nascondere il sollievo che prov. Nessun altro uomo avrebbe dovuto morire
quel giorno. Molto bene, e che ordini anche ai suoi uomini di deporre le armi.
Non aspett nemmeno la conferma e part al galoppo per raggiungere Macrone.
Il forte  nostro, annunci. Il loro comandante ha accettato di arrendersi.
Meno male, cazzo. Macrone fece un cenno verso Radamisto, che aveva gi ordinato ai suoi
uomini di fermarsi e ora si stava dirigendo da solo verso di loro.
Avevo paura di dover punire uno di loro prima per farli ragionare. La situazione sarebbe
diventata spiacevole.
Catone digrign i denti mentre guardava il principe iberiano che si stava avvicinando. Lultima
cosa di cui abbiamo bisogno  che si divida il comando. Se questo accade, diventeremo una facile
preda per i parti. Avvisa i nostri uomini che se ci sar mai un qualche problema tra noi e la loro unit,
sar bene che non sia per iniziativa di un romano.
S, signore. Mi assicurer che i ragazzi si comportino bene.
Radamisto rallent mentre si avvicinava alla fila di pretoriani e Macrone sbrait, ordinando ai
suoi uomini di farsi da parte per lasciare passare il principe.
Cosa significa tutto ci?. Il principe gesticol arrabbiato verso i soldati romani. Stavo
preparando unaltra carica.
Non c bisogno di attaccare di nuovo, lo interruppe Catone. I parti hanno accettato di
arrendersi.
Arrendersi?. Radamisto parve meravigliato. Ma li abbiamo a malapena attaccati. Che
codardi!.
Codardi o no, ora sono miei prigionieri. Ho dato la mia parola che le loro vite saranno
risparmiate. Saranno scortati ad Antiochia mentre noi continueremo a marciare senza che il nemico sia
a conoscenza dei nostri piani. Catone indic le vittime iberiane disseminate attorno al forte. E non ci
sar bisogno che vengano uccisi altri uomini. Questa la chiamo una buona giornata di lavoro, maest.
Radamisto pos le sue mani sul pomello della sella e si abbass verso Catone. E se uno dei
prigionieri scappasse e riuscisse a informare il nemico della nostra colonna?.
Dubito che possa accadere.
Tuttavia, potrebbe. Vale la pena correre questo rischio? Poi c la questione degli uomini che
dovranno scortare i prigionieri fino ad Antiochia. Quanti saranno? Trenta? Cinquanta? Uomini che ci
possiamo a malapena permettere di perdere.
Concordo, maest. Non pi di quelli che possiamo permetterci di perdere in un attacco dei tuoi
arcieri a cavallo contro un nemico protetto da fortificazioni. Se non fossi riuscito a persuadere i parti ad
arrendersi, allora sono sicuro che avremmo perso, nel tentativo di prendere il forte, almeno tanti uomini
quanti quelli che devo mandare come scorta con i prigionieri. E quanti altri dei tuoi sarebbero stati
uccisi?
Tribuno Catone, c solo un modo per assicurarsi che non dovremo ridurre le nostre file.
Catone strinse gli occhi. Cosa stai suggerendo di fare, esattamente, maest?
Uccidi i prigionieri. Tutti quanti. In questo modo non ci sar la possibilit che uno possa
scappare a dare lallarme, e non ci sar bisogno di mandare una scorta.
Ho dato la mia parola, maest. Li risparmieremo.
La tua parola?. Radamisto scoppi a ridere. Cos una parola? Un mero suono che svanisce
nellistante in cui  pronunciato. Se i nemici pensano che la tua parola conti, be non sono altro che
poveri illusi e si meritano di morire. Questa  la guerra, tribuno. Lunica cosa che conta  sopravvivere
per poter vincere. Tutto il resto sono dettagli. Uccidili, e procediamo verso lArmenia!.
No, rispose Catone, con fermezza. Per me la mia parola conta. E anche per Roma. Sono un
ufficiale che agisce in nome dellimperatore. Se do la mia parola e non la rispetto, disonoro non solo
me stesso ma anche il nome di Roma. Non sar perdonato per questo.
E chi lo verr a sapere? Non ne parler con nessuno. Lunico testimone  il mio schiavo,
Narsete. Se glielo ordino, non parler di questo tuo tradimento. Ma se preferisci, gli far tagliare la
lingua o lo far eliminare.
Catone si sent travolgere da unondata di ribrezzo e si sforz di mantenere la calma, poi deglut
per assicurarsi di rispondere con calma e chiarezza. Non te lo chiederei, maest, dal momento che mi
serve come interprete. E la sua lingua in questo caso  fondamentale.
Radamisto serr le labbra e annu. Questo  vero. Molto bene, ma ritornando sulla questione.
Chi sapr mai che non hai rispettato la parola data, eh?
Io, e basta e avanza. Catone era stufo di questa conversazione ed estenuato dallo sforzo della
notte precedente.  I parti non verranno uccisi.
Radamisto arricci il naso con fare sprezzante e si drizz sulla sella. Come desideri, tribuno.
Ma ho paura che ti pentirai della tua scelta. E ora devo occuparmi della sepoltura dei miei morti. Fece
un brusco cenno col capo, diede uno strattone alle redini facendo girare il cavallo e galopp verso i suoi
uomini che lo stavano aspettando.
Catone diede un sospiro di sollievo. Hai seguito la conversazione?
Per la maggior parte, disse Macrone. Non sono sicuro che mi piaccia molto il modo in cui i
nostri alleati disprezzano lonore romano.
Ha ragione, da un punto di vista pragmatico, riflett Catone. Ma se tutti in questo mondo
iniziassero a non rispettare la parola data, potremmo dire addio a ogni trattato, si perderebbe la fiducia
negli altri. E questo non sarebbe un mondo in cui mi piacerebbe vivere.
Concordo, borbott Macrone. Immagino che dovremo fare attenzione quando ci
rapporteremo con Radamisto dora in poi. Mi fido di quel bastardo quanto  vero che uno stronzo cade
lontano dal culo.
Catone rise, grato, e la tensione che aveva accumulato fino a quel momento si allevi. Meglio
che tu stia attento a quel che mangi, allora.
Indic il forte. Prendi quattro sezioni, entrate nel forte e disarmate i prigionieri. E controlla se
c qualcosa che potrebbe servirci per legare i prigionieri. Catene, corda, qualunque cosa. Narsete pu
farti da interprete.
S, signore.
Poi ordina di smontare le armi dassedio e di rimetterle sui carri. Io torno verso il fiume per
recuperare provviste ad Arbela e poi far caricare il carro con lequipaggiamento. Se siamo fortunati,
saremo in grado di riprendere la marcia questo pomeriggio. Saremo in territorio nemico dora in poi.
Meglio che attacchiamo la capitale nemica il prima possibile e chiudiamo questa faccenda. Sar molto
pi contento quando non dovremo pi avere a che fare con i nostri amici iberiani.
Macrone lanci unocchiata a Radamisto e annu. Temo che il principe costituir un pericolo
per noi, tanto quanto quei parti maledetti.
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
Macrone condusse i suoi uomini sopra la rampa di terra battuta e spinse da un lato le porte
colpite. Si ferm per osservare il forte allinterno. La maggior parte delle merlature erano stati distrutte
e larghe sezioni della passerella erano crollate. Molti corpi giacevano sotto i detriti. Alcuni dei sassi
lanciati dagli onagri erano caduti tra le linee di cavalli e ne avevano fatti cadere a terra almeno venti.
Altrettanti uomini erano feriti ed erano soccorsi dai compagni. Macrone prosegu, consapevole del fatto
che aveva gli occhi puntati addosso, ma non aveva paura. Se il nemico avesse tentato di mostrarsi
sleale, Macrone non avrebbe avuto piet.
Di loro di deporre le armi. Spade, pugnali, archi, frecce, asce, tutto. Voglio che le mettano
laggi. Indic il pozzo. Chiunque provi a nascondere unarma finir nel pozzo e sar lasciato a
marcire l dentro. Fa in modo che lo capiscano!.
Mentre Narsete traduceva, Macrone ordin alle quattro sezioni dei pretoriani di circondare la
parte interna del forte; i romani trottarono in posizione, alzarono gli scudi contro il nemico e
prepararono le lance.
Teneteli docchio, ragazzi. Se qualcuno prova a tentare la fuga, uccidetelo, senza pensarci due
volte.
Narsete fin di parlare e per un momento tutto rimase immobile, nessuno dei parti os muoversi.
Macrone si diresse verso il gruppo pi vicino e mosse il suo bastone di vite verso un alto soldato che
stava l con le braccia incrociate e unaria di sfida.
Tu sei il primo, amico mio, disse ad alta voce cos che tutti potessero sentire. Anche se non
capirono le parole di Macrone, di sicuro ne capirono lintenzione. Prendi la tua spada e quel pacchiano
fodero che usate per larco e lanciali nel pozzo. Alz il pollice per enfatizzare la direzione. ora!.
Il soldato lo guard e rimase immobile.
Molto bene, allora. Macrone avanz e allung il braccio per prendere limpugnatura della
spada del nemico. Di colpo il parto sciolse le braccia e la sua mano scatt verso il fodero. Quella di
Macrone era stata una finta, si aspettava benissimo quella reazione, e voleva dargli una lezione. Lev in
alto il bastone di vite, la parte nodosa in cima sbatt contro il mento delluomo e gli scaravent la testa
allindietro. Macrone poi si diede la spinta e caric con la mano libera un pugno che colp lavversario
sulla mascella. Questi fece un passo indietro e collass sulle ginocchia. Macrone, mettendoci forza, gli
sferr un bel calcio sulla clavicola e luomo cadde a terra sulla schiena, stordito e senza fiato. Macrone
prese con calma la spada e il fodero dellarco della vittima, li porse a Narsete e poi si volt per
guardare i parti che erano l intorno.
Chi vuole essere il prossimo?.
Ancora prima che Narsete avesse finito di tradurre, il primo dei nemici corse verso il pozzo.
Altri lo seguirono, guardando il centurione romano con timore mentre gli passavano vicino. Il leggero
sferragliamento delle armi depositate echeggi tra le mura mentre si formava una pila di armi.
Macrone, soddisfatto, fece un cenno e chiam loptio della sua centuria.
Terzo!.
Il pretoriano accorse. Signore?
Occupatene tu. Quando lultimo di loro avr consegnato le armi, inizia a legarli. Usa quello
che puoi. Se serve, puoi strappare delle strisce dai loro vestiti. Basta che siano legati e che non riescano
a liberarsi e fuggire nella marcia verso Antiochia.
Il volto delloptio si illumin. Verranno venduti come schiavi?.
Macrone annu. Un piacevole bonus per i ragazzi, eh? E la campagna  appena iniziata. Su,
continua!.
Diede unultima occhiata ai prigionieri, sfidando ogni uomo a opporre resistenza, poi si
allontan dal forte e si diresse in campo aperto verso i terrapieni che circondavano lartiglieria. Le altre
sei sezioni della sua centuria e il gruppo di Metello se ne stavano intorno alle armi dassedio, chi in
piedi, chi accovacciato, festeggiando con gioia la loro vittoria con vino e conversazioni allegre.
Macrone li guard, accigliato, mentre batteva con forza il suo bastone di vite contro il suo schiniere.
E che sta succedendo qui, in nome di Ade? Che , un giorno di festa? Be non mi risulta,
femminucce. Adesso alzate il culo, imballate le macchine e portatele sui carri.
I pretoriani sussultarono, poi richiusero gli otri alla svelta e si misero al lavoro, estraendo i pioli
di legno e smontando i telai di legno prima di portarli ai vagoni dietro la batteria. Macrone faceva
avanti e indietro per controllare che nessuno battesse la fiacca. Era molto negativo il fatto che gli
uomini avessero perso una notte di sonno, e avrebbero potuto maledirlo perch li faceva lavorare sodo,
ma a lui non importava molto. Anzi, provava quasi soddisfazione a vedere i soldati pi viziati
dellimperatore obbligati a lavorare tanto quanto gli uomini delle legioni.
Non pu che fargli bene, pens tra s e s. Non cera niente di meglio per forgiare buoni soldati
che fargli fare cose da soldati, ed era compiaciuto di come la Seconda coorte stesse migliorando.
Nonostante avesse nutrito forti dubbi, si erano comportati bene in Spagna, lanno prima, e aveva avuto
solo poche cose di cui lamentarsi della loro professionalit fino a questultima impresa. Era persino
incline a sperare che un giorno avrebbero raggiunto il livello della sua beneamata Seconda legione 
quella con cui aveva prestato servizio la prima volta e dove aveva incontrato Catone.
Il ricordo del primo incontro con quel giovane magrolino che era persino troppo educato e
ingenuo lo fece sorridere. Non avrebbe mai immaginato che quel giovane Catone sarebbe arrivato a
comandare una coorte. Aveva persino dubitato che quella recluta riuscisse a sopravvivere al primo
combattimento. Ma Macrone si era sbagliato e da tempo aveva imparato a rispettare i pareri di Catone e
le sue qualit di soldato.
Si ferm mentre camminava, stava ancora sorridendo e si guard intorno, di colpo, incrociando
lo sguardo di un uomo l vicino. Cosa stai fissando l imbambolato, ragazzo mio? Che hai un debole
per i centurioni?
No, signore. Il pretoriano cerc di nascondere laria divertita.
Stai dicendo che non ti piaccio?
S, signore. Nel senso.
Macrone sporse la testa verso luomo, e spalanc gli occhi fingendo ostilit. Non ti piaccio? Io
che tratto i miei uomini come fossi la loro fottuta madre? Razza di ingrato bastardo che non sei altro.
Laria divertita del soldato evapor come la rugiada nel deserto e apr e chiuse la bocca invano
cercando di trovare una risposta che non accrescesse la rabbia del centurione.
Bah! Ti tengo docchio, ragazzo!. Macrone si raddrizz. E ora rimettiti a lavorare e smonta
quella balista. Prima che tu faccia ulteriormente a pezzi il mio dannato cuore.
Se ne and con fare altero e lespressione accigliata, sfidando chiunque altro a incrociare il suo
sguardo mentre passava. Mentre il sole si alzava e riscaldava larida terra le armi dassedio vennero
smontate e caricate sui carri. Accanto al forte i soldati iberiani guidavano i loro cavalli verso il fiume
perch potessero abbeverarsi. Macrone li guard per un momento e schiocc la lingua. Erano degli
abili cavalieri, e precisi arcieri, su questo non ci pioveva. Ma il loro principe era stato tanto avventato
quanto coraggioso, e Macrone aveva abbastanza esperienza da sapere quanto potesse essere pericolosa
la combinazione di quelle due qualit. Per fortuna ora Catone teneva sotto controllo Radamisto e non ci
sarebbero pi state inutili perdite di uomini in attacchi evitabili. Sarebbe stata una liberazione quando
Radamisto sarebbe stato finalmente al sicuro sul trono e i romani avrebbero potuto lasciare lArmenia
in mano agli alleati. Per Macrone questo avrebbe significato tornare tra le braccia di Petronilla, una
prospettiva che gli scaldava il cuore e che lo rendeva ancora pi determinato a concludere la missione il
prima possibile.
Quando lultima macchina dassedio venne smontata e messa sul carro, fra gli schiocchi delle
fruste e il raglio dei muli, Macrone ordin che i carri si dirigessero verso il sentiero vicino al forte. I
pretoriani presero gli scudi e le lance e marciarono a fianco dei veicoli. Fu in quel momento che
Macrone not un movimento sulle mura del forte e fece un passo per scostarsi dalla nuvola di polvere
che alzavano le pesanti ruote dei carri. Ora poteva vedere chiaramente uno dei pretoriani, senza elmo e
disarmato, arrampicarsi sulle merlature pericolanti per poi cadere gi. Si schiant a terra e rotol verso
il fossato. Un istante dopo, Macrone vide luomo inerpicarsi sullorlo del fossato e correre verso di
loro.
Macrone sent una fitta allo stomaco, riemp i polmoni e url di colpo di fermare i carri,
ordinando alla sua centuria di mettersi in formazione.
State qui, grid, poi si diresse incontro alluomo che veniva dal forte mezzo correndo, mezzo
inciampando. Si incontrarono a cinquanta passi dai carri dove luomo si ferm boccheggiando.
Che succede, soldato?, chiese Macrone. Parla!.
 che gli iberiani, signore Stanno uccidendo i prigionieri.
Macrone guard verso il forte. Senza quellinsopportabile rumore delle ruote dei carri poteva
sentire in lontananza pianti e urla per la prima volta. Afferr il pretoriano per le spalle e lo scosse
violentemente. Cosa cazzo sta succedendo, in nome di Ade? Ho lasciato lincarico a Terzo. Dov?
Nel forte, signore. Con il resto dei ragazzi.
E allora perch stanno uccidendo i prigionieri?
Radamisto, signore.  venuto al forte con alcuni dei suoi uomini. Sono andati dalloptio e da
alcuni soldati che erano con lui. Poi in men che non si dica, li hanno bloccati coi coltelli alla gola.
Hanno ordinato a noi che eravamo intorno di abbassare le lance altrimenti avrebbero tagliato la gola
alloptio e agli altri. Terzo ha detto di fare come detto.
Lha fatto?. Macrone si accigli. E poi?.
Il pretoriano cerc di riprendere fiato, per poter rispondere in maniera chiara. Radamisto ha
ordinato ai suoi uomini di portargli i prigionieri uno alla volta, poi li ha decapitati con la spada. Io stavo
pisciando dietro a una stalla quando  iniziato questo casino. Sapevo che dovevo scappare e venire a
cercarti, signore. Sono andato verso lentrata fino a una delle torri di guardia e mi sono arrampicato, ho
strisciato lungo le mura fino a che non ho trovato unapertura per scender gi allesterno.
Va bene. Macrone annu. Ottimo lavoro. Ora raggiungi i carri.
Il pretoriano fece il saluto e corse via, lasciando Macrone a fissare il forte. Ora poteva sentire
distintamente le urla. Doveva agire allistante. Si guard alle spalle e alz il braccio. Prima centuria!
Qui, alla svelta!.
Corse lungo il campo aperto, sentendo il tamburellare degli stivali e il tintinnio delle armature
slacciate dietro di lui. In lontananza vide una figura alzarsi sopra il corpo di guardia, che, dopo aver
guardato i romani per un momento, si gir e gesticol verso il centro del forte. Mentre correva,
Macrone si pass il bastone di vite nella mano sinistra e con la destra estrasse la spada. Poi,
consapevole che cera il pericolo che con le armi sguainate potesse peggiorare le cose, la rimise nel
fodero e digrign i denti, furioso. Macrone e i suoi pretoriani non distavano pi di cinquanta passi dalle
porte distrutte quando videro uno degli iberiani arrampicarsi su un lato delle mura; in una mano teneva
la lancia, e con laltra impugnava una matassa di capelli da cui pendeva una testa gocciolante di
sangue. Luomo piant la punta della lancia tra le macerie, conficc la testa sullimpugnatura di ferro, e
poi fece qualche passo indietro per ammirare la sua opera. Altri uomini di Radamisto apparirono sulle
mura, ognuno con una lancia e una testa sgozzata, e seguirono lesempio del compagno.
Cazzo di barbari, grugn uno dei pretoriani dietro Macrone.
Chiudi quella bocca!, ringhi Macrone voltandosi. Nessuno osi fiatare. Nessuno, me
escluso.
Fece fermare la centuria proprio di fronte alla rampa e fece avvicinare gli uomini. Attraverso la
porta aperta poteva vedere una pila di corpi ammucchiati nel cortile davanti alle porte degli alloggi dei
soldati. Un paio di iberiani trascinarono un altro corpo senza testa, con le mani e i piedi legati, verso il
mucchio e lo gettarono in cima. Macrone sospir e borbott tra s e s:  ora di mettere fine a questo
scempio.
Avanzate!.
Si mise in testa ai suoi uomini e marciarono lungo la rampa e sotto larco della porta. Sul lato
pi distante si imbatt in una scena da mattatoio. Sulla sinistra i parti sopravvissuti erano raggruppati e
tenuti fermi con le lance puntate contro, mentre i romani se ne stavano sulla destra, impotenti, anche
loro sorvegliati. Da un lato del corpo di guardia cera una piattaforma rialzata, ad altezza della cintola,
dalla quale il comandante della guarnigione una volta controllava i suoi uomini. Ora cera Radamisto al
suo posto, circondato da teste e pozze di sangue. Persino mentre Macrone guardava, due iberiani fecero
inginocchiare un altro prigioniero. Questultimo stava gemendo come per chiedere piet dimenandosi a
tal punto da doverlo tenere fermo. Il principe afferr i capelli delluomo con la mano sinistra e li tir
con forza, facendogli chinare il collo, scoperto verso il basso. Poi alz la spada, si ferm un secondo, e
tagli di netto la testa con una mossa fulminea. La testa e il corpo si separarono in unesplosione color
cremisi con un suono simile a quello di unascia che si conficca nella sabbia bagnata. Radamisto,
ricoperto di sangue, sorrise soddisfatto e gett la testa da un lato quando vide Macrone e i suoi uomini.
Prima che potesse parlare, Macrone si volt e url ai pretoriani che erano sorvegliati.
Muovetevi da l! Prendete le vostre armi e mettetevi in riga! Su!.
I suoi uomini esitarono un momento prima che Terzo si facesse strada tra gli iberiani e si
dirigesse verso gli scudi, le lance e le spade che erano impilate da un lato degli alloggi. Uno degli
iberiani mise una freccia sullarco e si gir per colpire loptio alle spalle.
Non osare, cazzo!, rugg Macrone e corse verso luomo e con il bastone di vite gli colp il
braccio con cui impugnava larco, facendogli cadere larma dalle dita intorpidite. Macrone lo colp
anche in testa e questi barcoll allindietro. Subito i compagni alzarono gli scudi e gli archi, ma
Radamisto sbrait un ordine con una voce cos forte che echeggi fin fuori le mura. I suoi uomini
indietreggiarono e i pretoriani seguirono di corsa loptio e presero le armi prima di raggiungere i loro
compagni alle spalle di Macrone.
Ci fu un momento di quiete nel forte, mentre i romani e gli iberiani stavano in silenzio, ognuno
con le sue ragioni, ai lati opposti del mucchio di corpi dei prigionieri. Su nel cielo, alcuni avvoltoi
volavano in cerchio aspettando il loro momento per scendere e nutrirsi.
Terzo, disse Macrone, a bassa voce. Vai a cercare il tribuno. Digli quel che  successo.
Dovrebbe essere con i carri delle provviste, accanto al fiume ormai. Fai in fretta.
S, signore. Loptio corse via attraverso il corpo di guardia.
Radamisto scese dalla pedana e cammin verso Macrone, con noncuranza, poi si ferm presso i
corpi ammassati per pulire la lama della spada col vestito di una delle vittime prima di rinfoderarla. Si
piazz davanti a Macrone con le braccia conserte.
Centurione Macrone, ho come limpressione che tu non approvi le mie azioni.
Macrone lo fiss, facendo del proprio meglio per nascondere il disgusto che provava di fronte a
un uomo in grado in massacrare prigionieri indifesi per svago. Con la voce alterata, il centurione
rispose in un greco un po esitante: Questi uomini sono prigionieri di Roma. Non hai nessun diritto di
ucciderli. A maggior ragione visto che il mio ufficiale comandante ha dato la sua parola che sarebbero
stati risparmiati.
Sono nostri nemici. Sia miei che tuoi. Siamo in guerra contro di loro.  nostro dovere ucciderli
fino a che la guerra non sar finita. Visto che voi romani non fate il vostro dovere, lo sto facendo al
vostro posto. In questo modo non perderemo altro tempo, n acqua o cibo per queste canaglie. E non
dovremo sprecare nemmeno nessun uomo per scortarli. Ora, porta i tuoi uomini fuori da qui e fammi
terminare il lavoro.
Il lavoro?. Macrone inarc le sopracciglia.  cos che lo chiami? Mi verrebbe in mente una
parola migliore per descriverlo.
Ah, davvero? E quale sarebbe?.
Macrone si sforz di non rispondere, per evitare che la situazione degenerasse in uno scontro tra
le parti che avrebbe distrutto ogni speranza per il successo della missione. Radamisto guard da vicino
la sua espressione turbata e sorrise.
Andiamo, centurione, di sicuro non  questo il modo in cui si parlano gli amici. Ti suggerisco
di portare i tuoi uomini fuori dal forte e di aspettare l se la vista del sangue vi disturba.
Ce ne andremo solo quando ci consegnerai i prigionieri.
Il principe iberiano fece un passo verso Macrone, per imporsi su di lui. Intanto dora innanzi ti
rivolgerai a me chiamandomi maest. Ci sono passato sopra per il bene della nostra alleanza, ma non lo
far di nuovo. Hai capito?
S. Macrone deglut. Maest.
Cos va meglio. E ora porta i tuoi uomini fuori di qui.
Macrone scosse la testa. Non finch quei prigionieri saranno in vita, maest. Vengono con noi.
Su questo insisto.
Capisco. Radamisto annu e indietreggi di qualche passo. Molto bene. Mi ero comunque
gi stancato di uccidere quei cani. Niente pi teste.
Macrone tir un sospiro di sollievo e sent ridursi la tensione nei muscoli. Chin il capo davanti
al principe iberiano prima che questultimo si girasse e tornasse dai suoi uomini che lo stavano
aspettando armati. Macrone vide che Radamisto fece segno ai suoi uomini in direzione dei parti e diede
indicazioni in maniera calma e disinvolta. Subito gli arcieri iberiani si rivoltarono contro i prigionieri e
scoccarono le frecce contro quel denso bersaglio. Colpirono senza sosta, lanciando frecce su frecce, e il
bersaglio era troppo vicino per mancare il colpo. I parti urlarono pietosamente cercando di schivare
quella letale raffica di frecce, ma non cera riparo, nessun rifugio, e le urla si spensero man mano che i
corpi cadevano, uno sullaltro, fino a che non ci fu un nuovo mucchio di corpi e il contorcersi dei feriti,
accompagnati da gemiti dagonia.
Tutto questo accadde davanti agli occhi di Macrone e dei suoi uomini, senza che potesse
nemmeno pensare al modo migliore di agire. Era troppo tardi. Non appena lultimo dei prigionieri
cadde, gli arcieri si avvicinarono ed estrassero i pugnali per squarciare la gola a quelli ancora vivi, e a
Macrone non rimase nessuno da salvare.
Radamisto bevve un sorso dallotre mentre osservava la scena e poi chiam Macrone.
Come ho detto, centurione, niente pi teste decapitate. Rise. Vedi, anche io sono un uomo di parola.
...
.
...
Capitolo 14.
...
.
...
Fidati, Catone, sembrava non essersi mai divertito tanto in vita sua. Se ne stava l a massacrare
i prigionieri. Oh, senza dubbio,  coraggioso.  sempre in prima fila e tutto quanto, ma  pericoloso. Ha
una passione per il sangue e guai a chi lo ostacola. Macrone scosse la testa. Per un momento, l nel
forte, ho anche pensato che si sarebbe potuto rivoltare contro di me e i miei uomini.
Quindi  un bene che tu non abbia fatto nulla per provocarlo ulteriormente, rispose Catone,
brusco, mentre si riparava gli occhi e scrutava in lontananza. A un miglio di distanza poteva
riconoscere piccoli gruppi di cavalieri che facevano da schermo allavanzata della sua colonna. Alla
sua destra si ergeva una catena di colline che si affacciavano sulla stretta striscia di pianura ai due lati
dellaffluente dellEufrate, che le persone del luogo, secondo Narsete, chiamavano Murad Su. Sulle due
sponde del fiume cerano terreni arabili, e le coltivazioni e i piccoli villaggi punteggiavano il
paesaggio. Radamisto e i suoi uomini si assicurarono di aver catturato ogni cavallo decente lungo la
strada per evitare che potesse essere dato lallarme della loro avanzata.
Erano passati due giorni da quando avevano preso il forte a guardia dellattraversamento e uno
stato di inquietudine era calato sulla colonna mentre varcavano il territorio armeno. Prima del massacro
dei prigionieri, si era instaurato un rapporto abbastanza amichevole tra gli alleati, con qualche scambio
di razioni e scherzi, e bonari tentativi di imparare la lingua dellaltro. Ora, invece, marciavano separati,
mangiavano separati e non cera nessun tentativo di incontrarsi nellaccampamento di notte. Radamisto
non sembrava preoccupato per la tensione quando Catone veniva a confrontarsi con lui ogni notte circa
lavanzata del giorno seguente. Il principe iberiano passava ogni sera nella sua comoda tenda arredata,
bevendo e festeggiando con la sua cerchia di nobili. Quando si finiva di bere, Radamisto si ritirava
nellaltra tenda per dormire con una delle donne coperte da veli che facevano parte del suo seguito. Lui
non si sarebbe mai comportato in quel modo, riflett Catone, se fosse stato un re che tornava per
riprendersi il trono. Sarebbe stato molto meglio conquistare il cuore della gente piuttosto che
comportarsi come un bandito, saccheggiando le misere riserve di cibo e vino, e violentando mogli e
figlie.
Provocarlo?, ripet Macrone. Non ho fatto nulla del genere, il bastardo ha assalito i miei
uomini e li ha disarmati, poi ha iniziato a tagliare una dopo laltra le teste dei prigionieri. Prigionieri
che, potrei aggiungere, avremmo potuto vendere a buon prezzo al mercato degli schiavi. Oserei dire
che piuttosto sia stato lui a provocarmi.
E tu hai fatto la cosa giusta a mantenere la calma.
Avrei dovuto fermarlo, continu Macrone, amareggiato.
Catone si appoggi al pomello della sella e si gir verso il suo amico. E a quel punto che
sarebbe successo? Cosaltro avresti potuto fare che non finisse in uno scontro tra te e i suoi uomini?
Li avremmo potuti affrontare.
Forse. Ma a che costo? Avresti perso gran parte della tua centuria e Roma avrebbe perso la
possibilit di piazzare il nostro uomo sul trono armeno. Avremmo dovuto cedere lArmenia ai parti.
Prendi in considerazione questo aspetto rispetto allaverci perso leggermente la faccia e sono sicuro che
potrai immaginare come lavrebbero pensata limperatore e i suoi consiglieri. Anche se fossi
sopravvissuto al combattimento nel forte, dubito che Nerone ti avrebbe lasciato vivere un giorno in pi
dopo aver sentito quello che era successo.
Macrone ci pens un momento e si gratt la testa. S, immagino tu abbia ragione.
Oltretutto, disse Catone, se avessi avuto la peggio nello scontro, avrei perso un buon
amico.
Si misero a ridere e Catone si rallegr di aver sollevato un po il cupo umore del suo compagno.
Sentiva che il fardello dellessere comandante lo opprimeva sempre pi man mano che marciavano al
di l dei confini dellimpero. Anche se lArmenia era in teoria un alleato di Roma, le persone avevano
legami di sangue molto pi stretti con i parti. Latteggiamento ostile delle persone del posto e
larroganza di Radamisto e del suo seguito svanivano quando Catone si convinceva di poter vedere la
missione completarsi con successo. Era un rischio calcolato, in ogni caso. Corbulone aveva scommesso
che lui avrebbe potuto respingere liniziativa del nemico con un rapido colpo in Armenia. E aveva
inviato Catone con uomini sufficienti da legittimare il rischio, ma non tanti quanti il generale poteva
permettersi di perdere. Ora non contava pi che si trattasse di un rischio calcolato o un mero
trabocchetto, concluse Catone. Si erano presi un impegno. Il che significava che la loro sorte era legata
a quella di Radamisto. Qualsiasi cosa Catone o Macrone pensassero della disonest o crudelt del loro
alleato, dovevano assicurarsi che il principe arrivasse sano e salvo ad Artaxata e che trionfasse sul suo
rivale parto. Ricord a s stesso che cera lArmenia in palio. I suoi superiori ritenevano il regno vitale
a livello strategico per linfluenza di Roma in Oriente. E questa era lunica cosa che contava.
La colonna continu ad avanzare, e ogni giorno le colline diventavano pi grandi fino a che
lorizzonte non fu delimitato da montagne in ogni direzione, con il fiume obbligato ad adattarsi a
terreni sempre pi aspri mentre scorreva tra le colline pedemontane. La velocit con cui avanzavano era
dettata dai pesanti carri del convoglio dassedio, che cigolavano e procedevano a fatica sul sentiero
roccioso. Anche la minima pendenza li faceva procedere a rilento e la colonna era costretta a fermarsi
per aspettare il convoglio. Anche se era linizio dellestate, gli alberi dalle fresche foglie erano verdi e
le colline erbose erano punteggiate da fiori brillanti, le notti erano fredde e Catone fu costretto a
mandare truppe in cerca di cibo e di legna. Ma non ci fu nessun attacco contro i procacciatori e quando
cal la notte laccampamento fu illuminato da pozze vermiglie di luce infuocata che bagnava gli
uomini intenti a scaldarsi nel vivido bagliore.
Ogni miglio che avanzavano Catone sentiva che lui e i suoi uomini erano sempre pi esposti al
pericolo: marciavano lungo un territorio a lui del tutto sconosciuto, di cui aveva trovato solo scarse
informazioni prima di lasciare Roma. Inoltre, lo faceva sentire inquieto il fatto di doversi affidare alla
guida di Radamisto, che conduceva la colonna sempre pi allinterno delle regioni montagnose. Era
difficile tenere a bada i suoi sospetti, soprattutto perch sapeva che proprio delle false indicazioni
avevano causato la rovina della precedente campagna contro la Partia.
La sera del decimo giorno montarono laccampamento ai margini di una fitta foresta di pini che
forn ampie scorte per accendere i fuochi. Oltre il bastione scorreva il fiume e gli uomini ebbero cos
lopportunit di lavare i vestiti e di farsi il bagno, mentre il crepuscolo si posava sul paesaggio armeno
e lodore degli aghi di pino riempiva laria. Era un luogo abbastanza tranquillo e Catone, una volta
assicuratosi che laccampamento fosse al sicuro per la notte, scese al fiume per una nuotata. Si tolse la
corazza di cuoio che indossava in marcia, la cintura della spada, la tunica, gli stivali e infine il
perizoma, poi cammin nellacqua bassa e sussult da quanto era fredda. Non molto distante, verso
monte, alcuni pretoriani smisero di scherzare e lo guardarono incuriositi, divertiti alla vista di un
ufficiale privo di ogni simbolo del suo grado militare e nudo come loro.
Sentendosi osservato e un po ridicolo, Catone fece ancora qualche passo e si immerse. Lacqua
fredda a contatto con la sua pelle per un istante bruci come fosse fuoco nel momento in cui nuot
energicamente per cinquanta passi nel tentativo di abituarsi alla temperatura. Dopodich si gir
tenendosi a galla, e vide che gli uomini erano tornati ai loro scherzi e non lo consideravano pi un
oggetto dinteresse. Il fiume adesso scorreva lento in quel punto, e Catone riusciva a osservare
laccampamento con occhio esperto ed era soddisfatto dalla precisione dei bastioni, delle palizzate e
delle torri di guardia a ogni lato, cos come dei cavalli allineati oltre il fossato esterno. Il fumo saliva
lentamente nella calma aria serale e componeva una serie di pallide figure contro il cielo viola. Il fioco
luccichio delle sentinelle, che camminavano avanti e indietro lungo le mura e che avevano posti di
guardia sulle torri, era una rassicurante prova del fatto che i suoi uomini erano vigili e pronti per
qualsiasi emergenza.
La corrente lo aveva portato poco oltre il forte, e cos Catone inizi a nuotare direttamente verso
largine invece di sfidare la corrente in linea retta per tornare al punto in cui aveva lasciato larmatura.
Non appena i suoi piedi toccarono il fondo balz sulle secche del fiume ed emerse tutto gocciolante,
sentendosi rinfrescato e affamato dato che aveva fatto su e gi lungo fiume. Laria era piacevole dopo il
freddo del fiume e Catone si rimise la tunica, si allacci gli stivali e prese sotto braccio il resto della sua
armatura, per poi dirigersi verso gli uomini che si bagnavano nelle secche.
 tempo di andare, ragazzi. Presto sar buio e voglio che tutti siano al sicuro dentro
laccampamento.
Gli uomini tornarono a riva, mentre lui avanzava verso la prima porta e scambiava il saluto con
le sentinelle di guardia allentrata dellaccampamento. Allinterno, la maggior parte degli uomini era
impegnata a cucinare la cena sui fuochi, e alla sua destra Catone, in lontananza, oltre lordinata fila di
tende dei pretoriani e dei frombolieri, vide le tende degli iberiani, schierate apparentemente senza una
logica, se non quella di essere attorno a quella pi grande di Radamisto. Cera una striscia di terra
libera tra le due armate, che rimarcava la residua mancanza di fiducia che ancora persisteva.
Quando Catone raggiunse la sua tenda vide che Narsete lo stava aspettando l fuori.
Il mio re chiede che tu lo raggiunga per cena.
Chiede?, Catone abbozz un sorriso. Immagino che la versione originaria fosse che mi
comanda di raggiungerlo per cena.
Narsete sorrise. Certo, tribuno. Volevo semplicemente proporre linvito in maniera pi
diplomatica per rispettare la tua sensibilit.
Apprezzo il tuo tatto e mi recher da sua maest tra poco.
Se riuscissi il prima possibile sarebbe apprezzato, signore, disse Narsete, ansioso.
Far del mio meglio. Catone fece una pausa. Radamisto non aveva labitudine di invitarlo
alle feste serali. Qual  loccasione?
Narsete sospir. La prospettiva di unimminente azione, mi viene da pensare. Dal momento
che lo conosco bene.
Unimminente azione?. Catone inarc un sopracciglio.
Lo scoprirai presto, signore. Narsete fece un inchino e scapp via. Prima che Catone potesse
richiamarlo e fargli ulteriori domande, liberiano si era infilato tra le tende ed era scomparso.
Radamisto e la sua cerchia stavano gi cenando quando Catone arriv. Il principe iberiano lo
salut calorosamente e lo invit a sedersi sul divano alla sua sinistra, nel posto donore. Alcuni schiavi
gli portarono piatti di carne speziata di montone e una caraffa di vino. Mentre Catone si sistemava,
Radamisto si gir dal suo lato per averlo di fronte.
Goditi la festa, amico mio. Domani raggiungeremo la citt di Ligea e la mia vendetta contro i
traditori avr inizio.
Catone stava per mangiare un pezzo di montone ma lo rimise sul vassoio e guard il principe
iberiano.  la prima volta che sento parlare di una citt nelle vicinanze, maest.
Questo perch tu e i tuoi uomini marciate come delle lumache e non avete la cavalleria. Le mie
pattuglie in avanscoperta hanno avvistato per la prima volta la citt due giorni fa.
E non hai ritenuto opportuno informarmi del fatto che stavamo raggiungendo questa citt,
Ligea?
Sarebbe cambiato qualcosa se lavessi fatto? Siamo qui ora e Ligea  molto vicina alla foresta.
Te ne renderai conto domani, e sono sicuro che i nemici si arrenderanno quando mostrerai loro la
potenza delle tue macchine dassedio.
Nemici? Ci sono dei parti in Ligea?
Ne dubito. Se ci sono dei soldati parti in Armenia  pi probabile che stiano proteggendo quel
codardo di Tiridate che si aggira furtivo nella mia capitale.
Capisco, quindi gli abitanti di Ligea sono armeni, non nostri nemici.
Radamisto corrucci il volto. Sono miei nemici, tribuno. Ligea mi ha chiuso le porte in faccia
quando sono stato costretto a fuggire. Si sono dichiarati dalla parte dellusurpatore e hanno negato a me
e al mio seguito rifugio e soccorso. E per questo pagheranno con la loro vita. Come tutti quelli che
hanno tradito il loro re. Ho intenzione di dare agli armeni una bella lezione sul prezzo da pagare per il
tradimento.
Catone ascolt le sue parole col cuore pesante. Poteva facilmente immaginare le circostanze in
cui gli sfortunati abitanti di Ligea si erano ritrovati, con un re in fuga che cercava aiuto.
I ligeani sapevano che se avessero risposto alla chiamata si sarebbero inevitabilmente attirati
lira del nuovo sovrano sul trono di Artaxata e in quel momento avevano scelto la via pi sicura.
Catone avrebbe fatto lo stesso. E ora avrebbero vissuto nel terrore pi miserabile realizzando che
luomo che avevano disprezzato da fuggitivo era tornato a capo di un piccolo esercito. Ma in tutto ci
cera unopportunit da giocarsi, realizz Catone.
Maest, non sarebbe pi saggio avere piet dei ligeani? Forse hanno agito per paura di
Tiridate, non per ostilit nei tuoi confronti. Perdonali e la loro gratitudine ti ripagher molto di pi
quando spargeranno la voce della tua magnanimit. Puniscili e diventeranno un tuo nemico giurato e il
destino della loro citt agir come un faro per unire le altre citt e villaggi contro di te.
Radamisto scosse la testa. La paura  la chiave. E ne hai dato prova col tuo ragionamento
proprio ora. Loro temevano Tiridate e quindi si sono schierati contro di me. Quindi devo fare in modo
che mi temano ancor di pi per farli schierare contro il mio rivale. Questo  il segreto del potere. Lho
imparato da uno dei tuoi imperatori, Caligola. Lasciate che mi odino, basta che mi obbediscano.
Parole sagge.
Catone non apr bocca. Si ricord degli anni di terrore sotto Caligola e non era incline a
considerare quellimperatore se non come un pazzo pericoloso.
Parole sagge, ripet Radamisto con enfasi. Non sei daccordo?
Non credo, maest, dal momento che lautore dellaforisma fu ammazzato da una delle sue
guardie del corpo, e la stessa sorte ebbe quasi tutta la sua famiglia. Non vorrei che lo stesso capitasse a
te se le tue azioni dovessero portarti la tua gente contro.
Radamisto rise. Faranno quel che voglio, o dovranno pagarne le conseguenze. Facciamo in
modo che Ligea sia una dimostrazione pratica di quello che potrebbe toccare a tutti loro.
Catone prese coraggio e rispose. Non penso che sia saggio correre dei rischi inutili. Ligea 
una piccola citt,  vero. Potr essere facile da conquistare, ma perderemmo comunque tempo e
uomini, e non possiamo proprio permettercelo, non sarebbe saggio se vogliamo avere pi probabilit di
prenderci Artaxata. Suggerisco di evitare la citt e continuare a marciare, maest. O almeno, se ci
dobbiamo fermare prima delle porte della citt, di offrir loro la mano dellamicizia. Chi lo sa? Magari
potresti vincere nuove reclute per lesercito. Potremmo avere pi uomini.
Radamisto lo guard e poi annu. Molto bene, c della saggezza nelle tue parole. Ci penser.
 vero che dobbiamo raggiungere Artaxata il prima possibile. Oltretutto, ho voglia di stare con mia
moglie, Zenobia. Allung il braccio per prendere la coppa e bevve un sorso, pensieroso, prima di
continuare a parlare, ma senza incrociare lo sguardo di Catone. La mia Zenobia.  la donna pi bella
al mondo, tribuno. La mia compagna di fatiche. Non c niente che non farebbe per me. Si merita di
essere una regina pi di ogni altra donna. Tutti gli uomini la desiderano, ma  mia. Solo mia. Il suo
volto sincup. E ora  costretta a nascondersi. In attesa che per lei sia di nuovo sicuro riapparire.
Catone non pot fare a meno di mostrarsi sorpreso. Lhai lasciata l?
Gli assassini di Tiridate lavrebbero uccisa, sarebbero stati felici di uccidere sia lei che me. 
meglio per lei che rimanga nascosta fino al mio ritorno. In un posto dove non potr essere scoperta.
Lanci uno sguardo astuto a Catone prima di continuare. Sai quale effetto ti pu fare una donna del
genere? A volte  come fissare il sole. Motivo per il quale ho bisogno della compagnia di donne
inferiori di tanto in tanto. Batt le mani e url qualcosa in armeno. Allistante una ribalta si alz in
fondo alla tenda e tre giovani donne entrarono, accompagnate da una delle sue guardie del corpo.
Catone ud vagamente il suono di una tromba che sovrastava il baccano della conversazione, ma la sua
attenzione era rivolta alle donne, ognuna una vera bellezza. Indossavano tuniche di lino semplici e
sottili e si trascinarono per tutta la tenda fino a che non giunsero davanti a Radamisto, con gli occhi
bassi per la paura. Questi diede unocchiata alle donne e poi indic quella al centro.
Mi prender questa, disse in greco. Puoi prendertene una delle altre per divertirti, amico
mio. I miei uomini le hanno prese da un villaggio lungo il tragitto giusto laltro giorno. Ho dato
lordine che non venissero toccate dai soldati comuni. Quindi ti offro un dono. Quale sar delle due?.
Catone scosse la testa. Un ufficiale romano  sempre in servizio, maest. Non ho tempo per
questo genere di piaceri. Ora devo congedarmi e andare a fare il giro delle mie sentinelle.
Era una bugia bella e buona, ma Catone era stanco e aveva gi resistito abbastanza in
compagnia del principe iberiano.
Di gi? Un vero peccato. Vorr dire che forse le dar alle mie guardie, per farli divertire un
po.
Proprio in quel momento, la donna sulla destra alz lo sguardo e incroci quello di Catone, che
pot leggerle il terrore negli occhi. Poteva immaginare la sua paura, dopo esser stata strappata alla sua
famiglia dagli iberiani. I loro occhi si guardarono solo per un secondo ma cera qualcosa nella sua
espressione, una supplica, e Catone si decise a fare quel che era in suo potere per salvarla dagli abusi
che le avrebbero inflitto le guardie di Radamisto.
Hai ragione, maest. Un soldato ha bisogno anche di tali distrazioni. Ne prender una. Indic
la donna.
Bernisha? Ottima scelta. Te la far mandare. Con del vino. E goditi entrambi, amico mio.
Catone chin la testa e si alz lentamente dal divano, proprio mentre una guardia si sporse
dallentrata principale della tenda. Il soldato abbass la testa e si rivolse a Radamisto, che si gir verso
Catone.
Pare che il tuo centurione, Macrone, sia qui fuori. Vorrebbe parlarti, con urgenza.
Catone si affrett verso lentrata della tenda e usc fuori. Faceva fresco, si era fatta notte ormai,
e le stelle punteggiavano il cielo, sbucando dalle vette frastagliate delle montagne circostanti. Macrone
se ne stava da un lato, con il bastone di vite sulla spalla. Nel bagliore del fuoco l vicino Catone pot
leggere chiaramente lansia sul suo volto.
Che  successo?
Riguarda una delle squadre che si dovevano occupare del foraggiamento, signore. Il centurione
Petilio e venti uomini. Non sono tornati allaccampamento. Dovevano rientrare prima che facesse buio,
ma di loro neanche una traccia. Ho ordinato a un soldato di suonare la tromba per richiamarli ma non
c stata risposta, nessun avvistamento di Petilio e dei suoi ragazzi.
Leffetto del vino e la prospettiva della compagnia di una donna per la notte svanirono dalla
mente di Catone quando questi cap quel che stava succedendo. Era possibile, ma improbabile, che il
centurione e i suoi uomini si fossero allontanati troppo e si fossero persi. Petilio aveva troppa
esperienza per compiere un tale errore. Una paura tormentosa si insinu nella mente di Catone e
cominci ad assillarlo man mano che appariva chiaro che la squadra non era tornata per qualche
sinistro motivo.
Devo mandare Ignazio a chiamare i suoi uomini per andare a cercarli, signore?
No, rispose Catone di scatto. Non aveva senso mandare altri uomini l fuori al buio, a vagare
col rischio che potessero cadere nella stessa trappola nella quale cera la possibilit che fosse finito
Petilio. Di a Ignazio che prepari i suoi uomini e che siano pronti a presidiare la palizzata, in caso ci
fosse qualche problema.
Pensi che ci possa essere?.
Catone riflett un momento. Spero di no. Spero che quegli idioti stiano solo vagando nella
foresta, ma se cos non fosse, allora dobbiamo essere pronti a tutto. Vai a dare lordine a Ignazio. Star
dalla porta che d sulla foresta. Mi troverai l.
S, signore.
Si scambiarono il saluto e Macrone trott verso le tende dei romani mentre Catone si affrett
verso la porta. Il centurione era incline ad agitarsi ma non voleva che i suoi uomini lo vedessero se non
come un comandante calmo e imperturbabile. Non appena sal verso il bastione sent Ignazio gridare gli
ordini ai suoi uomini e il lieve tintinnio delle armature dei soldati che si muovevano per prendere
posizione. Un momento dopo la sua centuria marci verso le porte e si ferm mentre Macrone
raggiunse Catone.
Novit, signore?
Nessuna. Catone aveva esaminato con attenzione lombrosa linea di alberi ma non aveva
notato nessun movimento, nessun segnale dei suoi uomini. La buccina suon altre tre volte il segnale e
poi tacque. Il silenzio intorno allaccampamento era inquietante e Catone si sent la pelle fremere per
lattesa nella fredda notte. Era successo qualcosa a Petilio e ai suoi uomini, ormai ne era sicuro. Il
tempo passava lentamente, come un bruco su un ciottolato e alla lunga Catone si rese conto che alcuni
uomini si stavano avvicinando da dietro e si gir a guardare verso il forte, dove vide Radamisto e le sue
quattro guardie. Il principe iberiano and verso di lui.
Narsete mi ha detto che ha notato dellagitazione tra i tuoi uomini. Che sta succedendo,
tribuno?.
Catone gli spieg brevemente la situazione e poi i tre uomini continuarono a strizzare gli occhi
nelloscurit, con le orecchie tese per cogliere qualsiasi movimento. Oltre al triste canto di qualche
occasionale uccello lungo il fiume e al rumore di qualche animale che di tanto in tanto si faceva strada
tra la vegetazione, di per s abbastanza snervante, non si udivano altri suoni. Nessuna voce, nessun
segno di uomini che incespicavano nella foresta nera come la pece.
Alla lunga Radamisto brontol a bassa voce. Questa  follia. Se i tuoi soldati sono l fuori, li
dobbiamo trovare. Prender alcuni dei miei uomini, delle torce, e li cercheremo.
No, maest. Aspetteremo che ritornino, o fino a che non verr lalba. A quel punto andremo a
cercarli. Non prima, concluse Catone, risoluto.
Radamisto era sul punto di protestare quando una sentinella, poco distante da loro, url dal
bastione. Si sta muovendo qualcosa, laggi!. Indic col braccio il punto in cui il sentiero entrava
nella foresta e Catone aguzz la vista per guardare in quella direzione. Allora li vide, distinguendoli a
malapena, scure figure seguite da ombre ancor pi scure.
Macrone si port le mani alla bocca e url. Petilio!.
Non ci fu risposta, e un momento dopo non si percep pi alcun movimento, come se chiunque
o qualsiasi cosa avesse avvistato la sentinella si fosse dissolto nella notte. Macrone grid di nuovo.
Chi va l? Petilio?.
Al suo altol segu solo il silenzio pi assoluto, era come se tutti nellaccampamento stessero
trattenendo il respiro in previsione di un orribile evento. Tutto quello che si poteva sentire da quella
direzione era il lieve fruscio di una brezza leggera che soffiava sui rami pi alti degli alberi.
Quali sono gli ordini, signore?, chiese Macrone a bassa voce.
Catone esit. Una parte di lui pensava che la cosa migliore da fare sarebbe stata evitare ogni
rischio e aspettare fino allalba prima di mandare gli uomini a cercare Petilio. Era possibile che i nemici
fossero l fuori pronti ad attaccare laccampamento, aspettando lordine di correre fuori dal bosco. Ma
se cos fosse stato dovevano per forza gi sapere di essere stati avvistati e non ci sarebbe quindi pi
stato nessun effetto sorpresa. In quel caso non cera motivo di nascondersi. E anche se non si fosse
trattato del nemico, cera qualcuno, o qualcosa, laggi, che li guardava e magari era ancora l,
appostato, in attesa. Unaltra parte di lui era ansiosa di conoscere il destino di Petilio e dei suoi uomini.
Listinto di Catone pretendeva di sapere la risposta. Alla fine il suo istinto, rassicurato dallaver
calcolato che se laggi ci fosse davvero stato un nutrito gruppo di soldati sarebbe gi uscito allo
scoperto, vinse e il tribuno si schiar la gola.
Macrone, voglio delle torce per Ignazio e i suoi uomini. Il resto della coorte si prepari. Anche i
frombolieri. Tu prenderai il comando qui.
S, signore, accett, riluttante, e poi corse gi a dare gli ordini. Poco dopo, la buccina suon
lo stato di allerta, le note stridule si diffusero nellaccampamento, e di colpo la quiete della notte lasci
spazio alle istruzioni che venivano urlate mentre gli ufficiali svegliavano i soldati e questi, illuminati
dai fuochi che si stavano spegnendo, si affrettavano per schierarsi con le loro unit. Macrone torn con
una squadra che teneva in ogni mano delle torce tremolanti. Queste vennero consegnate ai pretoriani
che aspettavano dentro le porte mentre Macrone si avvicin a Catone.
Li posso condurre l fuori, signore.
No. Catone rifiut la sua offerta, con fermezza. Poi continu, con fare pi amabile.
Non questa volta, amico mio. Hai gi corso pi rischi di quanto avresti dovuto in passato.
Bada allaccampamento. Se mi succede qualcosa, prendi tu il comando della colonna e continua la
missione. Se succede qualcosa a Radamisto, riporta i nostri uomini al di l del confine il prima
possibile.
Catone scese per raggiungere Ignazio, prendendo in prestito uno scudo da una delle sentinelle
che era appostata alla porta. Mentre sollevava lo scudo, Radamisto lo raggiunse. Liberiano prese una
lancia dalla stessa sentinella e si mise di fianco a Catone.
Maest, dovresti rimanere qui.
Vengo con te, tribuno. Loscurit non mi spaventa. Se il nemico  l fuori sar un piacere per
me affrontarlo. Picchiett sullelsa della spada.
Maest.
Basta protestare, tribuno. Se c un combattimento, voglio essere al tuo fianco. Su, andiamo.
Catone annu, riluttante e diede lordine. Aprite le porte!.
Le sentinelle rimossero le sbarre di bloccaggio e spostarono i pezzi di legno squadrati sui
cardini. Catone alz lo scudo e sguain la spada. Procedere!.
La distanza tra il forte e la foresta era a tiro di freccia e la coprirono a passo cadenzato,
aguzzando la vista e ludito per individuare il minimo segno di pericolo. Quelli che portavano le torce
le reggevano in alto, e le deboli fiaccole illuminavano i pretoriani e rischiaravano il terreno accanto a
loro. Il che li rendeva facili bersagli e Catone lo sapeva, ma era lunico modo per cercare i compagni
nella foresta. Raggiunsero il sentiero allangolo e proseguirono verso il punto in cui entrava nella
foresta. Proprio l ora pareva che fosse stato messo qualche sorta di ostacolo lungo il sentiero.
Compatti ragazzi, inton Ignazio. Scudi in alto e occhi aperti.
Era un commento inutile, realizz Catone, ed era un segno dellagitazione del centurione.
A capo della formazione, Catone, con la sua vista acuta, fu il primo a vedere quello che aveva
creduto essere un ostacolo. Mentre le luci delle torce rivelavano i corpi, ordin alla centuria di fermarsi
e avanz con prudenza insieme a Radamisto. Petilio e i suoi uomini erano stati legati a delle travi di
legno lungo il sentiero. Ogni uomo era stato crudelmente frustato e strisce di pelle pendevano dal rosso
tessuto muscolare sottostante. Peggio ancora, i loro genitali erano stati tagliati e appesi ai perizomi sui
monconi del collo. Dopo averli mutilati, i nemici li avevano finiti decapitandoli e appendendo le teste
sugli spuntoni in cima a ogni palo di legno. Tutte salvo una. Petilio era stato sistemato un po pi avanti
rispetto agli altri. In quel momento luomo lanci un lamento, mentre provava ad alzare lievemente la
testa.
Di colpo Catone pos lo scudo, corse verso di lui e gli alz con dolcezza il mento, cercando di
distogliere lo sguardo dalla carne insanguinata e dalla piccola sacca che gli cadeva sul petto.
Petilio.
Il centurione spalanc gli occhi e sbatt le palpebre lentamente mentre cercava di rispondere. La
sua bocca si apr ma dalle sue labbra non emerse che un gracchiare e Catone vide che la sua lingua era
stata bruciata e non era altro che un moncone annerito. Fece mezzo passo indietro dallorrore e
disgusto. Lespressione di Petilio si contorse in unagonizzante frustrazione mentre cerc di parlare di
nuovo, ma non riusc a emettere che una serie di versi bestiali. Non si poteva fare pi nulla per lui,
realizz Catone. Il centurione era rovinato, torturato e tormentato dallagonia che aveva patito nelle
mani del nemico. La morte avrebbe posto fine alle sue sofferenze. Catone alz la spada e guard Petilio
negli occhi. Mi dispiace, fratello.
Il centurione lo fiss scuotendo la testa come poteva mentre dalla sua bocca uscivano suoni
terrificanti, sempre pi acuti. Catone esit, incapace di costringersi a porre fine allagonia di un uomo.
Radamisto avanz verso di lui e gli si rivolse con gentilezza. Fallo fare a me, tribuno. Sar
questione di un attimo. Non soffrir pi.
No. Catone scosse la testa. No. Devo farlo io. Era uno dei miei uomini.
Liberiano si fece da parte e Catone alz la spada in verticale e con la punta tocc la tenera
carne appena dietro alla clavicola. Poi, tenendo salda lelsa con le due mani, la conficc nel petto del
centurione, trafiggendogli il cuore. Petilio si contorse, trem con violenza e poi di nuovo, questa volta
pi debolmente, la testa gli cadde allindietro e la sua mascella si apr e si chiuse e poi rimase
spalancata. Catone estrasse la spada e il sangue caldo inizi a scorrere dalla ferita. Ci mise un po a
tornare in s stesso e a riprendere a parlare.
Slegate i corpi e riportateli al forte.
Mentre Ignazio dava istruzioni ai suoi uomini sul macabro incarico, Catone guard fisso davanti
a s mentre una gelida furia gli cresceva nel petto. Era probabile che la notizia di quel che era successo
ai parti nel forte avesse raggiunto il nemico. Questa era la loro vendetta. Aveva perso uno dei suoi
ufficiali e venti buoni soldati, macellati come pecore. Li avrebbero vendicati, giur a s stesso.
Nessuno poteva commettere una simile atrocit contro dei soldati romani e rimanere impunito.
Nessuno.
Tribuno, Radamisto parl a bassa voce. Questa  opera dei miei nemici in Armenia. Ora
puoi capire quello che questi vili barbari sono in grado di fare.
S, rispose Catone, freddo.
Non c motivo di avere piet. Non dopo questo. Sei daccordo?
S.
Devono essere puniti, tribuno.
S.
Devono essere puniti violentemente, tutti quanti. In che altro modo possiamo insegnare a
questi cani come si rispetta Roma? Ligea deve essere rasa al suolo e i suoi abitanti massacrati. Diamo i
loro corpi in pasto ai corvi. Lasciamo che questo serva da avvertimento per chiunque osi sfidarci.
Catone sent la sua passiva indignazione trasformarsi in una scura e implacabile ira mentre
guardava Ignazio e i suoi uomini tirare gi i corpi e rimuovere le loro teste dagli spuntoni. Il corpo di
Petilio fu lultimo a essere preso, e mentre le corde attorno a lui vennero tagliate, il corpo cadde floscio
per terra ai piedi di Catone. Questultimo deglut amaramente e si schiar la gola.
Domani, Ligea muore.
...
.
...
Capitolo 15.
...
.
...
E quelli chi sono?, chiese Macrone mentre un piccolo gruppo di cavalieri con eleganti
tuniche era scortato verso la colonna principale da uno squadrone di arcieri a cavallo iberiani.
Catone non disse nulla mentre guardava avvicinarsi gli stranieri. Era ancora del tutto sconvolto
dal funerale che cera stato quella mattina. I corpi di Petilio e dei suoi uomini erano stati distesi su una
lunga pedana di velluto su tronchi di legno e la pira era stata accesa da Catone. La Seconda coorte era
rimasta in piedi in silenzio, schierata su tre lati attorno alla pira e aveva guardato le fiamme divampare
e diffondersi fino a che i tronchi e i corpi non vennero divorati da un vorticoso inferno di fiamme.
Sopra di loro, il fumo si levava a ondate verso il cielo e nellaria cera un acre odore di carne e di resina
di pino bruciate. A un certo punto, quando i cadaveri cominciarono a contorcersi nel calore
dellincendio, uno dei corpi si raddrizz lentamente come per mettersi a sedere e parve guardare dritto
negli occhi Catone, che stava davanti agli altri ufficiali e agli altri soldati della coorte. Questo turb per
un momento Catone, che ebbe come limpressione che quel corpo gli stesse chiedendo qualcosa. Come
se stesse rivendicando vendetta. Lentamente, molto lentamente, le fiamme consumarono il corpo e i
resti caddero tra i tronchi carbonizzati mentre la pira si consumava via via, lasciando una pila di braci
ardenti e sottili scie di cenere.
Ricordiamo i nostri compagni, aveva urlato Catone. Non dimentichiamoci che  stata negata
loro una morte da soldato e che sono diventati cenere con il cuore bramoso di vendetta. Pretoriani, sono
stati massacrati come bestie dai nostri nemici. Sottoposti a torture e umiliazioni che vanno ben oltre
quel che si pu tollerare in guerra. I loro spiriti invocano fin dalle fosse che sia fatta vendetta! Ci
chiedono che colpiamo il nemico con fuoco e rabbia! Non avremo pace finch non avremo trovato i
parti responsabili di questo oltraggio e li avremo massacrati senza piet. Solo a quel punto i nostri
fratelli, Petilio e i suoi uomini, avranno pace. Catone alz le braccia e guard verso il cielo con
macchie di cenere. E lo giuro davanti a Giove Ottimo Massimo! Fratelli, giuratelo con me!.
I pretoriani recitarono in coro il giuramento con grida di rabbia. Questo giuriamo, davanti a
Giove Ottimo Massimo!.
Mentre la colonna si schierava, pronta a marciare, Catone vide la rancorosa determinazione sui
loro volti e prov unapatica soddisfazione alla prospettiva dellira che avrebbero riversato sul nemico,
non appena si fosse presentata loccasione.
Avrebbero vendicato la morte dei loro compagni molte volte prima di veder placata la loro sete
di sangue. La colonna aveva avanzato in silenzio tutta la mattina, senza nessuno dei soliti scambi di
battute o dei canti di marcia che di solito li accompagnavano.
Ora, appena passato mezzogiorno, Catone e Macrone stavano procedendo a una breve distanza
da Radamisto e la sua cricca quando il principe si ferm e si mise ben dritto sulla sella; teneva le redini
con la mano destra e aveva la sinistra a riposo sul fianco, con il gomito che sporgeva imperiosamente. I
due romani lo raggiunsero e aspettarono che i nuovi arrivati si avvicinassero. Da vicino, Catone poteva
vedere che indossavano catene doro e anelli di pietre preziose, e le loro vesti erano di materiali che
avevano una lucentezza setosa. Senza dubbio, uomini influenti, ma anche uomini che temevano
Radamisto, a giudicare dalle loro espressioni tese. Scesero gi dalla sella e fecero un grande inchino,
prima che il loro comandante facesse un passo avanti e si rivolgesse al principe nella sua lingua nativa.
Parl con un tono umile e indic pi volte verso i suoi uomini e oltre, in direzione di Ligea, che
rimaneva ancora nascosta alla colonna da un basso promontorio.
Radamisto ascolt in silenzio e quando luomo finalmente si zitt e si mise a testa bassa, in
attesa di una risposta, si volt verso Catone.
I nostri amici, qui, sono i capi del consiglio che governa la citt. Sono venuti a dirmi che c
una piccola truppa di soldati parti in citt oltre alla loro milizia. Questi uomini affermano di essersi
organizzati in modo tale da far aprire le porte per noi, e che il consiglio ha votato per stare dalla mia
parte e di giurare fedelt alla mia causa. Accenn un sorriso.  un peccato che la loro lealt non mi
sia stata offerta quando pi mi serviva. Quindi, tribuno, pare che non dovremo lottare per entrare a
Ligea dopo tutto. Tuttavia,  necessario che venga data loro una punizione, per assicurarsi che
conoscano il prezzo per avermi opposto resistenza. Cosa suggeriresti? Che decimi il consiglio?  un bel
tocco di romanit e di sicuro far piacere allimperatore Nerone, penso. Ma la decimazione  una
questione di fortuna, e voglio che a pagare con la vita siano quelli che diedero lordine di chiudere i
cancelli contro di me. Vale a dire la maggior parte degli uomini che siedono nel consiglio di Ligea,
appostati dietro le mura della citt. Bene, tribuno? Cosa ne pensi?.
Catone guard, freddo, gli uomini di Ligea prima di rispondere: Maest, voglio le teste dei
responsabili della cattura e della tortura di Petilio e i suoi uomini. Chiedi chi ha massacrato i miei
pretoriani.
Radamisto si rivolse ai membri del consiglio e Catone not lo sguardo pieno di terrore che si
scambiarono prima che il loro capo rispondesse. Radamisto ascolt e poi tradusse la risposta a Catone,
a bassa voce.
Affermano che sono stati i parti. Le loro pattuglie ci hanno osservato negli ultimi tre giorni.
Non appena hanno visto i tuoi soldati entrare nella foresta hanno deciso di aspettare che fossero
impegnati a tagliare la legna prima di azionare la trappola. Lufficiale dei parti li ha torturati prima di
ucciderli e disporli davanti al forte, come macabro avvertimento per i romani di non interferire nelle
questioni armene. Questo uomo giura che le persone del luogo non centrano nulla con questo affare.
Amano la pace, dice.
Bene, quindi voglio che gli ufficiali parti vengano sgozzati, disse Catone. Cos come tutti gli
uomini di quella pattuglia.
Questo potrebbe rivelarsi difficile. Dicono che i parti sono determinati a combattere, ma non la
milizia, e dal momento che la milizia detiene le porte della citt, il loro comandante ha detto che sono
pronti ad aprirle quando raggiungeremo la citt. Dopodich avremo mano libera con i parti. Puoi
punirli come ti pare, tribuno. Questi uomini dicono che gli abitanti di Ligea sono sempre stati amici dei
romani e fedeli a me. Gli uomini che mi negarono laiuto furono obbligati dalla gente del posto ad
abbandonare le loro cariche. Dicono che il consiglio vede con ostilit la presenza dei parti in citt.
Catone guard i ligeani con un lieve sogghigno sulle labbra, poi si gir verso Radamisto. Devo
dirti una cosa, maest, ma lontano dalle orecchie dei membri del consiglio.
I due si spostarono un po e poi Catone continu a bassa voce. E tu credi alle loro parole,
maest?
Certo che no. Sono dei luridi bugiardi che stanno cercando di salvarsi la pelle. Ma questo non
li salver. Una volta che entreremo a Ligea, saranno tra i primi a essere uccisi con le spade.
Catone annu. Nel frattempo dobbiamo approfittarci di loro. Dobbiamo accettare di
risparmiarli e le loro proteste di lealt, cos che possano tradire i parti e aprire le porte. Una volta che
avremo distrutto il nemico, puniremo anche quelli che ti hanno tradito, maest, e quelli a cui imputo la
responsabilit per la morte dei miei uomini. Facciamo in modo che la sorte di Ligea serva da esempio
per tutti quelli che non sono stati leali con te, il loro re, e con Roma, la loro alleata.
Le ultime parole vennero caricare di ironia e Radamisto alz un sopracciglio.
Molto bene, tribuno. Parler con loro. Dir che siamo felici di essere ricevuti come amici, e
che in cambio promettiamo di liberare la citt dal nemico comune.
Catone stava gi pensando alla prossima mossa da fare. Anche se si sentiva fiducioso sul fatto
che i delegati iberiani fossero sinceri con la loro offerta di tradire i parti, era per possibile che stessero
tendendo una trappola. Non voleva che le sue due coorti fossero vittima di un doppio gioco dei ligeani.
Dovremo avvicinarci alla citt come se stessimo preparando un assedio. Quando la milizia agir,
dovremo muoverci alla svelta, prima che i parti si accorgano del pericolo. I tuoi arcieri a cavallo hanno
la maggior probabilit di prendere e impossessarsi della porta prima che i parti contrattacchino, maest.
Far avanzare i pretoriani il prima possibile per venirti in aiuto. Se siamo fortunati, coglieremo i parti
di sorpresa. Chiaramente, appena realizzeranno di essere stati traditi cercheranno di fuggire. In quel
caso, sarebbe prudente posizionare i miei frombolieri e i tuoi catafratti dallaltro lato della citt per
bloccare la loro fuga.
Radamisto lo ascolt attentamente e fece un gesto di approvazione. Saggio piano, tribuno. Sul
serio, sono contento che il tuo generale ti abbia scelto per servirmi.
Catone chin lievemente il capo.
Liberiano rivolse lo sguardo ai ligeani che erano l in attesa. Ora dobbiamo dire a quei
bastardi quel che vogliono sentirsi dire e mandarli a fare il loro dovere.
No. Dobbiamo mandare solo un uomo, il loro capo. Gli altri possono stare con noi. Cos se il
comandante della milizia non tiene fede alla parola data possiamo dar loro una lezione. Mostriamo ai
ligeani cosa succede a quelli che cercano di ingannare il loro re.
Era ormai pomeriggio inoltrato quando la colonna riprese a marciare e si avvicin alla citt. I
catafratti e i frombolieri si erano gi messi in cammino per una strada indiretta dietro le colline a sud
per bloccare la strada dallaltra parte di Ligea. I carri con le provviste e le armi dassedio erano sparsi
tra le centurie dei pretoriani, e la polvere alzata dai muli e dalle pesanti ruote aiutava a camuffare le
dimensioni della colonna, cos che i nemici non realizzassero che la truppa che si avvicinava alla citt
era pi piccola di quella che avevano tenuto sotto osservazione nei giorni precedenti.
Per la fanteria la polvere era davvero un disagio e gli uomini si lamentavano attraverso i focalia
di lana, che la maggior parte si era tirata su per coprirsi il naso e la bocca. A capo della colonna, e su
ogni lato, cerano gli arcieri a cavallo. Il pi grande gruppo di cavalieri era al centro, guidato da
Radamisto e Catone, con gli inviati ligeani proprio dietro di loro, scortati.
A un miglio dalla citt si imbatterono in un piccolo gruppo di ricognitori parti che guardarono la
colonna il pi possibile, prima di girarsi e galoppare via per mettersi al sicuro. Le porte di Ligea si
chiusero dietro di loro e lungo le mura Catone pot vedere sporadici riflessi del sole sugli elmi e le
punte delle lance. La colonna avanz di fretta e Catone diede lordine di fermarsi quando erano ancora
fuori dal raggio degli archi. Dietro di loro sent Macrone urlare ai suoi uomini, dando lordine di
mettere gi i loro gioghi da marcia, cos che non fossero ostacolati al momento di precipitarsi verso il
corpo di guardia della citt. Catone chiam il suo trombettiere e Narsete per farli procedere al suo
fianco e poi si volt verso Radamisto e Macrone.
Una volta che le porte saranno aperte, maest, mandate avanti gli arcieri a cavallo per prendere
i corpi di guardia. Macrone, tu avanzerai con i pretoriani. Il resto della coorte verr dopo di te.
I miei ragazzi sono pronti e fremono per andare, signore. Dopo quello che  successo a Petilio
e agli altri, niente ci fermer.
Bene. Catone lanci un ultimo sguardo agli uomini della coorte, che si stavano schierando in
attesa di ricevere lordine di attaccare. Poi fece un respiro profondo e spron il suo cavallo in un trotto
leggero, facendo segno al trombettiere e a Narsete di seguirlo. Pi avanti cera un pendio dove la strada
si avvicinava alle basse montagnole sopra le quali era stata costruita la torre. A sinistra della citt una
distesa di terre irrigate si diffondeva lungo largine del fiume, mentre a destra il terreno lasciava spazio
a una catena di colline scoscese, ricoperte da qualche sporadico albero. Catone fece rallentare il cavallo
e si diresse verso il corpo di guardia.
Suona la buccina, ordin.
Il trombettiere sput e poi si avvicin il bocchino e suon tre note acute, come era abitudine per
quelli che cercavano una trattativa. A cinquanta passi dalle porte chiuse Catone si ferm e ordin al
trombettiere di tirare gi il suo strumento. Sulla torre sopra il corpo di guardia poteva vedere un gruppo
di persone che lo guardava. Poi un uomo si sporse in avanti, con le mani attaccate alle merlature, e url
verso di loro.
Vuole sapere perch Roma ha violato il confine con il regno dellArmenia, tradusse Narsete.
 un parto?, chiese Narsete.
Dal suo accento, direi di s, tribuno.
Allora digli che Roma vuole sapere cosa ci fa un parto nella terra di un alleato di Roma.
Perch la Partia ha rotto il patto di vecchia data che cera tra i nostri imperi di riconoscere lArmenia
sotto il protettorato romano?.
Ci volle un attimo prima che giungesse la risposta.
Gli armeni hanno chiesto aiuto alla Partia per liberarsi del tiranno Radamisto, ha detto.
LArmenia non guarda pi a Roma. Ci ordina di fare retrocedere la nostra colonna e marciare al di l
del confine.
Lo sguardo di Catone si spost dalluomo sulla torre alle porte, che continuavano a essere
chiuse. Il suo battito cominci ad accelerare. In qualsiasi momento ora la milizia avrebbe dovuto aprire
velocemente le porte Ma non cera segno di movimento.
Ci consegnerai Ligea, comand, cercando di spingere la milizia ad agire. Ce la consegnerai
immediatamente. Se saremo costretti a prenderci la citt con la forza non verr risparmiato nessuno.
Mentre Narsete traduceva ci furono una serie di movimenti tra quelli che erano sulla torre e poi
un uomo fu scaraventato sulle mura. Vol verso terra, di schiena, agitando le braccia. Ma fin poco
lontano prima che la corda che aveva legata al collo, tesa, si spezzasse facendo s che il suo corpo si
contorcesse per poi rimanere appeso, oscillando da una parte allaltra. Ci volle un momento prima che
Catone capisse che si trattava del capo del consiglio della citt. Unaltra sagoma venne lanciata sulle
mura e oltre al parapetto e inizi a ruzzolare fino a che non venne strattonata, finendo a ondeggiare
come laltro corpo. Questi indossava una cotta di maglia e schinieri e Catone pens che dovesse
trattarsi del comandante della milizia. Era chiaro che il tradimento degli inviati ligeani nei confronti dei
parti era stato rivelato. Probabilmente era stato qualche individuo a favore dei parti nella citt a fare la
spia e i traditori avevano pagato con le loro vite.
Lufficiale dei parti grid unaltra volta.
Ci ordina di andarcene, prima che ci tocchi la stessa sorte..
Catone fiss per un momento i corpi che ondeggiavano, poi rispose: Assedier Ligea. Hai
tempo per arrenderti fino a che lariete non toccher la prima volta le mura. Dopodich, nessuno sar
risparmiato. Questa  la parola di Roma.
Non appena Narsete ebbe tradotto, Catone fece girare il suo cavallo e i tre uomini galopparono
indietro verso la colonna. Sul volto di Catone appar unespressione di fredda determinazione mentre
pensava ai piani per prendere dassalto la citt e raderla al suolo, insieme ai suoi abitanti, fino
allultimo essere vivente. A partire da quelli che erano rimasti degli inviati.
Macrone si rivolse al suo comandante. Mi pare di capire che il nemico non sia entusiasta della
proposta di arrendersi.
No. Ma lo saranno. Catone guard da vicino i ligeani sotto scorta. Avevano seguito il rapido
scambio fuori dal corpo di guardia ed erano atterriti dalla paura.
Maest, se non ci sono obiezioni, vorrei usarli per mostrare ai ligeani cosa succede a chi sfida
il loro legittimo re, e Roma.
Radamisto sogghign. Certo, tribuno. Sar un piacere per me vedere come ne farai buon uso.
Uno del gruppo fece qualche passo avanti, afferrando con le mani i piedi di Radamisto e
parlando velocemente. Il re gli diede un calcio per allontanarlo con sdegno.
Catone guard i prigionieri con disprezzo prima di girarsi verso Radamisto. Cosa preferisci,
maest?.
Radamisto avvicin il cavallo al ligeano e si chin in avanti per dargli una pacca sulla testa,
come se stesse mostrando affetto a un fedele cane da caccia. Il ligeano alz lo sguardo speranzoso e
sorrise, esitante. Poi Radamisto si raddrizz.
Dovremo restituirli ai loro amici e alle famiglie in citt. Una volta che avremo montato i tuoi
onagri, li potrai restituire, un pezzo alla volta. A cominciare dalle loro teste.
...
.
...
Capitolo 16.
...
.
...
Il posto di comando era sulla punta di una collina che scendeva verso Ligea e offriva una buona
vista sul campo che circondava la citt. Un sentiero era gi stato battuto tra la rada erba abbarbicata al
pendio e Macrone fece una pausa poco sotto la cresta per prendere fiato, dopo la salita con tutta
larmatura addosso. Si tolse lelmo e si asciug il sudore dalla fronte prima di voltarsi, gonfiando il
petto, e di mettersi le mani sui fianchi mentre si guardava indietro. Cera forse ancora unora di luce e il
paesaggio era inondato dal caldo bagliore del sole che stava tramontando. Lunghe ombre si
distendevano sul terreno e il calore del giorno stava iniziando a placarsi, con grande sollievo di
Macrone.
Alla sua sinistra cera laccampamento, con le file di tende delle truppe romane ben ordinate a
differenza di quelle degli iberiani. Il fossato e il bastione erano pi profondi e alti del solito, poich gli
uomini avevano avuto pi tempo per preparare le difese. Un altro fossato e un altro bastione si
estendevano dallaccampamento lungo largine del fiume, e alla destra della citt unaltra fortificazione
simile correva dal livello della pianura fino a uno strato di roccia che sporgeva sotto la collina. Tutto
ci era stato costruito nellarco di una giornata, da quando la colonna era arrivata vicino a Ligea. Quelli
che erano dentro alla citt erano isolati dallesterno. Non avevano accesso allacqua del fiume dal
momento che il canale che riforniva la citt era stato arginato. La sete sarebbe stata il peggior pericolo
nei giorni a venire, riflett Macrone. Mentre per loro che assediavano il pi grande rischio sarebbe stato
larrivo di una colonna di soccorso. Ma con le pattuglie iberiane che controllavano da punti strategici,
cerano poche possibilit che venissero colti di sorpresa.
Il lieve creparsi di uno degli onagri che lanciava un sasso riport lattenzione di Macrone sulle
armi dassedio che erano al sicuro dietro ai terrapieni, appena fuori dal raggio delle frecce provenienti
dalle mura. Lartiglieria era presidiata da una centuria di frombolieri, e cerano anche squadre per gli
onagri e le baliste. Sotto istruzione di Macrone le armi erano state montate poco prima, e il centurione
si era recato fino al posto di comando per riferirlo a Catone. Prima che lartiglieria mirasse verso il
corpo di guardia bisognava ottemperare allo sgradevole compito di lanciare le teste e le parti del corpo
dei delegati ligeani oltre le mura della citt perch cadessero tra i cittadini. Macrone scosse la testa al
pensiero. Uccidere un avversario in battaglia era una cosa, ma fare a pezzetti un manipolo di codardi
disarmati era umiliante per tutti e ora lui si sentiva sporco. Sperava soltanto che quel breve lancio di
sanguinosi pezzi umani potesse affievolire il desiderio dei nemici di resistere. Se cos non fosse stato, il
costante abbattere il corpo di guardia avrebbe indebolito la loro volont. Il punto era: i nemici
avrebbero cercato di venire a patti prima che lariete fosse spostato?
Macrone guard gi dove gli uomini del centurione Ignazio stavano assemblando lariete e il
telaio di legno del mantelletto che avrebbe protetto la squadra. Gli uomini stavano gi fissando tronchi
di legno, tagliati nella vicina foresta, al telaio coprendoli con del cuoio. Con lariete posizionato dietro
il mantelletto, questultimo sarebbe stato pronto per essere trascinato in avanti per completare lopera,
sfondando le porte della citt. Sarebbe stata lultima occasione per i nemici di arrendersi, secondo le
consuetudini di guerra.
Se invece i nemici li avessero spinti a fare un assalto, col rischio di perdite che implicava, allora
avrebbero solo dovuto biasimare s stessi per le conseguenze, quando la colonna avrebbe voluto
vendetta per la perdita dei compagni.
Non avrebbero avuto nessuna piet.
Infilando il suo copricapo di feltro nellelmo e tenendo questultimo sotto braccio, Macrone
continu lultimo tratto del sentiero e raggiunse il posto di comando.
Un gruppo di lancieri iberiani faceva la guardia alle tende occupate da Radamisto e dal suo
seguito. I lancieri fecero segno a Macrone di oltrepassare il perimetro e questi si diresse verso Catone
che se ne stava seduto su uno sgabello mentre osservava la scena dallalto prendendo nota su una
tavoletta cerata. Il tribuno alz lo sguardo sentendo lo scricchiolio degli stivali di Macrone sul terreno
sabbioso. Il suo amico sembrava esausto, pens Macrone, aveva uno sguardo apatico e la faccia segnata
dalla polvere, insediatasi nelle piccole rughe della pelle e nelle cicatrici.
Signore, ti faccio umilmente notare che lartiglieria dassedio  completa e sta puntando al
corpo di guardia e alle mura su ogni lato, come hai ordinato.
E i corpi dei prigionieri?
Tagliati a pezzi e rispediti nella citt, come hai richiesto.
Catone sent che il tono dellamico si era fatto pi duro e chiese, diretto: Non approvi?
Non sta a me trovare da ridire sugli ordini dati dal mio comandante, signore.
Catone sorrise stancamente. Quando parli in maniera cos formale, sono sicuro che
disapprovi.
Bene, a parte il casino che  stato fatto con le sacche degli onagri, per non parlare dellessersi
dovuti disfare delle interiora, non sono sicuro se abbiamo fatto bene. Dopotutto erano venuti a offrirci
aiuto. Non  colpa loro se non  andata come prevedevano. Avendo ucciso gli inviati e avendoli lanciati
a pezzetti alle famiglie, non penso che potremo pi contare sul loro appoggio. Macrone punt il
pollice verso Ligea. I cittadini non guardavano di buon occhi gli ospiti parti prima, e ora abbiamo dato
loro motivo di avere una causa comune. Ritengo che dovremmo seguire un po di pi il dividi e
conquista se vogliamo mettere fine a tutto questo il prima possibile.
Catone ascolt in silenzio e pens un momento prima di rispondere:  troppo tardi per questo,
ormai. Dobbiamo conquistare la citt, subito. Non possiamo permetterci di lasciare nessun nemico tra
le nostre linee di comunicazione.
Che linee di comunicazione? Siamo esposti ai rischi qui, signore, vivendo solo della terra. La
nostra migliore opportunit di successo  di rimettere il nostro amico iberiano sul trono il prima
possibile. Questo assedio non far altro che farci perdere tempo e vite. Ogni giorno passato qui  tempo
regalato ai parti per preparare la difesa ad Artaxata.
Catone annu, pensieroso. Questa  unipotesi. Ma ce n unaltra. Una volta che in Armenia si
verr a conoscenza di quanto accaduto a Ligea, a quel punto dubito che le altre citt che incontreremo
marciando lungo la via possano darci problemi.
Non  questo quello che mi hai detto laltra notte, dopo che avevi parlato con Radamisto.
Be, ho cambiato idea. Forse ha ragione, in fin dei conti.
Macrone digrign i denti. Non  da te, amico. Per nulla. Ha a che vedere con quanto 
successo a Petilio e ai suoi uomini, vero? Sangue per sangue?.
Catone lo guard. C qualcosa di male a volere vendicare i tuoi compagni?
S e parecchio, se questo vuol dire esporre il resto della colonna a un rischio maggiore di
quanto sia il caso. Macrone alz la mano e se la fece scivolare tra i capelli. Senti, posso capire che ti
abbia scosso, e senza dubbio sei stanco, cazzo. E lo siamo tutti. Ma non devi perdere la testa e devi
cercare di pensare in maniera lucida. Tu, pi di chiunque altro.
Catone si alz di colpo e guard Macrone, la sua voce si indur. Tu dimentichi chi sei,
centurione Macrone. Sono io al comando, qui. Sono io che do gli ordini qui. E non devo dare
spiegazioni a nessuno, tanto meno ai miei sottoposti. Non permetterti pi di trovare da ridire, hai
capito? Limitati a fare il tuo dovere.
Macrone prese un bel respiro prima di parlare. Catone Signore, so qual  il mio dovere. 
quello di servire Roma, servire gli ufficiali che Roma mi ha messo a capo, e di servire i miei fratelli
darmi. Sono sempre stato rispettoso nei confronti di Roma e del mio amico e compagno pi caro.
Questo  il motivo per cui dico quello che penso.
Be allora forse dovresti parlare meno, centurione, sugger Catone, secco.
Macrone rimase a bocca aperta dallo stupore. Poi si mise sullattenti.  tutto, signore?
S.
Allora torno allaccampamento e organizzo i turni di guardia serali.
S, fai cos. Puoi andare.
Si scambiarono un saluto formale poi Macrone si volt e si allontan verso il sentiero che
scendeva lungo il pendio della collina. La sua faccia avvamp per la rabbia repressa, si sentiva offeso
per il fatto che le sue ragioni fossero state liquidate e derise in maniera cos brusca. Allo stesso tempo
aveva visto la stanchezza consumare Catone, peggiorata dalla perdita di Petilio e gli altri. Catone non
era in s, risolse Macrone, ma non cera nulla che potesse fare per aiutare il suo tribuno se questultimo
rifiutava i suoi consigli e, in maniera pi significativa, la sua amicizia.
Catone guard il suo amico allontanarsi marciando. Era un peccato che il loro breve scambio
fosse stato cos teso, ma la semplice verit era che Catone non era disposto ad avere un subordinato che
criticasse i suoi ordini. Nemmeno Macrone. Quanto al suo cambio di opinione sul miglior modo di
sconfiggere gli armeni per abbracciare la causa di Radamisto Si ferm a riflettere sulle diverse linee
di pensiero che lo avevano assillato negli ultimi due giorni. Mentre subito aveva spinto a favore del
ricorso alla piet come mezzo pi persuasivo per ottenere il supporto, era possibile che Radamisto
avesse avuto ragione fin dallinizio, e che la paura e il terrore fossero le migliori garanzie di lealt, o
ancor pi importante, dobbedienza. In tal caso, la sorte di Ligea ne sarebbe stata una riprova.
Oltretutto, era troppo tardi per qualsiasi altra alternativa. Ormai erano coinvolti e non sarebbe stato
saggio lasciare un esercito di parti sulla loro scia. Lassedio doveva essere portato a termine, disse tra
s e s. E i parti e gli alleati ligeani, a prescindere da se questi ultimi fossero complici consenzienti o
meno, avrebbero pagato il prezzo per aver torturato un centurione veterano e venti dei migliori uomini
romani.
Catone controll gli appunti sulla disposizione dei soldati e sul suo piano dattacco una volta
sfondate le mura. A prescindere da quello che aveva detto al suo amico, il tempo era un problema
urgente. Prima avessero assediato la citt, meglio sarebbe stato. Oltre a questo cera il bisogno di
preservare il maggior numero possibile dei suoi uomini e di quelli di Radamisto, per lultima fase della
campagna: la cattura di Artaxata. Il miglior modo per vincere era di continuare a colpire senza sosta le
difese dei nemici, giorno e notte, annientando la loro volont di resistere prima che lariete, montato,
fosse portato avanti per sconquassare le porte. Questo avrebbe richiesto una notevole scorta di sassi per
gli onagri e avrebbe esaurito le risorse di dardi pesanti per le baliste. Catone aveva gi dato ordine di
usare questi dardi solo quando un bersaglio fattibile si sarebbe presentato sulle mura della citt. Nel
frattempo, la centuria di Porcino era stata mandata a cercare munizioni per gli onagri, un lavoro
sfiancante che consisteva nel perlustrare le colline in cerca di rocce sporgenti per poi frantumarle e
caricare le rocce utilizzabili sui muli prima di portarle gi alla batteria per scaricarle.
Un lieve scricchiolio di passi dietro di lui interruppe i suoi pensieri e Catone si gir per vedere
Radamisto che si stava dirigendo verso di lui. Liberiano indossava una tunica di seta verde che cadeva
larga e lunga al punto da sventolare attorno al suo corpo. Portava una caraffa col tappo di sughero in
una mano e due calici dargento nellaltra.
Bevi con me, tribuno?.
Catone si alz, con riverenza. Mi farebbe molto piacere bere qualcosa, maest.
Radamisto pos i calici, tolse il tappo, riemp il primo calice e lo pass al romano, parlando con
una voce calda. Non c bisogno che mi chiami maest quando siamo da soli, tribuno. Ci saremo
anche incontrati in veste di alleati di convenienza, ma sento che ci conosciamo molto di pi.
Concordi?.
Si riemp la sua coppa e lalz per brindare. Agli alleati, compagni e amici.
Catone annu e bevve un sorso. Aveva pensato che fosse vino, ma era il succo di qualche frutto;
dolce e amaro combinati insieme in una miscela rinfrescante. Bevve met del calice e si sent molto
meglio.
Come procede lassedio?, continu Radamisto.
Abbastanza bene. Gli onagri continuano a colpire costantemente. Tuttavia, Ligea non  come il
forte che abbiamo preso prima. Quello non era che un mero avamposto e non era stato pensato per
resistere a macchine dassedio. Ligea, invece,  protetta da mura di pietra. Le file pi basse sono di
mattoni squadrati. A partire da unaltezza di circa dieci piedi, la costruzione in muratura  irregolare e
fissata con la malta. A un certo punto devono aver deciso che le mura non erano alte abbastanza e i
ligeani devono essersi trovati costretti a fare una miglioria nel modo pi rapido ed economico. Il
risultato sembra impressionante da lontano, ma non possono competere con le nostre armi dassedio.
Gli onagri distruggeranno la parte in cima con facilit.
Entrambi guardarono come due delle armi muovevano il loro braccio allo stesso momento, con
le sacche che scattavano in avanti rilasciando il loro sasso. Quei due minuscoli puntini neri formarono
un grazioso arco verso il muro prima di cadere gi. Il primo sasso colp la cima del corpo di guardia
con una nuvola di polvere e provocando una piccola pioggia di detriti, mentre il secondo sbatt contro
la solida base con una piccola esplosione di polvere e sabbia, ma senza altri effetti visibili.
Quanto tempo ci vorr perch i tuoi uomini aprano un varco praticabile?.
Catone pens un momento prima di rispondere. Dipende da un po di cose. Abbiamo bisogno
di riserve di sassi per gli onagri, e poi vanno considerato i danni causati dallusura sulle armi. I bracci
di lancio potrebbero spezzarsi e dover essere sostituiti. Lo stesso vale per le travi di ricezione. Le corde
di torsione potrebbero essere sottoposte a una forte pressione e dover esser sostituite. Poi ci sono da
considerare le difese e i difensori. Se non mi sbaglio su come  stato costruito il muro, potremmo essere
in grado di spazzar via la cima in due o tre giorni. Ma ci vorr molto di pi per creare una breccia nella
parte inferiore. Potremmo doverci arrampicare su quella parte se i nemici cercheranno di pulire la
montagna di detriti di fronte al muro. Dar lordine di costruire scale a pioli domani. Se continuiamo a
colpire tutta la notte, negheremo ai difensori la possibilit di fare riparazioni, ma se fossi in loro starei
lavorando sodo per la costruzione di un muro interno dietro al corpo di guardia e alle sezioni che
stiamo attaccando da entrambi i lati. Se lo fanno, dovremo attaccare anche il muro interno. Fece un
riassunto dei suoi pensieri. Quindi, se tutto va bene, penso che dovremmo essere in grado di far
avanzare lariete tra tre o quattro giorni. Le porte saranno sfondate in un paio dore, al massimo, e a
quel punto la colonna e i tuoi lancieri potranno assaltare le porte e aprire una breccia su ogni lato. Se
c un muro interno, puoi contare un giorno o due per buttarlo gi. Sette giorni al massimo  la mia
stima.
Sette giorni , ripet Radamisto, pensieroso.  un ritardo accettabile. Ovviamente, quando
i nostri uomini attaccheranno verr detto loro di non risparmiare nessuno.
S,  questo quello che vuoi?
S. Non ci sar piet per nessuno.
Ci fu un breve silenzio e i due uomini guardarono la citt sotto di loro. Potevano vedere figure
sulle mura da ciascun lato della zona sotto attacco, e sotto le mura Catone poteva scorgere delle donne
sui tetti che stendevano i panni mentre i bambini giocavano ai loro piedi.
Perch hai cambiato idea, tribuno?, chiese Radamisto.  stato per luccisione dei tuoi
uomini?
S, in parte, ammise Catone. Ma in parte anche perch devo pensare che  pi veloce farsi
obbedire dalle persone infondendo paura che non vincendo la loro lealt con la riconoscenza. Anche se
credo che la seconda opzione sia pi motivante e duratura. Ma abbiamo poco tempo e dobbiamo
accontentarci di quello che abbiamo.  un rischio calcolato.
Radamisto rise. Ora s che sta parlando un romano. C un modo di dire qui a Est, sai In
tempi di pace i romani addestrano i loro uomini come se stessero combattendo nella pi spietata
battaglia. In guerra combattono le battaglie come se stessero facendo un dannato addestramento.
Lho sentito quel detto.  vero.  per questo che Roma non ha nessuno che possa competerle
quanto a forza.
Salvo la Partia.
Catone riflett un secondo. Nemmeno la Partia. Se si adotta la strategia giusta.
Lo pensi davvero?. Radamisto ci pens un attimo prima di continuare. Sembra che voi
romani non abbiate ancora trovato la strategia giusta. Mi chiedo quando la troverete. Per il mio bene,
spero prima che poi.
...
.
...
Capitolo 17.
...
.
...
Lariete e il mantelletto erano pronti lindomani pomeriggio, ed erano fermi mentre gli onagri
continuavano con la loro incessante routine di lanciare sassi verso il corpo di guardia e le mura da
entrambi i lati. Di tanto in tanto una delle baliste ondeggiava sul posto mentre liberava un colpo ogni
volta che uno dei nemici imprudentemente si faceva sorprendere nellarea bersaglio. Il pi delle volte il
colpo o sbatteva contro i bastioni o passava troppo alto e spariva dalla vista per finire nel cuore della
citt. Come Catone aveva anticipato, gli effetti dei lanci erano per lo pi visibili sopra la parte dei
mattoni squadrati, dove la difesa era costantemente colpita. Le file di mattoni pi basse erano rimaste
intatte, e di conseguenza i romani prepararono una scorta di scale a pioli. Dal momento che i sassi
venivano scagliati senza sosta nel cielo, i tentativi dei nemici di riparare i danni protetti dal buio
durarono solo due notti fino a che non persero cos tanti uomini da rinunciare a ulteriori sforzi.
Il tenue bagliore delle torce dietro alla porta rivelava altri sforzi fatti dai nemici per prepararsi
allimminente assalto, ma la cima dove si era posizionato il posto di comando non era abbastanza alta
da permettere di vedere cosa succedesse dietro al corpo di guardia. I parti avevano provato a mandare
dei messaggeri fuori da Ligea nella notte, ma furono uccisi dai romani che pattugliavano il fronte
dassedio. Quelli che non erano stati uccisi vennero interrogati ma rivelarono solo che erano stati
mandati per chiedere dei rinforzi. Tennero la bocca serrata riguardo a quanto accadeva in citt, anche
sotto tortura, e alla fine vennero legati a pali piantati attorno alla citt e lasciati a morire per le ferite o
per sete. I loro pianti pietosi si diffusero oltre le mura per scoraggiare quelli allinterno. Mentre le loro
forze venivano meno, le loro voci si affievolivano fino a diventare rantoli, poi pendevano in silenzio
dalle loro corde mentre esalavano lultimo respiro.
Il terzo giorno mentre Catone stava presiedendo insieme a Macrone lartiglieria, osservando la
caduta dei massi lanciati contro il corpo di guardia a circa duecento passi da l, di colpo ci fu un
rumore, come se qualcosa si fosse spezzato, e venne gridato lallarme. Girandosi su s stesso, il tribuno
vide che il braccio di lancio di uno degli onagri si era spezzato in due e che il sasso era stato scagliato
verso il basso e non verso la citt. Uno dei frombolieri era stato scaraventato contro uno dei terrapieni
mentre il sasso lo aveva colpito tra le scapole frantumandogli la colonna vertebrale cos che solo le sue
braccia risposero agli stimoli e quando cerc di tirarsi su, fall ogni volta prima di collassare al suolo a
faccia in gi.
Portate quelluomo nellinfermeria dellaccampamento!, url Macrone a uno dei frombolieri
pi vicini, anche se era ovvio che il ferito sarebbe morto molto presto. Se non fosse morto e fosse
sopravvissuto al viaggio di ritorno verso la Siria, lausiliario avrebbe passato il resto della sua vita
come un miserabile accattone.
Si affrettarono verso lonagro per valutare il danno. Il braccio di lancio era rovinato e avrebbe
dovuto essere sostituito con uno dei tronchi stagionati provenienti dalle scorte ormai limitate che erano
trasportate dai carri. Questo avrebbe comportato il dover tirare via con cura i perni che bloccavano le
corde di torsione e allentarle in modo che il moncone di braccio non oscillasse allimpazzata e non
causasse ulteriori danni, un affare delicato che fu gestito al meglio da un gruppo di uomini protetti da
scudi. Avrebbe anche significato che le squadre che si occupavano degli onagri da ciascun lato
avrebbero dovuto indietreggiare a una distanza di sicurezza mentre il lavoro veniva portato a termine.
Guarda. Macrone diede un colpetto alla trave dove si era spezzata. Qualcosa deve averlo
consumato.
Catone si chin e da vicino vide che la parte visibile dellinterno del braccio di lancio era
crivellata dalla scia di fastidiosi insetti. Dal momento che lesterno della trave di legno era stato legato
con delle corde a intervalli, sarebbe stato impossibile indovinare che il braccio di lancio era stato
indebolito.
 un miracolo che quel diamine di affare sia durato cos a lungo, comment Catone.
Sarebbe potuto partire in qualsiasi momento. Il che mi fa pensare quanto del resto delle armi non sia
adatto alluso. Diede un calcio al telaio con la punta dello stivale.
Catone diede unocchiata in giro agli altri onagri. Voglio che li controlliate tutti, pollice per
pollice. E anche i tronchi di scorta sui carri. Se se ne trovano altri marciti, o anche solo sospetti, voglio
che i falegnami li riparino o li rimpiazzino dove necessario.
Macrone si morse le guance. Questo vuol dire che non potremo usarli per un giorno o gi di l.
Ancora peggio, il nemico cercher di riparare pi danni possibili visto che non ci sar pericolo che
vengano colpiti.
Ci ero arrivato anche da solo, grazie.
Macrone alz il sopracciglio. S, signore. Non lo metto in dubbio. Devo andare a chiamare i
falegnami e farli venire qui dallaccampamento. Posso procedere?
S....
Macrone port le mani alla bocca e url per farsi sentire da tutta la batteria. Smettete di
colpire! Artiglieri, fermatevi!.
Mentre il centurione si faceva strada dallinizio alla retrovia della batteria, Catone si sent in
collera con s stesso. Non avrebbe voluto essere cos brusco col suo amico. Era ancora pi arrabbiato
con il quartiermastro di Antiochia che gli aveva assegnato armi dassedio che erano a malapena adatte
allo scopo. Senza dubbio i migliori onagri e baliste erano stati messi da parte per le unit locali.
Considerato che il generale Corbulone aveva deciso di lasciarne la maggior parte in Siria, era probabile
che le migliori armi dassedio non sarebbero mai state usate durante lintera campagna. Nel frattempo
era gente come Catone e i suoi uomini che avrebbe dovuto contare su un equipaggiamento logoro e
inutilizzabile quando si fosse trovata davanti al nemico. Era una situazione intollerabile, e Catone prese
nota mentalmente del fatto che avrebbe dovuto farlo presente al quartiermastro in persona se fosse
tornato dallArmenia.
Ci volle un po per cercare di calmare la sua amara frustrazione e poi guard verso la citt.
Qualche testa qua e l era sbucata da dietro le difese per cercare di capire il motivo per cui erano state
interrotte le scariche. Non appena avvistarono il braccio spezzato e i soldati in cerca dombra, altri
nemici si aggiunsero e iniziarono a schernirli e fischiare.
Signore?
Catone si gir e vide uno degli optiones di Metello che faceva il saluto. Che c?
Lascia che lanci a quei bastardi un dardo con la mia balista, signore. Sono sicuro che ne posso
colpire uno. O alla peggio li metteremo almeno a tacere.
Catone annu. Qualsiasi cosa che avesse abbassato il morale del nemico valeva la pena provarla.
Loptio torn facendo una corsetta allarma pi vicina di quelle che erano sotto il suo comando
e fece togliere il cricchetto dei bracci di torsione dai suoi uomini prima di ispezionare con cura larma e
fare qualche piccolo aggiustamento. Alzandosi, ordin: State lontani!.
Fece una pausa abbastanza lunga da permettere alla sua squadra di allontanarsi dallarma e poi
tir la leva per colpire. Il braccio di lancio scatt in avanti e il dardo scuro sfrecci come fulmineo
verso il corpo di guardia, con una traiettoria bassa abbastanza da non essere vista dalla piccola folla che
si era riunita per beffarsi degli assediatori. Catone segu la traiettoria del dardo e fu ricompensato dalla
vista di due dei nemici che vennero buttati gi dalla torre in rovina e sparirono dalla vista mentre lasta
dalla punta di ferro li trafisse e spazz via i loro corpi con limpeto del lancio.
Ora furono i romani e i frombolieri a esultare e a fare rozzi gesti ai nemici, mentre questi si
precipitavano di nuovo al riparo.
Bel colpo, optio!, gli grid Catone. Se qualcuno di quei parti bastardi pensa che pu
sfotterci ancora una volta, hai il mio permesso per colpirlo.
S, signore. Con piacere, signore.
Ma solo bersagli facili. Capito?
S, signore.
Catone esamin la torre un po pi a lungo, valutando i danni che erano gi stati fatti. Allo stato
attuale, il corpo di guardia era sulla buona strada per cadere gi e non poter proteggere le porte al di
sotto. I bastioni su ciascun lato erano stati in buona parte distrutti. Non ci sarebbe voluto pi di un
giorno prima di poter fare un assalto con buone probabilit di successo. Ora avrebbero dovuto perdere
tempo, e il nemico ne avrebbe approfittato per cercare di effettuare le riparazioni.
A meno che gli assediatori non avessero attaccato.
Era passata unora dal crepuscolo quando Catone raggiunse la posizione che aveva scelto
durante il pomeriggio, usando il letto di un ruscello che doveva essersi seccato gi anni prima. Con lui
cera la met dei soldati selezionati per lattacco lampo: quaranta pretoriani della centuria di Macrone e
quaranta frombolieri. Ogni uomo indossava un mantello marrone sulla tunica e la parte del corpo che
rimaneva scoperta era stata cosparsa di fango e cenere per aiutarli a mimetizzarsi. I pretoriani
portavano solo le loro lance. Avevano lasciato larmatura, gli scudi e la cintura della spada
nellaccampamento per evitare che il tintinnio potesse rivelare la loro posizione mentre strisciavano
verso il corpo di guardia. A circa cento passi di distanza Macrone era accovacciato con una unit di
simili dimensioni alla destra del corpo di guardia, ma non cera nessun rumore o movimento che
rivelasse la loro posizione.
A una distanza simile cerano le mura, e il suono degli uomini che cercavano di fare riparazioni
giunse netto a Catone e agli altri. I nemici stavano lavorando senza alcun tipo di illuminazione e
stavano facendo del loro meglio per parlare il meno possibile, e in caso a bassa voce. Ma il lieve
spostamento delle macerie e i grugniti degli uomini che portavano pesi era impossibile da smorzare.
Una manciata di schermagliatori parti stava in piedi o accovacciata a una breve distanza dalle mura,
continuando a sorvegliare intorno. Erano stati loro a rendere lavanzata di Catone cos lenta mentre lui
e i suoi uomini si mettevano in posizione. A meno che la pattuglia non avesse osato avventurarsi troppo
lontano, non avrebbero rappresentato un pericolo.
Signore, sussurr Rutilio, il vessillifero imperiale. Stanno accendendo i bracieri.
Catone si volt indietro verso lartiglieria e vide che cera un bagliore dietro i terrapieni, sopra e
oltre il baluginio delle torce. Di agli altri che si preparino.
Gli uomini distesi su entrambi i lati si girarono verso i loro vicini e parlarono il pi piano
possibile. Catone stava ricordando gli ordini che aveva lasciato al centurione Metello che era rimasto al
comando dellartiglieria. Le baliste erano state semi armate al crepuscolo di modo che lultimo carico
non fosse accompagnato dal forte scricchiolio dei cricchetti, ma al contempo senza che venissero
sovraccaricate le travi di torsione. Gli incendiari erano stati preparati legando stretti nastri di lino
imbevuti nella pece attorno alle aste dei pesanti dardi. E ora le squadre stavano attizzando i bracieri e
accendendo le munizioni per il primo lancio.
Fu in quel momento che Rutilio gli diede un colpetto e indic la citt. Per un istante Catone non
vide nulla, poi i suoi occhi individuarono il movimento. Una figura si stava avvicinando con cautela. Si
ferm e si acquatt, ci fu una pausa, e poi Catone sent il rumore di qualcuno che si scaricava
lintestino.
Il suono metallico dei cricchetti che venivano sganciati arriv dallartiglieria, e la voce di
Metello url, chiaro: Caricate!.
Una serie di sordi crack interruppe la quiete della notte e splendenti fiamme sfrecciarono nel
cielo notturno, passando come fulmini sulle teste dei romani schiacciati al suolo, illuminando per un
attimo il parto, che vide alcuni degli uomini di Catone quasi nello stesso istante. Salt su, si gir e corse
via verso la citt mentre le prime aste si scontravano contro il muro frantumato in unesplosione di
scintille che illumin le figure curve sul loro lavoro. Si bloccarono allimprovviso, accecate dal
bagliore e Catone agguant la lancia e salt in piedi mentre si riempiva i polmoni.
Su, uomini, alzatevi e attaccate!.
Il piano era piuttosto semplice. I frombolieri dovevano fare i danni maggiori. I pretoriani invece
dovevano proteggerli in prima istanza e poi dovevano fare il possibile per annullare le riparazioni dei
nemici se ci fosse stata lopportunit. Catone corse avanti, scure figure vennero di corsa contro da ogni
lato. Alla sua destra ud Macrone che gridava lordine di caricare, e da dietro arriv il rumore metallico
della seconda raffica che veniva preparata per essere rilasciata. A parte gli ordini, nessun uomo emise
un suono. Catone voleva esasperare il nemico il pi possibile e le scure figure con le facce sporche di
fango che correvano nella notte avrebbero offerto uno spettacolo terrificante.
Unaltra serie di crack risuon, poi ci fu il crepitante sfrecciare dei proietti che volarono per poi
cadere un momento dopo tra i nemici, abbattendone molti questa volta, visto che uno atterr proprio tra
un gruppo schierato che trasportava massi per costruire una nuova fortificazione provvisoria sulle
mura. Mentre i romani arrivarono a circa quaranta passi dal muro, Catone url di fermarsi.
Frombolieri! Avanzate cinque passi e tirate a volont!.
Al suono della voce di Catone, Macrone ordin alle baliste di smettere di lanciare. Quando i
pretoriani si fermarono, i frombolieri andarono avanti, infilarono i proietti di piombo nelle sacche e
fecero girare i lacci di cuoio prima di lanciare i missili mortali come saette verso il nemico. Uno dei
primi proietti colp il parto che stava ancora lottando per tirarsi su i calzoni mentre correva al riparo. La
sua testa schizz in avanti, le sue braccia scattarono verso lesterno, e i suoi calzoni gli caddero
facendolo inciampare in avanti e cadere di faccia. Un altro colpo ronz e venne rilasciato verso gli
uomini che cercavano di risalire lungo le mura, tirandone gi molti. Quando lultimo scomparve
nelloscurit, Catone si rivolse ai frombolieri perch abbassassero le armi e ordin a tutti i soldati di
fare un doppio passo avanti. Il tribuno fu il primo a raggiungere la base dei detriti alla sinistra della
porta e inizi ad arrampicarsi mentre i suoi uomini seguivano il suo esempio da ciascun lato,
fermandosi solo per finire qualche nemico ferito e per radunare gli incendiari.
Mentre raggiungevano le fortificazioni provvisorie, in via di costruzione, Catone afferr uno dei
dardi infuocati, incastrato tra due pietre e lo scagli dallaltra parte. Poi guard verso le fortificazioni, e
le torce del nemico rivelarono centinaia di uomini che vagavano l sotto. Molti erano parti, armati con
archi e lance, ma la maggior parte erano persone del luogo, divisi in gruppi per effettuare riparazioni
alle difese. Tutti alzarono lo sguardo e il bagliore delle fiamme rivel la loro espressione di terrore.
Dietro di loro, come sospettava, si ergeva un muro interno, coperto da una grezza palizzata.
Ancora una volta i frombolieri cominciarono il lavoro, scagliando colpi letali contro la massa l
sotto. Era praticamente impossibile mancare il bersaglio e urla di panico e dolore riempirono laria.
Catone si sent divorare dalleuforia per lo spettacolo che aveva davanti e url ai pretoriani di buttare
gi le difese provvisorie. Ci sarebbe stato solo poco tempo per arrecare pi danno possibile prima che i
parti contrattaccassero con forza. Alcuni stavano gi scoccando frecce da dietro la folla. Altri parti
stavano spuntando lungo il muro interno e stavano lanciando aste da l. L vicino un fromboliere tir
fuori la sua fionda ma fu colpito immediatamente da una freccia che gli si conficc nella gola e lo fece
cadere allindietro sul cumulo di macerie che erano sotto di lui. Altri dardi fecero centro, prendendo
due pretoriani e un altro fromboliere. Poi uno colp un blocco di pietra l accanto e rimbalz vicino alla
faccia di Catone che sent laria muoversi al suo passaggio. Il tribuno lasci cadere la sua spada, afferr
un sasso della grandezza di un piccolo melone e lo scagli contro i nemici. Non aspett nemmeno di
vedere se li aveva colpiti che ne aveva gi preso un altro e lo stava tirando con forza il pi lontano
possibile.
Ci fu un grugnito quando luomo accanto a lui fu colpito. Catone si guard intorno e vide il
vessillifero, Rutilio, che stava inciampando mentre lasta di uno dei dardi gli trafiggeva la spalla.
Era ora di andarsene.
Ritirata! Ritirata! Si gir a sinistra e url di nuovo per assicurarsi che Macrone avesse sentito
il comando, poi prese la sua lancia con una mano e il braccio buono del vessillifero con laltra.
Ce la fai da solo?
S S, signore.
Ti lascio andare allora.
Rutilio barcoll un po sui detriti e si allontan dal muro, ma alcuni dei pretoriani e dei
frombolieri stavano ancora buttando gi la barricata in maniera frenetica. Catone li maledisse sottovoce
prima di gridare di nuovo. Ritirata, mannaggia a voi!.
Questa volta ubbidirono allistante, interrompendo quello che stavano facendo, afferrando le
loro armi e scendendo gi dalle rovine del muro per mettersi al sicuro. Catone gett unultima occhiata
al muro interno per fissarne i dettagli nella mente, poi vide un arciere puntare larco per prendere la
mira contro di lui, e si gir e scapp mentre la freccia gli ronz sulla testa. Ai piedi delle mura cerano
degli uomini che eseguivano gli ordini che avevano ricevuto durante lincontro poco prima del
tramonto. I pretoriani stavano correndo verso laccampamento, scure figure che fluivano nella notte. I
frombolieri li seguirono a una breve distanza prima di girarsi e caricare nuovi colpi. Catone fu lultimo
uomo a oltrepassare la linea di contesa. Quando si ferm, con il fiatone, le grida dei nemici lo
raggiunsero, aggiungendosi al martellare del sangue nelle orecchie. I nemici emisero in coro delle grida
discontinue mentre si mettevano allinseguimento della truppa che aveva fatto lincursione.
Le prime teste apparirono dalla cima delle macerie  parti armati di archi e lance, illuminati
dalle fiamme tremolanti degli incendiari. Il fromboliere accanto a Catone inizi ad agitare le armi.
Aspetta!, lo aggred Catone, e poi lo url pi forte affinch tutti lo sentissero. Frombolieri!
Solo quando do lordine!.
I nemici spuntarono dai detriti e le loro urla si fecero stridenti e trionfanti quando videro la
maggior parte dei romani scappare da loro. In mezzo ai parti cerano alcuni ligeani, armati con un
assortimento di spade, asce e lance. Alcuni avevano in mano rocce, pronte per essere scagliate contro
qualunque romano si fosse trovato a tiro. Catone aspett fino a che il bersaglio fosse difficile da
mancare, e lentamente alz il braccio, noncurante del fatto che non sarebbe stato visibile alla maggior
parte dei suoi uomini. A quel punto lo tir gi e rugg.
Frombolieri! Caricate!.
I lacci vibrarono, poi rilasciarono il colpo verso il nemico, e Catone fu ricompensato dalla vista
di vari uomini che cadevano e di altri che barcollavano a causa dellurto.
Colpiteli senza piet, ragazzi!, url, incitandoli. Uccideteli tutti!.
I frombolieri avevano bisogno di un po dincoraggiamento mentre rilasciavano i loro letali
proietti nelloscurit, contro i loro bersagli, ben visibili grazie al bagliore delle fiamme degli incendiari
che ancora bruciavano. Anche questa volta il nemico vacill, bloccato dalla paura dei dardi scagliati
nella notte. Quelli che avevano sangue freddo impugnarono i loro archi e aguzzarono la vista per
cercare di mirare il bersaglio nelloscurit prima di scoccare le frecce. Alcuni colpirono solo delle
ombre, e attorno a Catone laria era riempita dai lievi ronzii delle catapulte che caricavano e dai sibili
delle frecce che fendevano loscurit. Quando uno dei frombolieri venne colpito, si sent
unimprecazione, seguita da delle urla.
Mi hanno colpito! Mi hanno colpito!.
Tieni chiusa quella bocca!, url Catone. Vai nelle retrovie, accidenti a te!.
Il tribuno lasci ancora un po di tempo ai frombolieri per far fuori pi uomini possibili, dal
momento che la situazione era favorevole. Non molto dopo, uno degli ufficiali parti cap la necessit di
continuare ad avanzare e levarsi dalla luce degli incendiari. Luomo sguain la spada ricurva e url,
facendo segno ai suoi uomini e i parti e i loro alleati ligeani si precipitarono contro i frombolieri.
Ritornate dallartiglieria!, ordin Catone, girandosi per correre con i frombolieri mentre i
nemici, ritrovato lentusiasmo, li inseguivano con urla selvagge. Allinterno della batteria il bagliore
dei bracieri era alimentato dai nuovi boccioli di arancio, e i due onagri che erano stati controllati e che
sembravano far rumore rilasciarono fasci di rami ben legati ricoperti di pece e infuocati. Questi
sfrecciarono alti nel cielo, poi piombarono a terra illuminando i restanti frombolieri e gli arcieri iberiani
che tiravano dalla batteria. Fu in quel momento che Catone realizz di aver aspettato troppo prima della
ritirata. Il primo fascio raggiunse il suo massimo daltezza e poi precipit verso di lui come se il sole
cocente cadesse dal cielo. Catone ebbe appena il tempo di gettarsi da una parte prima che la fascina
atterrasse accanto a lui in unesplosione di fiamme e scintille che lo inondarono, bruciandogli la parte
di pelle scoperta. Il suo primo pensiero fu di rabbia per lerrore nel calcolo della gittata degli onagri. Se
avesse scoperto chi era il responsabile per aver quasi abbrustolito il suo comandante, lindividuo in
questione sarebbe stato nei guai.
Il tribuno rotol di lato sulle mani e sulle ginocchia, poi sent qualcuno prendergli il braccio e
trascinarlo su in piedi.
Su, signore. Non c tempo per ciondolare. Rutilio emise un grugnito terribile mentre
digrignava i denti. Poi con laltra mano strinse lasta del dardo mentre faceva pressione per fermare il
flusso del sangue.
Catone non nascose un ghigno. Sei un bravuomo, Rutilio. Andiamo.
Corsero via dal fascio di luce, facendo uno scatto con gli altri verso i lati dellartiglieria per
uscire dalla visuale degli arcieri e dei frombolieri. Due frecce fecero un tonfo nel terreno accanto a
Catone, il quale fece una brusca deviazione prima di cambiare direzione nel tentativo di dissuadere i
parti dal prenderlo come bersaglio. Not che Rutilio, che stava correndo al suo fianco, respirava a
fatica.
I terrapieni si stagliavano davanti a loro e Catone pieg a sinistra, dicendo a Rutilio di seguirlo.
Poi rallent mentre raggiungeva langolo della batteria e si gir a guardare indietro. Le mura e il campo
di fronte alla citt erano illuminati dai fasci ardenti e Catone poteva vedere molti morti e feriti per terra,
sparpagliati sui cumuli di detriti. La maggior parte delle fortificazioni improvvisate era in rovina e
molti nemici si stavano gi affrettando verso Ligea per mettersi al riparo. Solo pochi temerari
mantenevano ancora la loro posizione e scoccavano frecce in direzione degli assaltatori, ma ben presto
anche loro si ritirarono. Un risultato soddisfacente, decret Catone.
Ah! Eccoti, signore!.
Il tribuno si gir verso Macrone che stava correndo verso di lui, lo riusciva a vedere a malapena
grazie alla luce dei bracieri che cerano allinterno della batteria. Il centurione si stava sfregando le
mani, soddisfatto. Che cazzo di bel lavoro notturno questo, eh? Abbiamo abbattuto quasi tutto il muro
dalla mia parte. E abbiamo eliminato almeno un mucchio di bastardi! Non gli verr pi in mente di fare
riparazioni, scommetto.
Hai visto il muro interno?
Certo. Non ci terr impegnati per molto.
No, ma buttarlo gi ci coster la vita di altri uomini.
Macrone scroll le spalle, allegro.  cos che funzionano gli assedi. Ora non dirmi che quel
parapiglia non ti ha messo di buon umore.
Mentre guardavano verso la citt, Rutilio sbuc dalloscurit, barcollando. Il sangue gli
ricopriva la mano con cui si teneva stretta la ferita.
Il vessillifero si ferm e scosse la testa, stanco, mentre cercava di stare sullattenti. Ce la
posso fare signore.
Non dire sciocchezze. Su dammi qua.
Mentre Catone allungava il braccio, il vessillifero ebbe un violento spasmo. La sua bocca si apr
e i suoi occhi si spalancarono, poi le sue gambe cedettero e cadde sulle ginocchia. Lasta di unaltra
freccia stava quasi in verticale da un lato del collo, quasi a sei pollici dal punto in cui si era conficcata 
uno strano scherzo della sorte aveva fatto s che un parto avesse scoccato lultimo dardo in alto prima
di girarsi per scappare e colpisse il vessillifero. Catone realizz di colpo che la punta aveva trafitto gli
organi vitali di Rutilio e che la ferita era mortale. Il sangue pulsava attorno alla punta e Rutilio cerc di
toccarla mentre gli sfuggiva un gemito. Altro sangue schizz dalle sue labbra e fin sulla faccia di
Catone.
Rutilio, inizi il tribuno, ma non cera nulla che potesse dire per aiutarlo.
Il vessillifero afferr la tunica di Catone e se lo port vicino. Deglut e cerc di parlare, ma la
saliva e il sangue riempirono la gola, poi toss disperatamente per schiarirsi la voce ma non riusc a far
altro che sussurrare.
La mia donna a Roma Lei. Si strozz di nuovo, e questa volta il suono fu
accompagnato da un gorgoglio gutturale mentre il sangue gli riempiva i polmoni iniziando a soffocarlo.
Rutilio scosse la testa, disperato, e le sue mani tremarono con forza mentre le dita stringevano la tunica
di Catone. Catone mise le sue braccia attorno al vessillifero e lo strinse in un abbraccio, sussurrandogli
parole nelle orecchie.
Gli di si prenderanno cura di te Addio, fratello Rutilio.
La stretta del vessillifero si indebol e poi luomo si afflosci, la testa ciondolante sulla spalla di
Catone.
Se n andato, amico, disse Macrone, piano. Rutilio se n andato.
Catone allontan il corpo e lo distese a terra con delicatezza, poi si avvicin per chiudere gli
occhi delluomo prima di alzarsi e fissare Ligea.
Un altro motivo per cui vendicarsi.
...
.
...
Capitolo 18.
...
.
...
Allalba, due giorni dopo, i pretoriani si schierarono in silenzio a una breve distanza dalle
rovine del corpo di guardia e delle mura. Gli uomini che portavano le scale a pioli stavano dietro alla
Prima centuria, i cui scudi li avrebbero protetti fino a che le scale non fossero state appoggiate al muro
interno. Il pomeriggio prima lariete aveva abbattuto le porte in quattro e quattrotto e i lancieri iberiani
e i frombolieri avevano occupato le rovine, ergendo delle recinzioni per proteggersi dalle frecce del
nemico mentre scagliavano dardi a qualunque nemico avesse osato sbucare da dietro il muro interno.
Laria era densa, cera un acre odore di bruciato, e il fumo veniva trascinato nel cielo pallido dai
fuochi che erano stati accesi la notte precedente. Avendo abbattuto le difese attorno al corpo di guardia,
Catone aveva portato gli onagri in avanti per rilasciare una pioggia incessante di incendiari sulla citt
per quasi tutta la notte, obbligando i nemici a concentrare i loro sforzi a spegnere i fuochi divampati dai
fasci ardenti. Nel frattempo, gli uomini scelti per lassalto si erano nutriti, avevano riposato e sarebbero
stati belli freschi a differenza dei nemici sporchi ed esausti. Le centurie di Macrone e Ignazio sarebbero
state in prima fila durante lattacco, mentre Porcino, Placino e i loro uomini avrebbero formato la
riserva, pronti ad avanzare al fianco dei frombolieri e dei lancieri iberiani, quando il muro interno
sarebbe stato preso. I pretoriani avevano ricevuto lordine di lasciare le loro lance nellaccampamento.
Quella sorta di confuso scontro ravvicinato sarebbe stato condotto meglio con le spade corte.
Buongiorno, signore. Macrone salut, con gioia, il tribuno Catone che si stava avvicinando.
Gli uomini sono pronti per attaccare quei bastardi in citt. Giusto, ragazzi?. Si volt verso gli uomini
che erano dietro di lui, i quali fecero un ampio sorriso e annuirono.
Questa  una buona cosa, riconobbe Catone, senza troppo entusiasmo, non prestandogli
nemmeno uno sguardo mentre fissava Ligea. Gli era stato praticamente impossibile dormire da quando
era cominciato lassedio e ora doveva sforzarsi di pensare lucidamente. Ogni volta che si era sdraiato
nel suo letto nellaccampamento e aveva chiuso gli occhi, la sua mente si era rifiutata di smettere di
rimuginare i dettagli dellassedio e la sua pi ampia missione, mentre la schiava, Bernisha, gli puliva
gli stivali e larmatura. Anche quando riusciva ad addormentarsi, era tormentato da oscuri incubi sulla
sorte del centurione Petilio. A volte nel sogno lui stesso veniva inseguito nella foresta, fino a che non
era messo a terra dai parti e obbligato a condividere la stessa morte dei suoi uomini. Si svegliava
sudato, tremando e frustrato. Aveva gi sofferto di periodi dinsonnia in precedenza, ma non
accompagnati dagli incubi che ora lo turbavano. Ma perch la sorte di Petilio lo aveva cos sconvolto
quando aveva gi visto gli orrori della guerra molte volte? Non riusciva a capirlo: oltre alla vaga
sensazione che qualcosa era cambiato in lui, e al fatto che sentiva la profonda stanchezza dellessere un
soldato, il peso delle responsabilit dellessere comandante lo opprimeva. Aveva conosciuto altri
ufficiali che non avevano resistito allo stress, e che avevano tentato di imputarlo a qualche difetto del
carattere. E ora aveva paura di avere anche lui qualche cosa che non andava, temeva al pensiero della
vergogna che avrebbe provato se Macrone e gli altri uomini sotto di lui lo avessero scoperto.
Il sorriso di Macrone svan vedendo lespressione turbata del tribuno. Di recente aveva fatto
caso alla scontrosit del suo amico, ma non riusciva a imputarla a un fatto specifico. La corrente
campagna non era peggio degli aspri combattimenti che avevano affrontato in Britannia. Avevano
perso cari amici e compagni anche in altre occasioni, e il gelido freddo e la costante pioggia delle
montagne dellisola erano state del tutto sfiancanti. Macrone aveva conosciuti uomini ben pi tenaci di
Catone che erano stati schiacciati dallo stress ed era preoccupato per il suo amico. Tanto pi ora che
Catone si rifiutava di parlarne.
Catone si volt verso le due centurie che erano pronte. Poteva vedere una trepidante attesa su
alcuni volti, e una forte inquietudine su altri e preg che il suo coraggio non lo abbandonasse, n che
dovesse ricevere ferite angoscianti che non sarebbe stato capace di affrontare con la forzata
indifferenza dei soldati veterani. Dovette scacciare quei pensieri. I suoi uomini lo guardarono. E anche
Macrone. Non doveva deluderli.
Toss lievemente per schiarirsi la gola e poi si rivolse a loro nel modo pi chiaro e con pi forza
possibile.
I nemici nella citt sono quelli che hanno massacrato i nostri compagni. Nessuno deve
permettersi di fare questo alla guardia pretoriana. Siamo gli uomini scelti dellimperatore. I migliori
soldati dellimpero. Abbiamo il diritto di morire come soldati. Fece una pausa poi lasci che un gelido
tono di rabbia riempisse le parole seguenti: Ai nostri compagni ne  stato negato il diritto da quei
codardi che li hanno catturati, torturati e infine uccisi per piacere. Lo spirito dei nostri compagni ci
chiama dalle tombe per rivendicare il torto subito. Entro la fine della giornata, fate in modo che
nessuno l dentro la citt sia lasciato vivo. Nessun uomo, donna o bambino che sia. Nemmeno le bestie.
Nessun essere umano sopravviver. Potete farne quello che volete. Li potete usare come volete prima
di farli fuori. Non ci saranno prigionieri. Nessuno verr venduto come schiavo. Quando continueremo
la nostra marcia verso Artaxata, alle nostre spalle Ligea sar una tomba a cielo aperto. In questo modo
tutti i nemici di Roma, e gli alleati di Roma, non si dimenticheranno mai il terribile prezzo pagato da
quelli che hanno disonorato i nostri compagni. E lo giuro su Giove Ottimo Massimo. Catone indic il
pretoriano che gli teneva lo scudo e lelmo e luomo glieli consegn uno alla volta prima che Catone
estraesse la spada e lalzasse. Per Petilio, e per tutti i nostri fratelli caduti!.
Gli uomini ripeterono in coro e fecero sbattere le spade contro gli scudi producendo un
assordante clangore. Macrone li osserv con sentimenti contrastanti. Oltre al solito tremito per
limminente azione, cera anche una forte preoccupazione per il suo amico di vecchia data. Non aveva
mai visto Catone parlare in maniera cos cinica, con tale sete di sangue. Al posto del solito desiderio di
vincere la battaglia con la minima perdita di uomini da entrambi i lati, che Macrone gli aveva sempre
giustificato con affetto come risultato della lettura di troppa poesia e filosofia, questa volta la sete di
morte e distruzione di Catone erano cos forti che andavano persino oltre al piacere che provava
Macrone nel combattere.
Catone pieg la testa da ciascun lato per sciogliere i muscoli del collo e poi prese il suo posto a
capo delle truppe dassalto. Macrone si alline dietro di lui.
Signore, disse a bassa voce. Non c bisogno che tu venga con me e i ragazzi.
Mi conosci, centurione. Non chiederei mai ai miei uomini di fare qualcosa che io non sia
pronto a fare.
Macrone sospir. Non hai niente da dimostrare. N a loro, n a me. A nessuno. Oltretutto non
possiamo permetterci di correre il rischio.
Catone sorrise, cupo. Rischio? Da quando sei preoccupato dei rischi?
Da quando abbiamo montato le tende la prima volta sul manto erboso dei parti. Se riusciremo
mai a veder conclusa questa follia e a tornare in Siria, sani e salvi, avremo bisogno che tu ci guidi,
signore. Se ti fai ammazzare ora, ci sar una buona probabilit che la maggior parte di noi sia fottuta.
Catone lo guard, assente, e poi abbozz un sorriso. Non sta a te contestare le mie decisioni.
Fa il tuo lavoro e guida i tuoi uomini.
Prima che Macrone potesse anche solo provare a controbattere, Catone si gir e url.
Pretoriani! Avanzate!.
Il tribuno si avvi con un passo deciso e gli uomini si mossero dietro di lui. Passarono negli
spazi tra gli onagri e i fasci impilati che stavano dietro. Non appena furono a distanza di sicurezza, le
squadre degli onagri diedero fuoco ai fasci e rilasciarono unultima raffica sopra le mura e oltre il muro
interno per attaccare quelli che si erano rifugiati l dietro. Catone cammin verso il corpo di guardia,
seguito da Macrone e dalla sua centuria, mentre il centurione Ignazio e i suoi uomini stavano nelle
retrovie. Davanti a loro, alcuni dei lancieri e dei frombolieri che erano sulle rovine da ciascuno dei lati
delle porte guardarono e accolsero i pretoriani che si stavano avvicinando. Le macerie e i resti delle
porte sfondate erano stati rimossi durante la notte e cera un sentiero pulito che conduceva dentro
Ligea.
Catone alz lo scudo e strinse limpugnatura mentre si fermava un attimo per urlare gli ordini.
Prima centuria! Schieratevi a testuggine!.
Catone torn in prima fila, Macrone e uno dei suoi uomini lo affiancarono da ciascun lato,
mentre quelli dietro tenevano i loro scudi per proteggerli dai lati e dallalto. Una volta che il rumore
degli scudi che si riunivano cess, Catone diede lordine di procedere. Con Macrone che dava il tempo,
si mossero lentamente attraverso larco e spuntarono nello spazio disseminato da macerie. Nella luce
del giorno il muro interno era ben visibile dai bordi del suo scudo e Catone vide che si distendeva
facendo una curva l dove le mura non erano state danneggiate dalle armi dassedio. Cerano ancora
segni di bruciature sul suolo provocati dagli incendiari lanciati sopra il muro e chiazze e strisce di
sangue secco del terribile attacco. In un modo o nellaltro, pens Catone, ancora molto sangue sarebbe
stato versato da l alla fine della giornata.
Non appena i romani entrarono nella citt ci fu uno squillo di corni da dietro il muro interno e di
colpo i nemici sbucarono oltre il basso parapetto, scagliando una pioggia di frecce e sassi, mentre i
frombolieri tra le macerie delle mura principali ricambiarono la raffica. Catone ordin alla colonna di
fermarsi a met strada in campo aperto e vide uno dei nemici cadere proprio davanti a lui, con nella
fronte conficcato un proietto di piombo. Questi cerc di alzarsi in modo precario sulle ginocchia, col
sangue che gli colava dalla ferita, dal naso e dalle orecchie mentre lanciava un urlo penetrante che fece
sussultare e rabbrividire Catone.
Signore, disse Macrone. Dovremmo schierarci in file.
Catone sent il suo amico parlare ma non riusciva a pensare lucidamente.
Signore, quali sono gli ordini?, Macrone guard di traverso lespressione assente di Catone.
Catone?.
Il centurione prese un respiro profondo e url a squarciagola: Prima centuria! Schieratevi in
riga!.
I pretoriani si disposero su ciascun lato: la prima fila si un alla linea di scudi mentre la seconda
fila alz i propri per avere un riparo dallalto. Dietro di loro gli uomini con le scale a pioli si
inginocchiarono e aspettarono che gli uomini di Ignazio prendessero posizione dietro di loro.
Assicuratosi che stessero eseguendo gli ordini, Macrone si chin verso Catone e gli sussurr
con fare severo, mentre gli scuoteva il braccio, Che cazzo, signore, riprenditi! Prima che i tuoi uomini
se ne accorgano. Mi hai sentito?.
Catone trem, sbatt le palpebre e annu. S S.
Faresti meglio a tornare indietro, signore. Oltre alle mura, dove potrai controllare lattacco in
generale. Sarebbe per il bene di tutti.
No. Il mio posto  qui. Con i miei uomini.
Non se stai in queste condizioni. Macrone digrign i denti. Poteva vedere che il suo amico
era molto scosso. Va bene, allora. Dar i comandi. Ma stammi attaccato fino a che non  finita.
Non diede a Catone modo di protestare e si guard intorno. Gli uomini di Ignazio erano dentro
le mura e si schierarono dietro la Prima centuria. Macrone sguain la spada e url ad alta voce il pi
chiaramente possibile.
Pretoriani! Tenetevi pronti!... Avanzate!.
La Prima centuria avanz verso la pioggia di frecce e rocce che venivano scagliate contro di
loro, schiantandosi contro gli scudi e scheggiandoli nel punto in cui li colpivano. Macrone riserv uno
sguardo a Catone e vide lespressione vacua del tribuno. Rivelava anche paura. La paura mortale della
battaglia, sicuro. Ma forse la paura ancor pi grande di essere umiliato. E questo poteva essere
pericoloso, Macrone lo sapeva bene. Aveva visto uomini essere incauti in battaglia per cercare di
nascondere la loro crisi di nervi. La maggior parte laveva pagata con la propria vita. Ma non cera
tempo per pensarci ora. Il muro interno era proprio l.
Prima coorte! Su gli scudi!.
Gli uomini se li portarono sopra la testa per proteggersi dai colpi secchi che provenivano
dallalto. Luomo alla destra di Catone fu troppo lento e una roccia grande quanto un pezzo di montone
si schiant contro la cresta del suo elmo, facendolo cadere a terra, senza sensi. Immediatamente il
pretoriano che era subito dietro di lui fece un passo in avanti, coprendo entrambi col proprio scudo.
Scale a pioli, url Macrone.
Gli uomini che portavano le scale a pioli le appoggiarono di corsa lungo tutto il muro con
rumore di ferraglia mentre i gradini colpirono la muratura formando unangolatura che rendeva
impossibile arrampicarsi senza entrambe le mani. Mentre i nemici si focalizzavano sui pretoriani, i
frombolieri approfittarono della loro distrazione per alzarsi e far fuori quelli che erano ammassati lungo
il parapetto prima che i romani iniziassero ad arrampicarsi sui pioli per farsi strada sulle mura. Alcuni
corpi ruzzolarono a terra e andarono a unirsi alle altre prime vittime dei pretoriani. I nemici feriti
furono fatti fuori alla svelta senza piet. Non appena le scale vennero fissate dai soldati, il primo dei
pretoriani inizi a scalare. Catone mise un piede sul piolo pi basso ma Macrone lo fece spostare e
prese il suo posto. Alz il suo scudo con la spada in su e in avanti e sal un piolo alla volta dirigendosi
verso il parapetto.
Un parto stava cercando a fatica di buttar gi la scala, ma abbandon il tentativo non appena
vide Macrone che agguant la spada ricurva fendendola verso il basso. Il centurione si ficc dietro lo
scudo, afferrando la lama prima di colpire il parto e spingerlo gi dalla passerella, perdendolo di vista. I
nemici accanto a lui si girarono per buttarlo gi e i corpi erano cos ammassati che n Macrone n i
nemici potevano brandire la spada e colpire. Alla sua destra cera un ligeano, con un semplice cappello
di ferro lavorato con il tessuto. Aveva in mano una lancia, il che era abbastanza inutile, ma la stringeva,
disperatamente, cercando di spingere la punta verso Macrone. Questultimo digrignando i denti tir
indietro la testa e poi colp con la fronte la guancia dellavversario, scorticandogli la pelle e lasciandolo
momentaneamente stordito. Portando avanti la spalla destra Macrone spinton forte e si fece spazio per
puntare la sua spada verso il nemico e conficcargliela nello stomaco. I vestiti e la pelle allinizio fecero
come da barriera ma poi vennero penetrati dalla lama metallica.
Il pretoriano dietro a Macrone vide lo stretto varco dietro al suo centurione e fece un salto in
avanti, ma si scontr con un parto e i due uomini crollarono dalla passerella e si schiantarono al suolo.
Un ligeano che teneva una grande mannaia tagli il collo di un romano, staccandoglielo quasi, ma
continuando a colpirlo con foga fino a che il sangue non ricopr i due uomini sotto di lui. A quel punto
il ligeano inizi a colpire anche i parti. Era cos intento a massacrare il nemico che cadde vittima del
primo uomo sulla scala, che gli squarci la testa da un lato e lo abbatt. Di colpo questultimo salt a
cavallo delle vittime del ligeano e spinse il suo scudo nella direzione opposta a quella di Macrone, poi
scagli tutto il suo peso da dietro lo scudo per guadagnarsi altri due passi prima che la folla dei nemici
lo fermasse. Ma almeno aveva vinto un po di spazio e altri pretoriani si erano aggiunti in battaglia.
Pi in avanti, molti romani stavano combattendo per farsi spazio sulle mura. Un gruppo di scale
a pioli erano state spinte da un lato, mentre gli uomini precipitavano al suolo sugli altri compagni l
sotto. I frombolieri e i lancieri iberiani si stavano calando gi per raggiungere i loro compagni
lanciando avanti le scale a pioli, ansiosi di unirsi al combattimento, colpire i nemici e saccheggiare la citt.
Macrone, ora che aveva la schiena coperta, si concentr sul nemico che aveva di fronte, un po
sbattendo in avanti lo scudo un po puntando la spada. Era proprio il genere di combattimento che
favoriva la pesante armatura dei romani e la spada corta era fatta per lo scontro ravvicinato. A ogni
passo che faceva sulla passerella il centurione apriva la strada ai suoi uomini per raggiungere il muro e
iniziare a combattere.
Facciamoli retrocedere, ragazzi, url mentre le sue labbra si incurvavano in un ghigno
concitato. Era nel suo terreno ora, e sentiva gi il profumo della vittoria. Con un ruggito a pieni
polmoni sistem gli stivali e si lanci in avanti, sbattendo il suo scudo contro i nemici. Allimprovviso
lo scudo si frantum vicino al bordo sinistro mentre la punta di una freccia lo sfond provocando una
pioggia di schegge che rimbalzarono sul paraguancia di Macrone. Attorno a lui sent il suono degli
scontri e i grugniti dei feriti. Osando dare unocchiata, vide un piccolo gruppo di arcieri parti che
stavano dieci passi dietro il muro. Stavano gi preparando le frecce per il prossimo tiro. Era un
tentativo disperato dal momento che avevano molta pi probabilit di colpire uno dei loro uomini che
non un romano.
Occhio agli arcieri!.
La maggior parte dei pretoriani diede retta al suo consiglio e fece il possibile per ripararsi
mentre il successivo lancio colp la calca che si diramava lungo le mura. Macrone vide due dei suoi
uomini feriti alle gambe e molti nemici buttati a terra. Mentre realizzavano che le frecce venivano da
dietro di loro, i nemici pi vicini si voltarono e scapparono per ripararsi nelle stradine l vicino.
Macrone sorrise, cupo, tra s e s. Quando il panico avesse colpito gli uomini, si sarebbe diffuso come
un incendio in una foresta in una giornata ventosa. Era il momento di approfittare degli errori dei
nemici. Si gir per guardare gi dallaltra parte del muro e grid ai suoi uomini.
Che state aspettando? I bastardi stanno scappando!.
I suoi uomini fecero un coro trionfale di urla, corsero verso le scale a pioli e si lanciarono verso
gli sconvolti avversari. In poco tempo, sarebbe stato chiaro che il muro era stato conquistato. E ora i
romani rappresentavano un pi facile bersaglio per gli arcieri. Macrone trov una rampa di scalini
costruita cos alla grezza e si precipit gi urlando agli uomini pi vicini di seguirlo. Cerano forse una
trentina di parti che stavano scagliando dardi contro i romani sul muro e non appena Macrone fu
seguito da una decina dei suoi uomini, alz la spada insanguinata verso gli arcieri.
Quel gruppo deve essere ucciso! Con me!.
Con lo scudo davanti e la testa china, si lanci in una corsa mortale, con i suoi uomini che lo
seguivano in un gruppo sparpagliato. Di colpo lufficiale al comando dei parti url ai suoi uomini di
girarsi e puntare alla nuova minaccia. I primi lanci furono rilasciati velocemente e puntarono troppo in
alto, cos che le frecce rimbalzarono senza danno sugli scudi, o si conficcarono tremanti nel punto
esatto dove le punte colpirono. Macrone si era avvicinato di circa met della distanza quando le prime
aste della seconda serie di lance sfrecciarono verso di lui. Questa volta ci fu un grido alla sua sinistra
mentre uno dei pretoriani si pieg su un ginocchio, con la caviglia infilzata da una freccia. Si ferm
barcollando e mentre guardava in basso fu di nuovo colpito nella coscia.
Macrone fece uno scatto in avanti col sangue che gli martellava nelle orecchie, e si ritrov sul
parto pi vicino mentre questo stava alzando il suo arco. Macrone colp larma del nemico prima che
questi potesse scoccare la freccia e la punta della lama fece a pezzi lasta prima di conficcarsi
nellavambraccio dellarciere. Larco scivol dalle sue mani, si gir e il colpo rilasciato lo colp
violentemente in faccia. Macrone avanz con lo scudo, andando a sbattere contro larciere e buttandolo
a terra. Lo colp con la spada tra le scapole, fece girare la lama e poi la estrasse cercando il prossimo
avversario. Da ambo i lati il resto dei pretoriani si accalcava, usando scudi e spade in maniera
selvaggia. Era uno scontro monodirezionale, nonostante la minoranza numerica, e con la met dei loro
uomini morti il resto dei parti si gir e corse via.
Macrone si ferm, col fiatone, gli occhi spalancati e lo sguardo truce, mostrando i denti mentre
si guardava intorno per fare il punto della situazione. Gli ultimi avversari erano stati spinti dalle mura e
respinti nelle strade di Ligea mentre un costante flusso di pretoriani, e i pi insaziabili dei frombolieri e
iberiani si arrampicavano sulle scale a pioli e scendevano nello spazio che cera dietro il muro. La loro
sete di sangue era forte e quei nemici che erano stati feriti furono massacrati dove giacevano al suolo
prima che i soldati corressero nelle strade per uccidere, stuprare e razziare.
Dov il tribuno?, strill Macrone guardandosi intorno, ansioso. Qualcuno ha visto il tribuno?.
...
.
...
Capitolo 19.
...
.
...
Catone stava correndo lungo una strada, non pensando ad altro se non al bisogno di trovare e
uccidere il suo nemico. Macrone lo aveva spinto via e lui era finito lontano dalla scala. Quando arriv
ai piedi di unaltra scala e si fece spazio per salirci il combattimento sulle mura si era gi trasformato in
un delirante turbinio di spade, gocce cremisi e corpi schiacciati luno contro laltro. Il tutto fu
accompagnato dai gemiti degli uomini colpiti dai dardi, dal rumore delle lame sugli scudi e dal suono
pi ovattato delle lame che trafiggevano la carne. Quando Catone salt gi dalla scala, fin con un
piede su un cadavere. Il che lo fece barcollare, mollare la presa dello scudo e poi cadere dal bordo della
passerella fin gi sul terreno sottostante. Limpatto lasci senza fiato il tribuno che dovette sedersi,
curvo, contro il muro, fino a che non riusc di nuovo a respirare. A trenta passi alla sua destra vide
Macrone che riuniva i suoi uomini per lanciarsi contro gli arcieri. Nel mentre, uno dei parti vide Catone
e inizi a puntare larco contro di lui. Poi lordine di Macrone sovrast il rumore della battaglia,
lufficiale degli arcieri sbrait un comando e luomo con larco volt le spalle a Catone.
Col cuore che batteva allimpazzata, Catone si alz in piedi e vide una strada che si apriva
dallaltra parte del muro, un perfetto riparo per proteggersi dagli arcieri, se fossero sopravvissuti allo
spietato attacco di Macrone. Il tribuno vide sopra di lui alcuni nemici, ligeani. Quando il primo rallent
per guardarsi intorno e vide Catone, lanci lallarme e poi lui e il resto degli uomini corsero verso il
cuore della citt. Non sapendo che altro fare, Catone li segu correndo il pi veloce possibile,
determinato a voler uccidere tutti quelli erano stati anche solo in parte responsabili della morte di
Petilio, Rutilio e gli altri.
Le sue prede girarono allangolo di una strada non distante da lui. Catone li segu e quasi si
imbatt nelluomo che lo aveva avvistato un momento prima. Questultimo aveva un bastone in mano e
lo agit allimpazzata verso Catone. Il tribuno, che ebbe a malapena il tempo di reagire, rotol per terra
per schivare il bastone che gli pass proprio sopra la testa. Poi, con un altro scatto ritorn su, si
accovacci, muovendo la spada da una parte allaltra. Squadr il ligeano: lavversario era un uomo ben
piazzato, ma non un combattente, si vedeva. Questultimo arretr chiamando i suoi compagni. Alcuni
di loro si fermarono poco pi avanti e vedendo che Catone era da solo tornarono indietro per
affrontarlo. Quattro di loro avanzarono occupando in larghezza la strada; erano armati di spade e
avevano unascia, che si sarebbero aggiunte al bastone del primo uomo. Come quellaltro non erano
soldati, ma il vantaggio numerico sarebbe stato pi che sufficiente, realizz Catone, mentre
indietreggiava verso langolo della strada.
Si sent il rumore di altri uomini che giungevano da dietro e Catone tir un sospiro di sollievo
prima di girarsi e realizzare che erano degli arcieri parti a correre verso di lui.
Oh merda.
Cera un vicoletto alla sua sinistra, stretto e buio, dove avrebbe avuto migliori probabilit di
cavarsela. Se avesse ucciso uno dei ligeani magari avrebbe scoraggiato gli altri. Se ne avesse fatti fuori
due gli altri sarebbero scappati. Catone scelse luomo con il bastone come bersaglio. Questi si era
girato per combattere e aveva dimostrato di avere le palle, in confronto agli altri. Meglio farlo fuori
subito. Fece una finta verso la faccia dellavversario, che alz il bastone per bloccare il colpo, facendo
un passo indietro, barcollante. Catone si sporse in avanti e gli diede un colpo con la spada, ferendo la
parte inferiore del braccio con cui lavversario teneva larma, e poi fece un salto indietro, pronto a
difendersi dagli altri. Non era una ferita profonda ma sanguin molto e luomo col bastone indietreggi
mentre con laltra mano faceva pressione sulla ferita.
Per il momento, nessuno degli altri os rischiare un attacco e Catone continu a spostarsi piano
piano verso lentrata del vicoletto. Dando una rapida occhiata di traverso si rese conto che i parti lo
avevano visto e che stavano preparando nuove frecce da scoccare, anche correndo. Catone si gir su s
stesso e fece uno scatto verso il vicoletto, correndo il pi veloce possibile, aspettandosi che da un
momento allaltro il barbiglio di una freccia gli avrebbe trafitto la schiena, uscendogli dal petto. Si
sentirono delle urla e un rumore di passi in lontananza mentre gli altri tre ligeani stavano correndo
verso di lui. Catone prov un lieve sollievo perch la loro presenza avrebbe oscurato il bersaglio dei
parti.
Poi un urlo penetrante echeggi lungo il vicolo e due frecce sfiorarono Catone per poi
schiantarsi contro i muri dipinti degli edifici a due piani alla sua sinistra e rimbalzare sulla strada. Il
tribuno realizz di colpo quanto poco i parti tenessero in considerazione la vita degli abitanti di Ligea.
Erano infatti disposti a colpirli pur di attaccare il romano in fuga. Una stradina stretta si apriva alla sua
destra e Catone slitt con gli stivali cercando di fermarsi per cambiare direzione e uscire dalla visuale
degli arcieri. Di colpo si gir di nuovo e si accovacci, con la spada alzata. I passi dei suoi inseguitori
incombevano minacciosi; il primo che sbuc and verso la punta della spada che Catone gli conficc
nelle budella. Lavversario si pieg sulla spada con tale impeto che per un istante Catone temette di
cadere allindietro, ma barcoll solamente e rimase in piedi. Poi, spinse indietro luomo con la mano
sinistra mentre con laltra liberava la spada. Il ligeano vacill e poi si diresse verso il muro delledificio
allangolo per andare ad appoggiarsi, proprio mentre gli altri due ligeani sfrecciarono dallangolo e si
scontrarono con lui. Tutti e tre si misero a gridare, in preda al panico.
Catone li guard, sorridendo, beffardo, ora che li aveva in pugno. Poi ud la voce di alcuni parti
provenire da dietro di lui e di nuovo, frustrato, url e scapp via. Prese il primo vicolo a sinistra, poi
gir di nuovo a sinistra, sperando fosse la direzione giusta, quella che lo avrebbe condotto alla porta
principale, dove avrebbe trovato riparo tra i suoi uomini. Quando realizz che stava tornando verso la
strada dove i ligeani lo avevano inseguito si ferm. Catone cerc di appiattirsi contro unentrata e
prov ad aprire la maniglia. La porta era ben chiusa.
Guard in ogni direzione e vide che lungo la strada tutte le porte erano chiuse, poi lo colp il
fatto che le strade fossero stranamente silenziose e tranquille; non si udivano che i passi dei suoi
inseguitori e i pi lievi suoni delle urla e dello sferragliamento delle armi in lontananza. Catone si
ritrov isolato in quello che sembrava essere un quartiere disagiato della citt ed era circondato da
terribili ligeani che pensavano che chiudersi dentro a quegli edifici li avrebbe potuti salvare dallira dei
soldati romani e iberiani che avevano iniziato a saccheggiare Ligea. Per il momento sarebbe stato
spacciato quanto gli abitanti di Ligea se non fosse riuscito a scappare dai suoi inseguitori.
Una porta si apr non distante da lui, nel vicolo; Catone prepar la spada mentre delle gocce di
sudore gli colavano lungo le guance. Vide una testa sporgersi, poi appar una donna con indosso una
tunica e un mantello scuro. Questa teneva per mano una bambina, entrambe camminavano guardandosi
intorno con fare circospetto, e quando si accorse della presenza di Catone rimase a bocca aperta dalla paura.
Aspetta!, disse ad alta voce, per quanto potesse, porgendole la mano sinistra, col palmo
allins. Non ti far del male.
Consapevole del fatto che non avrebbe capito le sue parole, Catone sper almeno che la donna
avesse capito il tono. Ma questultima prese la bambina in braccio e corse via, in preda al panico,
mentre il rumore dei sandali sullasfalto risuonava nellaria. Boccheggiando, frustrato, Catone si
diresse verso la porta che la donna aveva lasciato aperta e ci si infil non appena sent il calpestio dei
parti che si avvicinavano. Chiuse la porta rapidamente, allung la mano verso il solido catenaccio che
la assicurava, e lo fiss, poi indietreggi nella piccola e scura stanza con una finestra sbarrata e con le
persiane chiuse. Lunica luce proveniva da unapertura in un angolo del soffitto, dove una scala dava
sul primo piano. Poich lo scalpiccio si faceva pi forte Catone afferr la spada e si prepar nel caso in
cui la porta venisse sfondata. Stava ansimando e il cuore gli batteva cos forte che temeva lo stesse per
tradire. Le ombre tremolarono contro la striscia di luce in basso alla porta e delle urla provennero
dallesterno. I passi si fermarono, segu una breve ma accesa discussione e poi la porta fu colpita
dallesterno mentre una voce severa url. Catone era immobile, os a malapena respirare quando ci fu
una pausa, poi la porta fu colpita unaltra volta. Questa volta trem sui cardini mentre i parti
dallesterno ci andavano contro con tutto il peso. Ma il catenaccio tenne.
Catone era cos intento a fissare la porta che non ud dei passi felpati avvicinarsi dietro di lui. Il
tribuno sent qualcosa toccargli le gambe da dietro e distinto si gir, con la punta della spada alzata,
fendendo loscurit con la lama fino a che questultima non trafisse della carne. Per un terribile istante
non ci fu nessun grido di dolore, nessun rumore. Catone fiss gli occhi spalancati della vittima, un
ragazzino, della stessa et di Lucio. La somiglianza era cos impressionante, a parte la carnagione, che
le labbra di Catone, guardando la faccia del ragazzo, fecero per pronunciare il nome di suo figlio. Poi lo
sguardo cadde nel punto in cui la lama della spada aveva trafitto la parte bassa della sua cassa toracica.
Il sangue stava gi sgorgando intorno alla lama.
Il ragazzino era quasi immobile e guardava il tribuno, traumatizzato.
Un parto calci di nuovo la porta imprecando ad alta voce. Gli occhi del bambino si
spalancarono mentre fece per piangere e Catone di colpo si abbass mettendogli una mano sulla bocca
per soffocare il pianto. Entrambi si inginocchiarono per terra, guardandosi.
Non fiatare, sospir Catone, cercando di rassicurarlo. Per Giove, ti prego, non farlo.
Estrasse la spada e la appoggi l accanto mentre il sangue fuoriusciva in abbondanza dalla
ferita. Era una ferita mortale, Catone lo cap allistante. Tuttavia si sleg il focale con la mano destra,
mentre con la sinistra continuava a premere sulla bocca del ragazzino. Dopodich arrotol il tessuto e
lo premette contro la ferita per cercare di bloccare il flusso del sangue.
Lo scricchiolio dei cardini e del catenaccio era assordante nella calma oscurit della stanza. Il
ragazzino inizi a dimenarsi e Catone se lo strinse in grembo, mentre con la sua mano sinistra gli
avvolgeva la testa e gli tappava la bocca.
Shhh. Per favore, sta fermo. Stai buono Finir presto.
Allesterno il parto diede un ultimo e fragoroso calcio alla porta, lanciando unimprecazione e
poi se ne and. La fessura di luce sotto alla porta tremol un secondo per poi brillare chiara.
Il ragazzino cominci a gemere e Catone lo scosse con delicatezza, togliendogli la mano dalla
bocca.
Ecco, se n andato. Siamo soli ora. Al sicuro.
Gli occhi del bambino lo fissarono, le sue labbra si muovevano lentamente e faceva fatica a
respirare. Catone gli scompigli i capelli per un momento, colpito dalla somiglianza tra il bambino e
Lucio. Prov un colpevole e intenso disgusto nei confronti di s stesso. Si guard intorno nella stanza
disperatamente e vide che cera ben poco oltre a qualche barattolo, uno sgabello e un pagliericcio.
Sollev delicatamente il ragazzino dirigendosi verso il pagliericcio per farlo distendere e poi tolse il
focale dalla ferita. Per un momento la ferita sembr come una bocca, poi il sangue inizi a colare,
sgorgando dal petto liscio del ragazzino che, piagnucolando, inizi a contorcersi. Catone vide una pila
di stracci ai piedi del pagliericcio e ne prese uno alla svelta per premerlo contro la ferita, poi leg il
focale attorno allo stomaco per tenere fermo lo straccio. Dopodich si appoggi contro il muro e adagi
la testa del ragazzino sul suo petto. Cera un fioco raggio di luce che proveniva dal buco che portava al
piano superiore e si vedevano in controluce mulinelli di polvere. Da fuori i rumori dei parti si
affievolirono, ma di tanto in tanto qualche urlo isolato rompeva il silenzio. A Catone non importava pi
di essere o meno scoperto dal nemico. Il tempo sembrava essersi fermato del tutto e cerano solo lui, il
bambino ormai morente e il buio tugurio in cui giacevano. Il suo cuore si fece pesante e si riemp di
disperazione per quel che aveva fatto; non aveva pi voglia di vivere, non se lo meritava.
Guard gi e accarezz i fini ricci mentre parlava al ragazzino cercando di rassicurarlo.
Ho fatto il possibile per te Non molto, ma tutto quello che potevo Ecco, silenzio. Sorrise
mentre guard verso il ragazzino. Mi dispiace. Mi sei venuto dietro Pensavo fossi un nemico. Non
ho nemmeno avuto il tempo di pensare. Mi Mi dispiace.
Il ragazzino lo guard, senza capire, mentre il respiro diventava via via pi lento. Poi sorrise
dolcemente, allung una mano e pass le dita sulla barba e sulle labbra di Catone. Questultimo sent
una morsa sempre pi opprimente alla gola, fino a che non prov un dolore fortissimo e non riusc
nemmeno pi a parlare da quanto era sopraffatto dal pensiero dellorribile gesto che aveva compiuto.
Pens alla creatura che aveva ucciso. Al suo non poter far nulla per salvare il bambino ed evitare quella
tragedia che lui stesso aveva provocato. Di tutti gli orrori che aveva sperimentato nei tanti anni di
campagne militari, questo, ne era sicuro, era il peggiore. Ed era stato lui stesso il perpetratore.
Le dita del bambino smisero di muoversi e un momento dopo la sua mano scivol gi. Il suo
mento si alz, la mascella si spalanc e rantol due o tre volte prima di esalare lultimo respiro.
Catone lo fiss, paralizzato dal dolore. Dopodich lo prese tra le braccia, con dolcezza, e si mise
a cullare tra le braccia quel corpicino senza vita, piangendo in maniera incontrollata.
Questa s che  roba buona, Macrone annus il barattolo e schiocc le labbra pregustandone il
sapore. Poi rimise il tappo alla larga anfora e indietreggi per ammirare la restante fila di contenitori
appoggiati a una delle parti del magazzino del mercante. C garum a sufficienza per il resto della
campagna, se lo centelliniamo. Si gir verso i quattro uomini che avevano trovato il magazzino.
Cercate un carretto e dei muli per portarli via. Voglio che vengano impacchettati e messi al sicuro
nella paglia.
Non serviva dire loro di maneggiare con cura quella salsa pregiata. Il garum era un lusso, e ora
gli uomini della Seconda coorte lo avrebbero potuto mangiare in aggiunta alla loro razione ogni giorno.
Macrone stava gi cercando di capire come fare per avere uno dei contenitori che spettava alla coorte
ausiliaria. Ovviamente non avrebbero dovuto dirlo agli iberiani nel caso in cui Radamisto avesse
chiesto di spartire il bottino tra gli alleati.
Macrone diede un colpetto affettuoso alla caraffa pi grande prima di voltarsi e lasciare che i
suoi uomini eseguissero gli ordini. Di sicuro l cerano altri beni preziosi, ma aveva paura di
sovraccaricare la colonna con il bottino e di rallentarne lavanzata. Oltretutto, era distratto da una
questione molto pi urgente: scoprire dovera finito il suo comandante. Lultima volta che aveva visto
Catone era ai piedi della scala a pioli. Alcuni uomini affermavano di aver visto il tribuno salire sul
muro ma nessuno laveva pi visto da allora. Macrone lo aveva cercato tra i corpi ammassati lungo il
muro, sul campo, da ciascun lato, e tra i feriti che stavano allombra del muro, ma Catone non era n tra
i morti n tra i feriti. Cos il centurione aveva mandato a cercarlo dei gruppi di soldati, i quali si erano
un po risentiti per non essersi potuti unire ai compagni durante il saccheggio della citt. Era una bella
scocciatura per loro, Macrone lo sapeva, ma avrebbe presto avuto bisogno di una squadra di uomini
sobri per poter radunare gli altri soldati alla fine della giornata, in modo che questi ultimi potessero
riposarsi e riprendersi dalla loro dissolutezza in tempo, prima che la colonna riprendesse la sua marcia
in Armenia.
Fuori dal magazzino vide del fumo levarsi in fondo alla strada e tre iberiani arrivarono
barcollando nella coltre di fumo e tossendo, con sotto braccio delle caraffe di vino. Un quarto uomo li
seguiva, trascinando una donna per i capelli. Questultima era nuda e il suo petto vibrava con forza
mentre urlava e cercava di liberarsi. Liberiano si volt e la schiaffeggi violentemente facendola
smettere di urlare. Quando arrivarono a distanza di sicurezza dallincendio, diedero dei calci a una
porta ed entrarono. Lultimo uomo spinse la donna dentro e la segu. Un momento dopo le urla
ricominciarono, accompagnate da ebbre risate e canti gutturali.
In tutti i suoi anni di servizio Macrone non aveva mai assistito a un saccheggio di una citt. Di
fortezze e villaggi, s. Ma mai una citt, nemmeno di modeste dimensioni, quali era Ligea. Chiaramente
aveva sentito tutti i racconti dei veterani sui ricchi bottini e sul divertimento di cui si poteva
approfittare nel baccanale caos che sorgeva dopo la presa di una citt nemica e aveva sempre sperato di
poterne avere loccasione una volta nella vita. Ma ora che ce laveva, si sentiva turbato dallubriaco
disordine di quelli che avevano avuto come priorit quella di trovare del vino, e dalla crudelt, sete di
sangue e lussuria che ne derivavano.
Si gir nella direzione opposta del fumo e prese la prima svolta che incontr; unampia strada
che conduceva nella piazza principale della citt. Cerano dei corpi lungo la strada. Un vecchio era
disteso supino, con le gambe aperte, squartato dai genitali al torace, e una nuvola di mosche si stava gi
nutrendo del suo sangue raggrumato e delle sue budella che parevano unte. Proseguendo, Macrone
dovette scavalcare un gruppetto di corpi, quelli di una famiglia probabilmente. Un bambino aveva la
testa fracassata contro il muro e il corpo sugli scalini davanti alla porta aperta. L accanto, due ragazzi
erano stati lacerati da una spada. Appoggiato contro il muro accanto allingresso, un uomo pi vecchio,
il padre, almeno secondo Macrone, era stato decapitato e la testa era stata posizionata in verticale sul
petto. Una pista di sangue conduceva agli scalini interni e Macrone si sporse sulluscio tirando un urlo,
nella remota possibilit che ci fosse il suo amico.
Catone?.
Non si ud risposta. Solo il ronzio delle mosche. Grazie alla luce che proveniva dalla strada vide
altri tre corpi. Una donna nuda su un pagliericcio, con la testa girata da un lato e con gli occhi scuri
rivolti verso Macrone. Aveva le gambe divaricate e del sangue secco sui peli pubici e sulle cosce. Sul
pavimento cerano altri due corpi nudi. Ragazzine, sui dodici anni, non di pi.
Si sent un rutto provenire dal retro della casa e il suono di una sedia o gamba del tavolo che
grattava il pavimento.
Chi va l?, domand Macrone.
Un momento dopo uno degli iberiani entr barcollando nella stanza. Aveva in una mano un otre
e nellaltra una lancia. La punta e i primi due piedi dellasta erano ricoperti di sangue secco e luomo,
ubriaco, sorrise vedendo lufficiale romano. Liberiano inizi a biascicare nella sua lingua, indic i
corpo con la lancia, mimando il pianto di una donna, e poi scoppi a ridere.
Cazzo di barbaro, ringhi Macrone.
Liberiano era troppo ubriaco per capire il tono minaccioso della voce del romano e si diresse
goffamente verso di lui porgendogli lotre.
Macrone scaravent via il contenitore e spinse luomo indietro. Non berr con te, bastardo
assassino.
Leuforia delliberiano svan in un istante e luomo prese la lancia con tutte e due le mani,
puntando la parte insanguinata verso il centurione.
Macrone ghign. Pensi di avere possibilit contro di me, non  vero? Bene Avanti dunque,
fatti sotto amico mio.
Liberiano esit un attimo e Macrone si colp il petto con la mano ruggendo. Avanti, su!
Colpisci qui, sei hai il coraggio! I bastardi coraggiosi come te possono uccidere donne e bambini, no?
Avanti, fatti sotto!.
Le labbra delluomo si riaprirono ed emisero un ringhio mentre scatt verso il romano. Macrone
lo schiv, gli colp la mano destra, afferr lasta e la scaravent da un lato, facendo cos perdere
lequilibrio alluomo. Poi, con la sinistra, tir un gancio in faccia alliberiano, tramortendolo.
Questultimo lasci andare la lancia, cadde a terra e rimase immobile un momento prima di gemere.
Macrone stava sopra di lui e alz la spada, pronto a conficcargliela in gola. Liberiano sbatt le ciglia e
i suoi occhi si spalancarono quando vide la punta della spada a un pollice di distanza. Inizi a
balbettare e implorare Macrone, la cui risolutezza si trasform in disprezzo.
Non te lo meriti, cazzo.
Quando il centurione alz la lancia liberiano strill terrorizzato. A quel punto il romano scagli
larma verso la porta sul retro della casa, e si sent il crack contro un muro. Poi sput, disgustato, vicino
alluomo, che si rannicchi su un lato premendosi le ginocchia al petto, e infine se ne torn in strada e
si allontan il pi veloce possibile.
Quando Macrone arriv nella piazza principale vide che un centurione lo aveva visto e stava
correndo verso di lui.
Signore!, il centurione Ignazio fece un segno con la mano per catturare lattenzione di
Macrone. Lho trovato! Ho trovato il tribuno Catone.
Macrone si sent attraversato da unondata di sollievo che scacci tutti i suoi cupi pensieri.
Vivo?.
Ignazio esit. S, signore. Vivo.
Che significa? Parla!.
Meglio che tu lo veda di persona. Vieni. Seguimi.
Lasciarono la piazza e si diressero per le stradine, trottando di fretta, sorpassando molti corpi,
gruppi di soldati ubriachi e individui sobri che cercavano beni preziosi. Poi Ignazio si ferm davanti a
una porta dove cerano due pretoriani di guardia.
 qui, signore.
Macrone si ferm sulluscio, si sporse dentro la piccola stanza, e vide il suo amico stravaccato
accanto al muro, con un bambino rannicchiato in grembo.
Catone, grazie a Giove sei vivo. Mi hai fatto preoccupare, amico mio, non te lo nascondo.
Catone non sembr averlo notato, poi corrucci il viso. Uhm?
Catone? Sei ferito?.
Macrone entr nella stanza e vide, su un lato, una piccola finestra con le persiane abbassate.
Tolse il catenaccio e apparve una griglia di ferro attraverso la quale entr una luce forte che fendette
loscurit e si pos su Catone e sul bambino che Macrone poteva finalmente vedere. Il ragazzino era
pallido e non si muoveva. Poi il centurione not che Catone aveva del sangue sullarmatura e anche
lungo la tunica e sulle mani.
Ignazio! Manda a chiamare un medico. Il tribuno  ferito.
A causa della luce Catone si spost, strabuzzando gli occhi, e poi borbott: Non sono ferito
Sto bene. Abbastanza bene. Con la mano destra inizi ad accarezzare i capelli del ragazzino morto e
Macrone vide che la mano dellamico stava tremando. Si accovacci accanto lui e vide lespressione
distratta di Catone, che continu: Sono solo stanco molto stanco. Tutto qua. Ho solo bisogno di
riposarmi.
Le sue parole erano confuse e mezze biascicate e cera una vaghezza nei suoi modi che
Macrone non aveva mai visto. Il centurione allung il braccio e tocc la spalla dellamico. Troveremo
una soluzione. Ora torniamo allaccampamento. Cos potrai riposare. Mi occuper io di tutto.
Non ci fu alcuna protesta da parte di Catone, come Macrone aveva previsto, solo un cenno col capo.
Ecco, lascia. Macrone si chin per prendere il bambino. Ma di colpo Catone afferr e
strinse il corpo senza vita del ragazzino, con gli arti e la testa ciondolanti.
Non toccarlo! Lascia stare Lucio!.
Lucio?. Macrone corrucci il volto. Anche se sapeva che era impossibile, guard il corpo da
vicino e scosse la testa. Catone, questo non  Lucio.  solo un ragazzino. Su, lascia che lo prenda.
Non toccarlo, ti ho detto!.
Gli occhi di Catone erano cerchiati di rosso e lo fissavano follemente, cos Macrone si tir indietro e alz le mani.
Come vuoima Catone, questo non  Lucio Guardalo.
Catone rimase immobile per un momento, poi abbass il corpo del bambino e lo guard, nel
mentre il suo viso si corrug dal dolore e non riusc nemmeno a parlare. Lho ucciso, Macrone Lho
ucciso con la mia spada Mi ha colto di sorpresa. Mi sono girato e lho colpito con la spada Lho ucciso.
Macrone sospir.  stato un incidente. Non avevi intenzione di ammazzare il bambino  lo so.
Dai, meglio metterlo gi, no?.
Questa volta aspett la risposta del tribuno, che annu. Macrone sollev con dolcezza il
corpicino, come se fosse un neonato, e lo adagi per terra, accanto a Catone. Gli sistem gli arti e gli
chiuse gli occhi prima di tornare a rivolgersi a Catone.
Su, signore. Non c niente che possiamo fare per il piccino. Lo so  terribile, ma non sei da
biasimare. Anzi, non devi incolpare te stesso. Sono cose che possono capitare. Un incidente di guerra. Non  colpa tua.
Ma lho ucciso, insistette Catone deglutendo a fatica. Lho ucciso io, nessun altro.
Macrone pens a tutti i morti e i morenti nelle strade l attorno e a quello stupro senza senso, ai
massacri e alle mutilazioni che avevano perpetrato i suoi uomini, gli ausiliari e gli iberiani, e per un
momento fu tentato di arrabbiarsi con Catone per la sua autoindulgenza. Ma cera ben altro che non
andava. Questa non era una delle solite fantasie, poetiche o filosofiche, dellamico sulla natura del male
e del bene. Qualcosa in Catone si era rotto. Quello di cui aveva bisogno ora non era una bella
ramanzina o una forte scossa che lo riportasse in s. Aveva bisogno di riposare e riprendersi. Macrone
poteva solo pregare gli di che il suo amico si rimettesse in fretta. I soldati avevano bisogno di lui. E
anche Macrone. Questi con grande stupore si rese conto che era talmente abituato a seguire gli ordini
del suo comandante che si chiedeva se sarebbe stato in grado di farcela ora che forse avrebbe dovuto
prendere lui stesso il comando. Almeno per un po.
Prese Catone per il braccio e lo tir su, poi si mise il braccio dellamico sopra la spalla e con
laltra mano lo aiut a stare in piedi.
Su, ragazzo. Dobbiamo portarti fuori da qui.
...
.
...
FINE Parte 1.